Jack&Jack

31 maggio 2017 § Lascia un commento

Questa continua a essere, anche oggi,
una storia di corpi. Gli antropologi farebbero con loro
quello che fanno gli archeologi, trattandoli con estrema
cautela, facendo sì che gli agenti esterni
non possano determinare alcun ritardo, né influire
sul risultato che si spera di ottenere:
la conoscenza. Cercano fra le pieghe dei loro
contatti come si fa con le pietre, con l’oro, usano
pennelli con setole morbidissime. Quando trovano
qualcosa di certo, di innovativo, pubblicano articoli
su riviste specializzate, in inglese. Loro
intanto continuano a vivere come niente fosse
in quanto davvero nulla è.

Jack&Jack

30 maggio 2017 § Lascia un commento

Eppure, loro si amano. Li vediamo
mentre la notte nel sonno si prendono
improvvisamente per mano, si accompagnano
a prendere un riposo più profondo ed efficace.
Animali sfrondati degli istinti più basilari,
si tengono stretti ai corpi e si danno sostegno,
fanno banda, si puntellano l’un l’altro per superare
confronti diversi. Nel colore della coppia restano
luminosi a sufficienza da resistere a ogni
previsione, pure sana, pure augurale.

Jack&Jack

29 maggio 2017 § 3 commenti

L’arguzia segna certe loro discussioni serali,
o mattiniere, quando lei tenta un approccio
diretto e lui le risponde come farebbe un ventenne,
senza grazia, con quella trasparenza che segna
la giovinezza e la imprime su ogni gesto.
Così non dovrebbe andare, così va.

Jack&Jack

28 maggio 2017 § Lascia un commento

Di notte lei sogna accadimenti di incomparabile
banalità, lui li trascrive, corteggiando un sogno
letterario:
Lei che cammina nuda per le strade del suo paese natio;
incontra il professore di italiano che le fa notare il filo
di umori che le cola dalla vagina; lei non ha maniera
di coprirsi o fuggire.
Lei che va al lavoro la mattina prestissimo, assonnata,
abbigliata senza cura alcuna; avvicinandosi al portone
di servizio del luogo in cui lavora vede due che scopano,
lui che la sostiene contro lo stipite, sembrano animali,
prova invidia, vorrebbe toccarsi ma non ne è in grado,
nemmeno in sogno.
Lei che si ritrova nella prima casa in cui visse da sola,
come al ritorno da una lunga vacanza; in questo sogno
ricorrente e crudele trova i gatti e il padre morti di
inedia.

Jack&Jack

27 maggio 2017 § Lascia un commento

Nella camera da letto, con le prime luci dell’alba,
risuona la musica minimalista di Jan Garbarek.
Provengono entrambi da incubi raffinati
sorti appena, come a spiare da un rosone cieco,
privi della pietà luminosa e rinascimentale che
potrebbe narrarli, risolvendoli. Lei si alza, sui
seni liberi calza una maglietta morbida, si infila
in bagno e orina con la porta aperta.

Jack&Jack

26 maggio 2017 § Lascia un commento

La sera, a letto, lei gli legge un libro pallido.
C’è un suono che le muore nella gola
e si tira indietro i capelli, perché non le
impediscano la lettura. Lui è nell’altra
stanza, guarda la televisione. Lei è nell’altra
stanza, guarda la televisione. Si lavano le
schiene pallide nel tormento delle ore tarde,
sostengono un film francese di debole
sceneggiatura. Nel tour forzato dei loro
difetti inseriscono un’ulteriore tappa,
dove avanzare un dubbio scabroso.

Jack&Jack

25 maggio 2017 § Lascia un commento

Amare è la cosa meno necessaria
o forse dichiararlo, quando la polvere si affaccia
sulle strade del primo sole, allora lei soffoca
il silenzio e gli pavimenta il mattino di queste
parole così mozze, così poco necessarie e
di dubbio apporto, prendendogli la testa
come un frutto sacrissimo che conserva
i semi di ogni generazione, affacciandosi
sul suo campo visivo con la tenerezza
che luglio concede, ecco, ecco la pronuncia
forte, un po’ tremante, non sostenuta dal
diaframma, la minuscola formula tracciata
nell’aria come un furgone portavalori fino
a giungere al suo orecchio, lui che esce dal
sonno, apre un poco gli occhi, salta due pagine,
dice ciao, che ore sono.

Jack&Jack

24 maggio 2017 § Lascia un commento

“Tu sai che questa cosa non ha conto?
Sai che siamo in un terreno senza nome,
con corpi che si fanno apolidi nel contatto
così intimo, e non esiste smorfia che
si possa mostrare esterna per dire no,
ci eravamo sbagliati, era altro.
E ora vorremmo dichiarare, non dimenticare,
tu puoi fare ma non allungare pretese,
non regnare, non ereditare.”

Jack&Jack

23 maggio 2017 § Lascia un commento

Un pomeriggio esce prima che lui torni a casa,
gli lascia un messaggio sul piano della cucina.
“Ricordi quando sentivamo René Aubry,
e quella musica generava treni a picco sul mare,
mi dipingeva le unghie di malinconie bestiali
e in quelle malinconie ti permettevo di guardarmi
senza che mi sentissi vista né braccata?
Ricordi quando sentivamo Rufus Wainwright
e la sua voce trafiggeva i muri, smaltava le
camelie nel giardino e ci giuravamo tutto,
perché sentivamo che tutto era nostro da
controllare e nulla d’altro sarebbe intervenuto?
Da anni la musica stava in uno scaffale remoto,
non la indossavo, la stagione non permetteva.
Oggi però ho ascoltato Schubert, da sola.
Io ero il pianoforte e la voce mi corteggiava.
Perdonami, per favore. Ci sentiamo più tardi.”

Jack&Jack

22 maggio 2017 § Lascia un commento

Le da appuntamento all’uscita della tangenziale,
lui la aspetta appoggiato all’auto, lo sguardo
perso sull’asfalto, ma lei è ancora in bagno e
cerca di sistemare i capelli che non vogliono
saperne di essere sistemati, lui spazientito
percorre rapido il corridoio e entra in bagno,
Devo aspettare ancora molto le dice, lei si
innervosisce, in un moto di stizza sbatte
il foulard sulla console, È da mezz’ora che
sto qua e ancora non ti sei fatto vedere risponde,
sono stanca e a disagio, ho un vestito leggero,
sono passati camionisti che hanno suonato
il clacson con trasporto, Sono seduto sul
bordo del letto e non riesco a muovermi ribatte lui,
lei sospira e risale in auto, la rimette in moto,
gli ha dato appuntamento all’uscita della tangenziale,
ora guida in direzione opposta.

Jack&Jack

21 maggio 2017 § 1 Commento

Quando fanno l’amore: una sequenza abilmente girata.
La mano di lui si sposta per entrare
nell’inquadratura del seno di lei, che
stringe forte continuando a muovere le dita,
come se cercasse di contenere un pugno
di sabbia. Lei gli sfila la maglietta, uno
stacco di scena muove l’attenzione sul
bacino dell’uomo. Quindi viene un rapido
movimento di fotogrammi che suggeriscono,
senza tuttavia pronunciarsi apertamente.
I dialoghi sono molto poveri, ma abbiamo
gemiti a fare da didascalia, a mantenere
il focus. Ben oltre i titoli di coda lui è stanco, lei
girata su un fianco si chiede quanto ancora
dovrà continuare, questa messinscena.

Jack&Jack

20 maggio 2017 § Lascia un commento

Non furono sempre insieme.
Il primo portava l’elettricità.
Il secondo parlava di paesi stranieri.
Il terzo era giusto e normale che fosse.
Il quarto aveva la storia dalla sua.
Il quinto decresceva e non avanzava.
Il sesto non era una paresi.
Il settimo non poteva essere il settimo.
L’ottavo non smetteva di imparare.
Il nono aveva smesso da tempo.
Il decimo era un’isola, l’isola guardava.
L’undicesimo era indifferente e la lasciava esistere.
Altri non sono stati numerati, grazie al cielo.

Jack&Jack

19 maggio 2017 § 2 commenti

C’erano gesti che lei non aveva mai preso in considerazione.
Per esempio, bere acqua da un bicchiere,
sola, a casa sua. Come ospite o nel pieno
dell’etichetta, anziché accostare la bocca al
rubinetto o riempire una bottiglietta acquistata al bar.
Bere acqua da un bicchiere, sola, a casa sua,
diventava all’imprevista una luce, un atto
docilmente reazionario, una vacanza, essere
un’ospite di una certa levatura. Nel bere sarebbe stato
bello mettersi una camicetta, un paio d’orecchini
addirittura. Le spiaceva molto quindi – come un imbroglio –
non essersi nemmeno lavata il viso, o i denti,
e indossare quegli indumenti quotidiani che così
bene descrivevano il bicchiere come un bicchiere,
un contenitore approntato per ospitare brevemente
un contenuto, che poi era il semplice fatto di avere
sete, cambiare l’aria nell’appartamento.

Jack&Jack

18 maggio 2017 § Lascia un commento

Una trota da due kg. Ecco cosa c’è nella sera,
pure nera, piovosa, colata: hanno una trota
da due kg. Nella costanza usata durante il
giorno, e non sono andati a pescare, ecco
cosa possiedono, una trota da due kg che qualcun
altro ha pescato, qualcuno che non mangia pesce,
ma pesca volentieri per poi farne dono.
Seduti al tavolo della cucina ne parlano a lungo,
come se fosse un progetto, come se fosse un matrimonio.
Lei segue con gli occhi le venature del legno del tavolo
per tenersi impegnata in qualche cosa che le lasci
lo spazio mentale per pensare. La cuciniamo,
dice lui. La puliamo e la congeliamo, dice lei.
O forse viceversa. Cosa conta? Contano i soliti
ruoli man mano che li inverto? Conta la quotidianità
sulla quale hanno costruito il loro stato attuale?
Nell’immaginario comune, o in un film, potrebbero
entrambi avere ragione. Intanto continuano a
discutere. Intanto la trota resta chiusa nel sacchetto
del supermercato, l’amo ancora conficcato
a fondo nella trachea, non rimovibile se non
per dissezione.

Jack&Jack

17 maggio 2017 § Lascia un commento

Quello che si ritrova è un mento che arretra
un naso sempre più affilato, le guance inabitate
e la pelle, sotto la mano, una pellicola stanca.
Quante cose, si dice, cominciano per gioco
e poi gravano sul tempo come un sarcofago
così che ho cominciato per gioco
e ora mi si stanzia una pietra cava dove restare
quel principio estremamente determinato
che mi scolpisce nel lato dell’orrore
e per farla più facile ho perso carne
perché scolpirmi fosse più espresso:
eccomi conglomerato di schegge, e non
c’è metallo in me che aiuti una soluzione
per mezzo di magneti, non c’è terra, non c’è
saponificazione perché la storiella è che tutto
è andato.

Jack&Jack

16 maggio 2017 § Lascia un commento

Da qualche mattina lei pensa al granito,
a come il granito fa sera e fa solitudine.
Nella cucina, davanti al piano di granito,
si racconta una storia di donna:
‘Avrei dovuto seguirlo, ma qui avevo un lavoro,
e dove lui stava andando per me di lavoro non ce n’era.
Certo, avrei potuto permettergli di mantenermi
col suo lavoro nelle cave di granito
avremmo preso una stanza, messo su famiglia.
Il granito è un bel materiale, ma è morto,
è pietra che sostiene ma non è vascolarizzata,
possiede una rigidità per la quale ti metti i guanti,
prima di posarci mano sopra.
Avrei dovuto seguirlo.
Sono passati molti anni e confondo dubbi e rimpianti.
Da allora cucino per i fantasmi e gli amori perduti.’

Jack&Jack

15 maggio 2017 § Lascia un commento

In questi giorni ha perso parecchio tempo
considerando le camelie, l’acqua,
le costanti meteorologiche che inducono
calma e coperture.
Potremmo dedurne molto
ma la deduzione sarebbe, ora,
affrettata e irriguardosa.
Se c’è un lui, e un lui c’è, potremmo
semplicemente estrarlo dalla trama
appellandoci a una visuale che abbracci più punti.
Estraiamolo, dunque.
Abbracciamo questi punti divenuti due.
Prendiamo queste persone per il tutto
che non sono affatto.
Traiamo, per non perderci la mano,
un paio di conclusioni di base.

Jack&Jack

14 maggio 2017 § Lascia un commento

L’inettitudine sarebbe un affare semplice da dichiarare.
Non lo dichiareremo ora, perché mancano elementi.
No, non mancano elementi. Gli elementi sono
affollati e ci vuole una forza, per ordinarli,
che non sappiamo dischiudere.
Seguiamola salire su un’auto.
Seguiamola mentre si allaccia la cintura di sicurezza
salutando con molta calma.

Jack&Jack

13 maggio 2017 § Lascia un commento

Il marmo non ha odore.
Il marmo è la cosa che separa i capelli,
li oppone, infonde struttura.
Il marmo, talvolta, è baciarsi.
Nella fretta lei dimentica di dire
la cosa più importante
che è che quel marmo, da qualche tempo,
non la sostiene più.
Il dramma si è accumulato
ed è diventato una cosa sgretolata
una cosa immaginifica risultante in un materiale
non più plastico ma più morbido
come legno che la morde e che lei morde.
Nel mezzo ristagnano tutti gli accessori
che un tempo univano e ora contagiano.
Nel mezzo sta, in pratica, il non detto
nella misura in cui lasciamo correre.

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