(altri livelli)

30 agosto 2011 § 2 commenti

può accadere che se esci
e chiedi molto gentilmente
smetta di piovere all’istante

(altri livelli)

28 luglio 2011 § Lascia un commento

sarebbe bello perdere la memoria, tutta, oggi
ricominciare domani
firmando un nuovo contratto con le cose.

22 luglio 2011 § 3 commenti

essendo il cuore un orologio distratto
bisogna che stiamo attenti noi, per lui:
andando a dormire alle ore giuste, collocando pranzo e cena e così via;

non è tuttavia necessario guardarlo spesso
per vedere a che punto del giro è:
solo serve ascoltare il suo ticchettio ostinato e camminare a tempo.

 

altri livelli

11 luglio 2011 § Lascia un commento

Leggere poesie in una domenica di saldi
esalta le numerose qualità di scarpe dismesse
che i ricordi hanno allargato a dismisura.

domenica

12 giugno 2011 § 4 commenti

la domenica è un’amante crudele, mi accarezza
sotto le coperte per poi scalciarmi giù dal letto senza un bacio.
io le ho detto che volevo aver sonno.

ecco, ha risposto, volevi aver sonno,
invece ti sei guadagnata una giornata da subito
con la poesia in agguato dietro le porte come un giovane gatto.
quando passi, se ci starai attento, sarà appisolato.
quando non ci farai più caso, allora ti morderà le caviglie per poi darsela a gambe.
non volevi aver sonno. volevi non pensare alla poesia.
comunque non l’hai fatto. e lei è entrata
dalla finestra della cucina e ha spento il bollitore.
poi si è infilata nella borsa, quindi fra i circuiti del laptop
e ora che siedi a guardare un film irlandese
ti siede in braccio, la testa contro il tuo sterno, a guardarti le dita.

verso Genova – una vacanza

25 maggio 2011 § Lascia un commento

attraverso il rumore, la confusione, l’indefessa malinconia e le
sospensioni del giudizio, le ante, le porte socchiuse, i campi ma
farei meglio a dire colline per poi correggermi in montagne, i cieli
diversi, le anatre (omesse), i volti belli (omessi), i magazzini edili e
insperatamente i panni stesi, le scomposte fratture della terra, l’
imperfetta pronuncia blesa del mare ma io
non ascoltavo (come sempre) (il mare)
le stazioni piccole edulcorate intattissime, i morsi di una fame
calma, poco convincente, attraverso il viaggio
milena mi aspettava, potrei dire come sempre.

lettere da un amore sfitto.1

17 aprile 2011 § Lascia un commento

usa volgarmente indossare un nome come di sigaretta.
io non so perché le parole copino se stesse fino a sparire
lasciando solo involucri unti al bordo delle strade

(altri livelli)

2 marzo 2011 § Lascia un commento

la non belligeranza nelle palpebre,
ma i denti dicono il contrario:
sapremmo vincere senza farli stridere?

(altri livelli)

20 febbraio 2011 § Lascia un commento

mi faceva l’amore contro
cercando una qualche saracinesca della mia pelle
le spalle a inghiottirmi il volto

Sé.6

20 febbraio 2011 § Lascia un commento

I miei dolori rilegati con cura,
miniaturizzati, ricopiati più e più volte,
riscritti, tradotti, arricchiti di note critiche,
aperti, chiusi, riposti nello scaffale più basso
di fianco ai manuali di giardinaggio e zootecnia.

(altri livelli)

18 febbraio 2011 § Lascia un commento

Ingaggiati a scrivere musica per pubblicità
asfaltiamo strade che portino a piantagioni di oggetti
senza i quali dichiareremmo le nostre mani
esaurite.

tentativo di mappatura.II

15 febbraio 2011 § 1 Commento

voglio una conversione delle statistiche
la deviazione necessaria a confermare le nostri folli aspirazioni

il pensiero razionale

parlare è un bisogno sopravvalutato
il silenzio è un bisogno sopravvalutato

sé.5

29 gennaio 2011 § 8 commenti

L’istinto non è così immediato come lo vorremmo
necessita talora di perifrasi
si comunica in un’urgenza fratta e pesante
in fitte e smottamenti improvvisi.
Per esempio, l’interruzione di morale per la quale
con ferocia e dolore
congediamo sbrigativamente e a mani vuote un mendicante
o accettiamo frasi melense e spropositate al banco del pesce.

sé.4

12 dicembre 2010 § 4 commenti

perché così ci voleva, impensierite tristi e quindi
arruffianabili, che bastasse una mezza moina
ad afferrarci e portarci via
senza dubitare della nostra docilità
-i capelli lunghi ne erano conferma-
sapendo che non avremmo urlato né
fatto cenno ad anima viva
spaventate, di sasso, di pietra umida
a sgocciolare sui tappetini
e nessuno a rinvenire l’alone pure indelebile
se non per l’errore di una poesia
scritta altrove e d’impeto.

Giovedì, ore 18.11

20 novembre 2010 § 3 commenti

il 18/11 alle 18.11
penso al mio amore sul divano
se si prepara un panino, se ne fa uno anche a me,

e, chissà se la sera sarà tanto gentile da togliere
la pioggia per i cinque minuti necessari a
volargli un bacio e tornare indietro.

tentare, quindi, una poesia d’amore

3 novembre 2010 § 5 commenti

La composizione tipografica e onerosa del mettersi al mondo
ogni volta assumendosi tutti i rischi:
tu sei il mio più folle investimento
l’apoteosi della mia incapacità cervellotica.

Sé.3

27 ottobre 2010 § 8 commenti

Tutti soffrono e io non posso restare
ferma in questo spazio reso angusto dalle
mancate negate irrealizzate conquiste
nella prospettiva della mancanza di prospettiva ad
attendere rivoluzioni puntualmente disinnescate mi si
ghiaccerebbe il fiato finirei per soffocare fra i fori
dell’esofago che sale a stritolarmi
l’amigdala

sé.2

27 ottobre 2010 § 3 commenti

Il mio margine è solo il mio margine.
Non lo do in pasto e non lo celebro.
Lo vivo quotidianamente come
lo scarto insanabile e concluso fra me e il mondo.

sé.1

5 ottobre 2010 § 1 Commento

Di come mi giro la faccia e la pelle
di come mi aspetto di essere sempre sconosciuta
di come non ci riesca

con una febbre che cresce nel prologo
fino a esplodere in uno slancio di eroica vitalità
e dicendomi a organizzare valanghe frane e altra uggiose calamità

senza dirmi di come il tempo e il suo ruolo e
se ci sia e un ruolo abbia poi davvero

mancando della potenza necessaria per passare dalla parola all’azione
o tradurre le azioni numerose e sincopate in fonemi

applicarmi senza crederci troppo all’oralità della vita
talvolta ponendola ad arbitro di incalcolate e sconsiderate dimensioni.

-Greta, come si fa a riconoscere la qualità di un libro?-

6 settembre 2010 § 1 Commento

grazie ad alma


-Greta, come si fa a riconoscere la qualità di un libro?-

La qualità di un libro non si riconosce
è un po’ come il libro stesso, caso perseveranza e meteorologia
quando ti va bene puoi sottolineare una frase o ricordare un personaggio
il più delle volte la qualità svanisce aprendo il libro dalla prima pagina, quando comprandolo dopo aver letto una frase a pagina 51 lo avevi amato
altre volte ti costringi con un libro che incontri spesso ed è una fortuna.
Oppure un libro ti porta da un altro, e quello è un percorso sicuro.
Eppure la qualità di un libro non si riconosce.
Si può, al massimo, esserne violentemente investiti in pieno
e riportarne le numerose fratture che ci fanno lettori.

(altri livelli)

30 agosto 2010 § 2 commenti

L’odore fermo delle camere da letto nelle mattine oziose
furore di nubi nel cielo
il clima non poi così fondamentale.

pulsioni.1

27 luglio 2010 § 4 commenti

questa puttana condivisa di cui ci pregiamo di aver forgiato il nome e
le forme, le voglie, le terribili irrealizzabili leggi, il respiro, questa puttana
condivisa con le gambe sempre pronte a (fingere di) inghiottirci tutti
che promette che saremo le uniche, che ci realizzeremo pienamente
dovremmo smettere di ascoltarla, dovremmo smettere di accarezzarle le ciocche.

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