Festival

19 ottobre 2010 § 3 commenti

1.

I giovani poeti
hanno sempre successo
comprano casa, diventano padri
sanno essere relatori
smettono in realtà presto di essere giovani
Continuano però a dirsi giovani
come facendo parte di una corporazione
a statuto speciale

Sanno nominarsi addetti ai lavori
espongono teorie, stilano manifesti
cercano il modo di far conoscere la poesia
di uscire dalle reti
organizzano rassegne per
uscire dai contesti
creando così ulteriori contesti
parlano della poesia militante vogliono
sdoganarla massificarla sperimentare
comunicare creare domanda far sì che la
poesia faccia uscire la gente di casa

2.

Perché nessuno conosce la poesia
e non conoscerla è da codice penale
tuttavia quanti casualmente s’imbattono
nel racconto della poesia sono irretiti
partecipano

3.

—questo è il convegno politico della poesia:
il suo consiglio d’amministrazione la sua finanziaria:
creeremo una rete che consideri:
Valutazioni quantitative del fenomeno poesia
Tecnici della poesia Assitenza post-vendita della poesia
Critica delle situazioni sconcertanti e rischiose
Atteggiamento del pubblico della poesia
La recessione della poesia, direttamente proporzionale alle vendite
Codice utente Fidelizzazione Verifica dei costi e dei ricavi
Critica della poesia sotto forma di comunicati stampa

4.

Per parlarne, ricavarne, sedercisi sopra
e smettere finalmente di scriverla.

altri livelli

1 agosto 2010 § 2 commenti

La farfalla bruna del mio timore
un tremolio alla mascella.
È insito nel sole un principio di disperazione.

(altri livelli)

10 luglio 2010 § 1 Commento

Chi si è presa
la mia felicità
il ventre del quale godevo
le guance che per me si gonfiavano?

intima.2

1 luglio 2010 § 1 Commento

Mi spezza il legno delle articolazioni
mi sfalda il tessuto degli organi
la notte bestemmia
insistentemente

(altri livelli)

21 gennaio 2010 § Lascia un commento

Ricorda il tuo figlio inesistente e la sua posizione fuori dalle stelle
Il mio passo sul ghiaccio del ponte di brooklyn
Io non ho perso l’equilibrio. Mai.

(appunti per un libro che non deve salvare nessuno)

8 gennaio 2010 § 1 Commento

Tu risolvi un’intelligenza feroce
includendola nelle mura riarse del tempo
contenendo le implicazioni sociali
in uno sposalizio fra Dio e la fallibilità
cosa può meglio rappresentare, in fondo, il divino
dell’accettazione costante di quanti noi fanno un io
sapere, senza farne un dramma, che le risposte non servono a nulla
includere l’imperfezione in quanto ci libera
dai progetti e dalle clausole
rifiutare l’esistenza cavillosa degli esseri calmi e uguali
pensare che Dio, comunque, è una parola fatta e finita
e l’abbiamo già detta.

(mio padre non ha mai detto che le vie del signore sono infinite, ciononostante le ha percorse)

7 novembre 2009 § 2 commenti

L’impianto rivela molto di più degli eventi successivi.

Quando iniziai a giocare andò bene
solo dimenticai presto che stavo giocando.
Cercando di convicermi che Dio vegliasse su di me;
quale cazzo di dio, mi chiedo.
Un attacco di fede era impensabile.
Indispensabile sarebbe stato non dimenticare che
la mia religione, per proprietà ormai note
non escludeva possibilità alcuna.

Così mi ritrovai a vagare per il deserto, solo,
con una bisaccia per l’acqua
un giorno mezza piena e un giorno mezza vuota senza
mai vederla per quello che era: a metà.
Avrei scritto, potendo: la grafia dei miei passi intesseva la
sabbia di strali e fuochi ben delineati, tuttavia
mobili. L’impossibilità di designare nuovi panorami non era certo un problema,
piuttosto quello che – senza comprenderne il peso specifico – chiamiamo casa.

Non siamo in grado di tornare alle parole quali erano prima che fossero
nostre, di riportare i vocaboli al significato primo e puro, di
levare l’esperienza che ridefinisce e trasfigura.
Possiamo ingurgitare ogni liquido e dimenticare che
solo l’acqua è necessaria. L’acqua. Ora
dovrei lavorare. Dimenticare il fattore dipendenza
e svolgere un lavoro d’uomo.
(scrivere una poesia
dopo moltissimo tempo)

(altri livelli)

2 novembre 2009 § Lascia un commento

Affondare è inutile, inutile provarci, per via della massa
Pure usando quanto più corpo abbiamo per ricoprirci
Resterebbe fuori il naso, un pezzetto di schiena, un ginocchio

(altri livelli)

6 ottobre 2009 § Lascia un commento

Le cose sono sempre come sembrano.
Prova a scavare per guardare sotto alla superficie.
Ti troverai dal lato opposto delle cose.

Greta a Belgioioso (mancano due giorni e non dormo da due)

24 settembre 2009 § 2 commenti

Castello di Belgioioso (PV), 26/27 settembre

Aìsara partecipa alla XIX edizione di Parole nel tempo.
Nel corso della manifestazione, Ivan Fedeli, Sebastiano Aglieco, Greta Rosso e Alessandro Giammei saranno protagonisti di un reading delle loro poesie.
L’appuntamento è sabato 26 alle ore 17.00

(altri livelli)

11 settembre 2009 § 1 Commento

Idratazione a giorni alterni
Follia e inconsistenza sempre.
Il tempo è una determinante irrilevante.

(altri livelli)

6 settembre 2009 § 1 Commento

pochissimo raffreddore
una bustina di magnesio
rompere un bicchiere

(altri livelli)

5 settembre 2009 § 1 Commento

Non mi piace parlare di poesia
alla poesia preferisco le cose
anche solo sudore, calcinacci.

(altri livelli)

22 luglio 2009 § Lascia un commento

Lo stato indocile dei giorni
quando esistere diventa una ramificazione di terminazioni nervose
non so quanto le mie dita possano contro lo sperpero delle azioni.

19 luglio 2009 § 2 commenti

Il figlio di qualcun altro è spesso in imbarazzante anticipo
cerca quindi di dissimularlo fingendo di fare altro, o di avere una storia per
giustificarsi, ma poiché è figlio di qualcun altro la sua non è mai la storia giusta.
Nella maggior parte dei casi il figlio di qualcun altro è molto gentile
conosce le buone maniere perché, essendo figlio di qualcun altro,
deve tenere lontane le possibili occasioni di rimprovero
gli anziani e i bambini gli siedono accanto volentieri, gli chiedono un aiuto
per alzarsi, lui acconsente con calma, più spesso subisce, mette da parte
per giungere ad accanirsi sui proprio nervi, quando sarà solo, la sera.
Il figlio di qualcun altro è spesso solo, la sera. Non che gli amici lo evitino,
è lui a dire di no. Il più delle volte. Dice devo svegliarmi presto, dice ho
lavorato molto, sono troppo stanco, davvero. Siede davanti alla tv e pensa,
non segue i programmi, a volte però la battuta di un attore lo coglie impreparato.
Il figlio di qualcun altro cerca di non trovarsi mai impreparato, sa arrangiarsi
senza chiedere aiuto o informazioni, in genere pone pochissima fiducia
nelle persone. Perché essere figlio di qualcun altro non è cosa da condividere,
ma una vocazione fallata, impropria, che distacca dall’abitudine all’ereditarietà e
alla fratellanza. Le compatibilità gli sono eleggibili, il più delle volte fallimentari
o semplicemente un sentiero assurdo. E’ solitario statisticamente, conscio
della propria difformità indivisibile, periodica. Comprende lo stato delle cose
più di quanto non abbia voglia di parlarne, il figlio di qualcun altro non
deve spiegazioni, nessuno l’ha mai tenuto fermo. Sono passate occasioni sbagliate,
senza residui per le sue strade: non si è fatto prendere, nessun marchio.
Essere figlio di qualcun altro è ritenuta cosa riprovevole, è risaputo, e questo
dovrebbe riguardarlo appieno. Ma le sue mani grandi gli fanno maschera di padre.
Il figlio di qualcun altro non si svela mai. Potremmo credere di riconoscerne qualcuno
aiutandoci con qualche direttiva inconsistente, e sbagliare puntualmente.
O svegliarci una mattina in età avanzata e constatare che lo siamo stati tutta una vita.

(altri livelli)

28 giugno 2009 § 1 Commento

Nella toilette di servizio del posto dove lavoro
tengo, pronti all’uso, i collanti per le brusche involuzioni dei giorni.
Collirio, guaranà e libri di poesia.

(altri livelli)

27 giugno 2009 § Lascia un commento

Questi cieli d’Apocalisse mi
sfrangiano in umori divergenti.
Tuttavia, so: vorrei infrangermi, condensata, precipitare.

il corpo è una dichiarazione d’intenti

17 giugno 2009 § 2 commenti

spesso
per farsi riconoscere
indossa due orologi
e ancor più spesso
si palesa
nei piedi nudi di un uomo
in un paesino
nel mese strano di febbraio.

(altri livelli)

15 giugno 2009 § 2 commenti

Di quello che restava
ho avuto la pece.
Raramente, ora, assorbo.

Cronache precarie.

26 maggio 2009 § 5 commenti

null

Aìsara è una piccola e coraggiosissima casa editrice sarda.
Non mi spiego come possa esistere qualcuno con i piedi meno piantati in terra di me, ma queste meravigliose persone pubblicano, interamente a loro spese, ciò in cui credono: ed eccomi su carta.
La cosa ha preso inizio esattamente un anno fa, senza che io la cercassi, per un colpo di fortuna, e si è compiuta da un mese circa. Due settimane fa, alla fiera del libro di Torino, ho potuto toccare la mia piccola creatura e conoscere di persona quanti hanno contribuito alla realizzazione di un sogno così nascosto e pudico.
Li ringrazio ancora tutti qua, dalle mie pagine. In particolare Daniele Pinna, il responsabile della collana di poesia, e Ignazio Ghiani, l’editore. Non dimenticherò mai l’accoglienza gentile e calorosa che ho avuto allo stand da tutti i presenti. Ho la fortuna di avere a che fare con delle persone speciali e non me ne capacito ancora.
E da oggi, questa cosina sarà ordinabile su ibs (l’incredulità mia persiste, tenacissima).

Grazie a chi ci ha creduto più di quanto io mi permettessi di crederci,
grazie a chi continua a leggermi nonostante la mia “orsite” cronica,
grazie a tutti.

Greta

(altri livelli)

25 maggio 2009 § Lascia un commento

Il mio processo in contumacia è iniziato così:
una sigaretta e una poesia.
Ora ne rido, comunque.

La conclusione non poteva essere che una.
Nelle controversie metafisiche
le prove empiriche non hanno molto valore.

Dove sono?

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