27 Mag 2019 § Lascia un commento

nel mentre qualcosa ti mangia vivo
che non è la perseveranza
né lo sfarfallio a buon mercato di certa musica indie
è una pistola rinvenuta nei cassetti di una casa abbandonata
dove una vedova si sarebbe stretta al cuore la foto del marito
che aveva, supponiamo, amanti scadenti come
gli arredi delle chiese di periferia

come un ragazzo vestito bene che ti chiede dove sono i servizi
e la tua risposta gentile
mentre pensi ai corpi impiccati

qualcosa che ti mangia vivo

ti mangia
come i tatuati e i tatuatori
le torce elettriche nelle baite, con le loro batterie disciolte
le necessità di ricorrere al buio sempre più frequentemente
il silenzio che non dura, alimentato a gettoni che scompaiono
come l’acqua in quei tombini che funzionano così bene
gli affreschi scontati di alcune trattorie televisive
ti mangia
e non ti mastica neppure

e dire che allora, nel tuo carosello collaudato,
non eri neppure vivo ma quanto bene
dimostravi il contrario.

alveo

25 ottobre 2017 § 4 commenti

se io avessi ucciso, per esempio.
se io avessi tolto l’adesivo, lo strato
consistente della piena esistenza umana,
l’attività neurale o anche solo quel tuo tocco
afflitto.
se avessi io tolto il liquido dalle tue carni, le avessi
rese giunco, legname, superficie levigata.
ne avessi sottratto lo spazio
e l’attività temporale che è conoscersi
nello stretto della contingenza.
se io avessi ucciso. se io avessi portato la tua vita
altrove, senza permesso, come davvero ho.

La cucitura

16 ottobre 2017 § 1 Commento

Nella tasca conservava l’aceto, il luppolo, le dominazioni
in fermento del del respiro e la chimica necessaria
ad assolvere la vita. Esistere, uno sbaglio netto portato
a raddrizzare lo sguardo. Le mani. Le colonne e la forza
dei dorsali. Alzarsi come il sole e abbassarsi come la nebbia.
Lo schianto del divenire e l’asciutta, morbida consistenza
del riconoscere il lievito, il nodo.

Jack&Jack

14 giugno 2017 § 6 commenti

Lo immagina differente.
Lui che esce dal caffè Florian tenendo per mano una bambina scalza.
Lui e la leva del cambio in un’inquadratura imprecisa.
Lui, fisso sull’orizzonte, spoglio come un faro in disuso.
Lui che tempesta sugli scogli reggendo un’armonica a bocca.
Lui e le donne che è stato, appiattite dietro la tenda.
Lui e la maldicenza, arroccamento impietoso.
Lui presso di lei, come se bastasse dire semplicemente:
lui.

Jack&Jack

13 giugno 2017 § Lascia un commento

Dal soffitto i leoni la guardano e la stanchezza
è un’orchidea in declino, non si da pace
allora con le dita si sfiora il ventre
e torna alla veglia. Il ventre è ancora lì
gonfio e abilitato
una silloge accresciuta nel compiersi della stagione
la maturazione nei pressi dell’inverno
il coccige affaticato. Lui non osa toccarla più di tanto
è già in competizione col figlio, in soggezione
nei confronti della figlia, lo spaura ciò che sarà:
la prosecuzione, l’efficacia degli atti.

Jack&Jack

12 giugno 2017 § Lascia un commento

Lui darebbe non so cosa per rincontrarla
una prima volta. Accadrebbe per caso,
sera inoltrata, dopo le 23, in un locale
anonimo e polveroso come ce ne sono
non appena finisce il quartiere alla moda, nelle metropoli,
uno di quei locali dove la gente beve
qualcosa a caso, al tavolo sola, con davanti
il computer o lo smartphone o entrambi,
e lui, appostato al bancone e indeciso,
spierebbe nella sua direzione, nemmeno combattuto,
piuttosto deciso a guardarla e non tentare nulla
finché lei non se ne andasse, e lui
non la seguirebbe, certo di incontrarla
nello stesso posto e per caso in altre occasioni,
e quasi sperando che non accadesse, restando
con un quinto di cuore intrappolato
nell’innamoramento inconclusivo verso una persona
vista una volta, desiderata oltre misura, mai più ritrovata.

Jack&Jack

9 giugno 2017 § Lascia un commento

La mattina era una musica che la sentiva nascere,
appena sbarcata, oltre la chimica del corpo, con i
piedi a esplorare il letto fingendolo sconosciuto.
La sua riva era baciata dalla luce: la luce esplodeva.
Come stai, le chiedevano, bene, sono molto felice,
rispondeva. Ottobre proseguiva, ma questo non è
degno di nota. La vita si ripopolava di porte.