senza progetto

senza progetto.0

Gli uomini disperati
mettiamoli nelle vie di Parigi
alle cinque di mattina.

Poi mettiamo che un tram scrostato arrivi
a caricarli, fermi sotto un tiglio,
perchè no?

Cose da niente che assumono proporzioni incredibili.
Saliranno tutti sul tram gli uomini disperati
senza che nessuno dica loro niente.

Se ne staranno lì
il cappotto duro
l’aspetto di uno che sta per soffocare.

Allora il tram
li porterà nei quartieri dove
muoiono le strade.

“Ah, anche io sono votato a morire”
dirà il conducente del tram
“e il mio cuore a concimare questo ferro vecchio.

Allora questo pomeriggio ho detto.
E nel lavandino ho fatto un falò di tutti i capelli che ho avuto
fiori recisi secchi.

Poi ho guardato ed ecco: tutti i miei anni sono qua
segregati nelle mie mani
ripresi nel loro fulgore di stagioni

e pure riscritti, riarrangiati
manovrati, scoloriti,
anche incompleti o stuccati, ma tutti

tutti mi fanno tremare
e così certe notti d’impatto
e così certi giorni privi d’impeto.”

Quindi fermerà il tram. Forse scenderà dal suo sedile
lasciando gli uomini disperati nel tram fermo
in mezzo all’imbocco di un vicolo cieco.

Gli uomini diperati.
Quando si volterà, si saranno mossi, accorti, svaniti?
In ogni caso, ecco,

io credo nei miracoli
nelle cose impossibili che nella vita
ci si compiono davanti agli occhi.

senza progetto. 1

così cadono appunti inenarrabili
scorte di parole appena sotto l’unghia
(infilate lettera per lettera, se posso permettermi di dirlo)
e la costante nervosa si fa dominio ottico
come un abito scuro improvvisamente disseminato di fiori bianchi o
improvvisamente privatone.
se c’è il vento che allora riporti ogni immagine, che venga a catodicizzare
questa semplicità che alleviamo a fatica, o meglio sarebbe
l’ordine delle cose che ci promettiamo come volantinaggio.
è così denso il pomeriggio che pare mattina,
o un componente imperfetto (se ci cadesse addosso sarebbe sera?) di giorni
ancora da costruire. io parlo, immagino carta, e scrivere,
e quell’impegno che mi si dice buono.
e quel disimpegno che mi si dice buono.
che poi tutto s’aggroviglia e non so più se scrivo o guardo e,
in ogni caso, non poterci rimettere mano.

senza progetto. 2

La mia puttana preferita
è un tubo che s’attorciglia
su di una centralina elettrica.

Come ogni cosa che vedo per strada
non esiste e vede solo me.
Così manca di alcune cose fondamentali:

l’odore dell’assenza di dita dietro le orecchie
lo spazio fra braccio e torace per nascondervi i segreti
e un seno freddo sul quale appuntare rabbia.

senza progetto. 3

brevemente
si veste

in attesa che si rapprendano
gli orli delle mani
sul giorno

cuce uno spessore
appena visibile
sull’iride sguainata

piano si tira i capelli
per allungarli, precisamente
fino ai seni

del ventre fa grotta
inquieta, nodosa,
secca

al polso indossa
il braccialetto
di una ragazza morta

le labbra le dipinge di pelle
a ristabilire la bocca
e le sue fami assolute

guarda lo specchio
si trova
sorride

brevemente
si sveste

senza progetto. 4

“Motori per tapparelle”. Prosegui. Non c’è
strada che si tenga uguale dopo il passaggio di corpi.
Perdita di rifugi architettonici, assenza di riferimenti visivi.
Andiamo? Prosegui. Se credi o vuoi considera,
ma in silenzio. Educatamente, piano.
Fissa i palazzi, le case che rapidamente abitiamo,
anche solo d’immaginazione, anche solo di intenti.
Molecole, aloni, polvere. Gli hotel di cose.
I monumenti si riplasmano dal tuo moto costante,
ma non guardarti i piedi. Piuttosto prendi i ponti,
l’asfalto, le pensiline, come irreparabili versioni del corpo.
Gli oblò cinerini da chiudersi col buio, pulsioni di modulari viola
esistenze, esperimenti di manifattura viscerale, fermate a richiesta e
imballi, nastri stradali in lentissimo riavvolgimento.
Coraggio, oppure pazienza.
Se giungere fosse necessariamente abilitare
forme secondarie, fresche, inaspettate,
non ti avrei portata alla città.

senza progetto. 5

reiterare l’orgoglio delle spalle puntite,
narrarlo a spanne e aria dal suolo

o confessare altre attività sconvenienti
ben oltre il cordone delle mie braccia aperte

o rendere piuttosto qualche fandonia, una piccola missiva?
dirmi empia sfrontata folle, magari visionaria, magari.

qualche altra volta la regina assoluta.

senza progetto. 6

poi se il vento uscisse dalla sua casa
-ma il vento non ha una casa-
non è questo il punto
se ne uscisse, ecco,
a sterminare questo parco di automobili davanti a casa
a frantumarle scuotendo gli ippocastani
a placare di sassate questa fame di stagioni
se uscisse, se riuscisse ad ammettermi
che sul davanti
ho ben più d’un cuore

senza progetto.7

1. Il punto primo potrebbe recitare questo:
“Dimentica ogni cosa che scrivi”.
Ma sintatticamente non lo comprendo.

2.Ogni cosa si può scrivere.
Senza tuttavia pretendere
di averla scritta.

3.Un antico trattato sul linguaggio erotico della sonnolenza
afferma che le sole parole di valore
sortiscono durante le fasi r.e.m..

4.Il giornale di oggi invoca il ritorno dell’amanuense.
Lo riporto brevemente qua pigiando dei tasti.
Come li ha pigiati l’autore dell’articolo.

5.Poiché pone un grosso fiocco sulla mano ferma,
questa si crede ballerina e danzante.
In realtà non s’è mai mossa né ha scritto nulla, e così via.

6.La totale assenza di sé dalla poesia
richiede uno sforzo notevole inammissibile.
La critica lo conferma. Io, per me, non ci penso mai.

7.e: dovremmo ricordare:
ci sono corridori dei quali nessuno parla mai
(didascalia a una poesia fotografata inavvertitamente)

8.Il linguaggio assegnato alle poesie del futuro
io non lo credo affatto.
Non è nemmeno sottocutaneo.

9.Allora io ho aspettato. Ho descritto:
Ho iniziato il mio lavoro: essere invadente già alle ore otto di mattina.
Senza per questo farne un dramma.

10.Quindi, leggo, dovrei mettere in discussione
di esserne genitrice. Ma come negli scritti
su questa pelle si vede lo stesso disegno del tempo.

(Una poesia in nr. punti senza rimedio
non dovrebbe supportare grafemi fratti, nevrotici.
Ma io scrivo le poesie con le ginocchia.)

senza progetto.8

“Mi fai vedere la schiena?” gli chiede.
Lui si gira e si alza la maglietta.
Lei non vede niente.

L’estate si prodiga in mille sorrisi
nulla fa presagire nulla. D’altra parte,
lei dice, è estate, non c’è nulla da presagire.
Andremo in vacanza, rideremo, faremo l’amore.
Cosa può succedere? Nulla.
O forse correndo mi slogherò una caviglia.
Prenderò l’influenza. Sono cose che agli altri,
a volte, accadono. Gli incidenti dei giorni.
I vasi comunicanti fra la calma e il sottobosco
di lame che non guardiamo mai
che a starci attenti poi non vedi più gli alberi
alti verdi e sempre. Così funziona.

“Mi fai vedere i seni?” le chiede.
Lei si gira e si alza la maglietta.
Lui vede la sua schiena.

Quest’anno è piovuto pochissimo. Le strade mostrano la polvere
prima ancora di mostrare il nome. D’altra parte, lui dice,
se non piove basterà ricordarci di bagnare
le piante più spesso.
Andremo in vacanza, rideremo, faremo l’amore.
Cosa può succedere? Nulla.
O forse correndo inciamperò in un marciapiede.
Prenderò il raffreddore. No, niente di tutto ciò.
Sono cose che non mi accadono. Io so come va.
Io prevedo con la massima precisione l’inclinazione
del mio capo al risveglio, la temperatura nei miei ventricoli
quando mi tocchi, il colore dei sogni che farò.
Io so tutto prima. Così funziona.

“Mi fai vedere i seni?” le chiede.
Lei si gira e alza la maglietta di lui.
Lui guarda a lungo senza dire niente.
Lei si preme il ventre e sente un dolore insufficiente.
O così lei crede-

§ 3 risposte a senza progetto

  • gilberto ha detto:

    ciao,

    gab mi ha attirato qui.
    non male la scrittura, davvero. rileggerò con calma.
    ti segnalo il nostro aperiodico letterario, Il Foglio Clandestino.
    hai una raccolta completa od organica, io sono un microeditore e cerco sempre testi luminosi. grazie.
    gilberto gavioli

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  • greta rosso ha detto:

    esageri, sì, ma ho bisogno di complimenti e promuovo la tua esagerazione, pubblicandola.
    🙂

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  • gab ha detto:

    senza esgerare credo che poca poesia contemporanea possa competere con questa.
    senza sforzo ogni poesia suona compiuta, si accende alla fine come una luce. belle!

    Mi piace

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