emiliassenza

I

riprendi ancora una volta l’epiteto fumante che innumerevoli volte ti sei fermata ad
auscultare neanche fosse l’invidia folle di maggiori aderenze mi sembra stupido
continuare ad offrirti ciò che hai creato a tua immagine e sofferenza
?

come lame di stagno
dicevo di un corpo da tagliuzzare per donargli una
vita silenziosa e sentitissima
prima di ogni crudele fermaglio ed
(perchè ci leggerai amore) pace

ma non era tuo.

II

spaccare il mondo e la sua insufficienza cardiaca
ecco, dovrebbe bastare a tenerti
fuori dalle mie ossa come
fuori da ogni tasto marcio di affettini

applicare crema sulle mie mani screpolate dopo aver finito

non resta che tentare o

(soluzioni più gentili)

sparire, io.

III

Una ad una
stanno sparendo tutte le matite.
Quando non ne troverò più
(non scriverò col sangue)
smetterò di scrivere
e inizierò a ricordare.

V

Il mio amore è criptico e infangato, e non trova risoluzione nella sfera di umane possibilità.
Marcisce piuttosto in un angolino fra alluce e orecchio, nell’attesa virulenta di uno scoppio insanabile, di un’immunodeficienza letale, del suo evolversi e, forse, spegnersi.
Per questo devo esserci come se non ci fossi affatto.

VI

una cosa non te l’ho detta, anche perchè non era ancora successa:
quando mi sono fatta la doccia un po’ mi sono spaventata per l’uomo dietro la tenda della doccia che non era un uomo ma la cattiva stagione che sgocciola
e due minuti fa il postino ha suonato e io ho dovuto pensare che potevi anche essere tu perchè mi hai raccontato che una notte che non sapevi che fare sei andato a firenze
invece era il postino ma lo so lo stesso che tutto questo ha un’importanza solo perchè sono sei siamo stati assenti e in silenzio allora mi torna tutto nelle mani come l’unica neve che rimane e non congela, ora.

vedersi alle soglie della primavera, forse? perchè, ora c’è forse una stagione, e diversa?

VII

a volte ritornano i giorni ma questo non ti riguarda
se mi sfogli con la fiducia a scatto
l’abbraccio a molle
il sorriso meccanismo ritardato
a volte i giorni tornano e tu non esisti
o forse sono io
che non ci sono più

VIII

A volte, poi,
sono certa di non toccare nulla.
Poso mani su braccia e come nulla fosse
o dormo su un materasso che
non percepisce neppure la presenza di
un corpo di peso e pressione.
Attraverso aria e molecole e tutto rimane
immobile,
come nulla fosse,
e se urto la borsa di una donna
non è nemmeno una folata di vento.

IX

Pulci nel collo
quanto avremmo voluto avresti voluto avrei voluto
stanarle.
Fra le armoniche a bocca
e i nostri umori sempre separati,
una due ventisei possibilità.
Eppure mai oltre la linea fra di noi, o una volta sola:
quando io l’ho oltrepassata e tu l’hai oltrepassata e
quella ci separava ancora.

X

tu scrivi
e la mia tristezza non passa
resta una fonte inesaurita d’acqua
e io evaporo
resto un bel regalo
succedo
un giorno mi consumerò
non splenderò neanche più
mi addormenterò al tavolo sbagliato
sarò di seconda mano
e tecnologia obsoleta.

XI
(due parole spese dentro emiliassenza, senza ch’emilia lo sappia.)

Non c’è nessun ordine nella vita.
Di amore sono piene le fogne,
il ricordo è una fragranza infangante.
Quando ero piccola mi dicevano
che i vicini dicevano che io urlavo
e che non ubbidivo certo
in realtà mi vedevano solo uscire ed entrare
e se ora mi ritrovo a gemere su un cortile di sogni residui
è perchè di allora conservo solo l’opinione altrui e la mia verbale discolpa
tutto là dietro si compatta in una cronaca compatta e funesta
anche le bambole, gli zaini e i panini
e la gonna che mi piaceva è un racconto che ho letto altrove
e quando penso mi sento sempre un po’ ladra.
Non c’è nessun ordine nella vita.
Di amore sono piene le fosse.

XII

Alcune cose avrebbero dovuto rimanere. Come l’azzurra trama dei gesti gentili. Certe immagini scolorite (come dal sole) di una fiducia ben riposta e delle vecchie buone intenzioni. Rossori e noci, rottami e tacchi, le gote addobbate.
Mi porteresti ancora nel palmo della mano, preziosa, con le lance da spezzare? Non ricordo i nostri nomi, e avevamo un saluto intimo e usuale?
Eppure ci sono cose che restano, sulle quali pure si depone in ricami inutili la sabbia del tempo. Allora la spazziamo via. Ecco gli indelebili intenti di reciproca cura, quelle vecchie buone intenzioni. E non le comprendiamo più.

XIII
emiliassenza (in utilizzo di)

Per come s’infilano sempre matite sotto le unghie,
questo non dovrebbe sottolineare la grandezza delle loro opere?
O testimoniare una qualsiasi lietissima mania.
Così dovrei imparare.
(Emilia prende il coraggio, e sulle mani si costruisce una macchina nuova
riprogrammabile in vista di pulsioni meno solidali,
che ogni tanto possa finire con lo spegnersi, o semplicemente guastarsi,
a differenza delle mani.
Poi comincia a scrivere, ma percepisce un ritardo nella sua voce,
un anomalo inchiodarsi e amalgama di sillabe impossibili.
Si chiude quindici mattine fra le mani meccaniche
e quando le riapre restano fra le dita alfabeti frantumati inservibili.
Eliminare le funzioni Emilia, le procedure, i tasti.
Di queste mani restino monili
l’urgenza la premura lo slancio.)

XIV

(Poi scopro di essere passata,
e che le mani, i seni, le cose tutte
erano una tenda tirata a dare
un altro panorama
o solo un’altra pagina, priva di volto, priva di parole)

§ 2 risposte a emiliassenza

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: