A Snake of June

31 ottobre 2015 § 3 commenti

1

Fanno sempre così.
Toccano l’altro cuscino
e l’altro cuscino è vuoto
il disturbo dell’assenza
tasche crudeli colme di denuncia.
Poi, nell’acqua trovano rifugio.

2

La geometria è un resoconto
colpevole.
Sempre l’acqua
tenta
mandarla via,
non la cancella.

3

Il concetto desolante della pelle
la pelle incolore.
Un contatto estremo e astratto.

4

Lei non è bella e
la pelle non è una pesca.
È paura.
Talvolta sozzura
un fango intangibile.

5

Capita che la narice
sia l’unico orifizio
protetto dal pudore
inviolabile, violato.
(Il cuscino
resta vuoto)

6

La banalità delle ortensie
un concetto a me vecchio.
Le ortensie grondano:
a questo punto, ancora.
Fino a dire come
ma non in quale direzione.

7

Il mio pulpito
il tuo pulpito –
come scegliere?
come nascondere,
interrogarsi?

8

Nei paragoni esausti
risiede il fondamento:
che non conteniamo
acqua, non lo siamo più
da tanto.

9

Era bello non sapere
essere una persona
vedere poco.
Invece chiudere è aprire.
un esame nefasto.

10

Come si ribaltano le
prospettive, bambina mia
quando le piante sono
animali feroci, dinosauri
e la loro radiazione ti
ammala e strofina,
rompe.

11

Il disturbo ossessivo compulsivo
è un amore
nato sbagliato
e non si può ucciderlo mai.
(Canta:
attraverso i fili scoperti
ti amo, ti amo
solo rischiando tutto
e alla cieca)

12

La dignità è assai bella,
ancora piove
e la laviamo
e lei
piuttosto
muore:

13

Così, sulla ghiaia.
La verità è un cancro
incompatibile con la vita.
E il requiem li coglie
preparati
nella giusta esposizione:
continui, terminati.

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Lo strappo

28 ottobre 2015 § 4 commenti

L’estate fu caldissima.
Le donne portavano secchi
e le gonne si accorciavano.
Seppi che lui se n’era
andato all’estero, marciapiedi
diversi e odori sconosciuti.
Ogni settimana gli spedivo
il latte del mio diniego
marcavo stretto il desiderio
perché non si manifestasse
lo tenevo sedato, muto
fievole. Per tutta l’estate,
con quel caldo portentoso.
Poi venne l’autunno, e lui
sparì. Le lettere mi
tornavano indietro, la poesia
non mi aiutava. Pensavo
al suo collo caldo, al
pulsare della sua bocca
nella quale volevo mettere
molto cibo, ai suoi occhi
che volevo leccare. Le gambe
separate mi restavano vuote.
Mi mancava la forma
della consuetudine, il suo quadro
dipinto a olio. Il freddo non
colmava. Nel vuoto io
esistevo.

un pezzo d’amore

27 ottobre 2015 § Lascia un commento

un amore su commissione, un
sicario immobile sulle labbra –
così ti insegno a separarmi le
costole, per raggiungere i miei
organi comodamente e tastare
il palpito del tuo nome: in pieno
t’investe la mia dedizione.

Questa è la mia vita.

24 ottobre 2015 § 2 commenti

1

Il dettaglio particolare
di una capigliatura
rose coperte con pazienza
e lo sfinimento, l’abbandono.
Andammo a Brest
tornai sola e non bevvi
altro che l’acqua nera
del fiume. La responsabilità
e il dolore. Il fumo
da cortina a scelta.
La vita. La capigliatura.

2

Saint-Paul-de-Vence
passi tutto ma il ricordo
il ricordo no, seguiremo
il protocollo: quarantena,
conservazione forzata –
nei vasi a trasfigurare.

3

Nessuno vide l’errore grammaticale
tutti erano concentrati sui seni scoperti.
Nessuno vide i seni scoperti
tutti erano concentrati sull’errore grammaticale.

4

Decidere la lunghezza, sventrarla.
Anche la mitragliatrice va bene.

5

I Campi Elisi hanno una sola espressione:
senza mento
il pene semieretto
e soffiano fuori il fumo della sigaretta
che qua appare nebbioso
senza volute.
Lei arriccia le labbra.
Stava per pronunciare una
lacrima, ma ora ride.

6

Appendino
trarremo giovamento
collo, collana
la mia incredibile usura.
In campagna sta la casa
nella casa il figlio:
di nuovo:
appendino
trarremo giovamento.

7

La camicia con le ruches
segnò il contrappasso.

8

Pirouette:
Ruotare in senso orario.
L’asse è importantissimo.
Per scongiurare giri di testa
imparare a guardare
un punto fisso della parete
nella fase del volteggio
per mantenere equilibrio,
evitare traumi ecc. ecc.

9

Quanti zigomi
caduti incastrati
fra i ciottoli dei marciapiedi.
Senza farne un dramma:
io direi di amarli
con noncuranza.

10

Scrivere infine Aurora
immaginare che sia
arte cinematografica tedesca
se di questo si tratta.
Ma il rialzarsi del sole
esattamente così
nell’erronea espressione che la sa lunga.

11

(un inimmaginabile
dettaglio
di traduzione)
Scrisse: l’amore
come
un’icona russa.
E chiuse gli occhi.

alveo

20 ottobre 2015 § Lascia un commento

l’impressione di un nome
un ricordo errante e disarticolato
l’assalto alla memoria, e poi:
il termine ultimo delle attese.

alveo

16 ottobre 2015 § Lascia un commento

le case distese, le case distese che mai
abbracciano, mai un’ellisse, un ruotare
né un’accoglienza clandestina, sussurrata
ai lati delle mura – tentavi di dirti a casa
ma era una filastrocca inculcata a scuola
un passaparola rotto, un dettaglio difettoso
che avresti voluto riportato sui documenti,
oh, come speravi che esistesse lo stato di
essere e non sempre quello di vagare.

l’insostenibile

15 ottobre 2015 § Lascia un commento

ci sono daini che attraversano la strada
correndo, e un portentoso funerale della
materia così come la vogliamo vedere:
nell’impostazione semirigida dell’asfalto
abbiamo importato tutti i nostri peggiori
vizi, e scardinata è la visione stessa delle
cose. nel parco formiamo un cerchio che
non si apre, dove imprigioniamo i daini.

Dove sono?

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