29 febbraio 2012 § 1 Commento

Un ragazzo asiatico che abbraccia un giubbotto
Gli occhi fondenti di James in una mattina di sole
Il maestro di sci che costruisce mosche
La bellezza che mi spintona una sera
mentre soffio via residui di gomma
da fogli fittamente scritti.

Pure il vento ha molte ragioni d’esistere
quando scuote la cabina degli impianti di risalita
sui quali mi sposto quotidianamente
e io provo una nausea stupita e felice
come quella notte sul traghetto Palermo-Genova
quando i temporali schiaffeggiavano la nave
e io mi inserivo sottovoce in capitoli
ancora intentati dei libri che amo.

Capita. Come che una bambina Shirley Temple
mi balli davanti agli occhi un tip tap
così privato da renderlo immaginario.
L’inaspettato chiarore che mi si iscrive nelle mani
una sera mentre lavorando nel bar
la mia testa si spinge un po’ più
vicina a Hopper e Ferlinghetti
e più lontana dall’alta stagione turistica.

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(altri livelli)

25 febbraio 2012 § 1 Commento

galleggiano sui giorni come scale ritorte
i cui pioli sono scivolosi e inservibili.
le parole che non osammo dire.

scena.6

16 febbraio 2012 § 4 commenti

niente aveva da dire se non che
niente c’era da dire, e che le giornate erano semplicemente
costruite e prive di un lato b, o un negativo,
non li avrebbero rieletti dalle pagine del giorno
poiché erano, e sempre, indelebili e irriducibili.

(cardio.5)

4 febbraio 2012 § 3 commenti

non si può, no, non è possibile sedare
un tonfo al cuore che nemmeno gomme cancelleranno
essere sempre perpendicolari alle doghe dei giorni
rimestare di continuo i propri segreti mai mai mai nascosti
essere vivi e senzienti e non subirne il tremendissimo colpo.

valeria

3 febbraio 2012 § 1 Commento

ogni volta che valeria muore
le piastrelle si stringono e
trasudano i succhi disperati
dell’assenza. allora
lei si piegherebbe disperata di asciugarlo,
o non vederlo, almeno
sorridere, se non fosse morta.

laura

3 febbraio 2012 § Lascia un commento

mi piace laura che mi porta un poco d’uva
perché io sia fresca e ristorata mentre
senza fretta né nervosismi
resto seduta a custodire la casa.
l’uva è in parte polverosa
e noi ne godiamo la rottura.
oppure, possiamo aspettare
non mangiarla subito
poggiare il grappolo sulla scrivania fra due libri
o su un gradino di pietra,
come a volerla fotografare.
quindi riprenderla in mano
staccare gli acini uno ad uno
accuratamente, prestando attenzione, affinché
l’acino amputato non disperda una sola goccia
del suo succo.
l’uva di laura.
come una fiaba che non avevo letto ancora.

Dove sono?

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