il disgelo.7

15 dicembre 2012 § 4 commenti

i giardini curati e luminosi non s’addicevano
alle esplosioni dei ricordi, al disastro
post atomico delle mie mani in rapido
decadimento. mi si ricreava attorno
lo spettacolo furioso di radici divelte,
successioni di spine, erba insidiosa e
morbida solo allo sguardo. non avrei potuto
indulgere in rilassamento o riposare
dalle spalle all’ultimo segmento d’osso.

il confine con strade desolate era l’ultima fase.

il disgelo.6

28 novembre 2012 § Lascia un commento

quanto disastro
quante macerie nei tuoi zigomi cristallizzati

le scale crollate sotto i nostri piedi
i ricordi a impastarsi nelle pozzanghere come il sangue dei soldati
il mio silenzio di rassegnazione

le macerie che non riesco a spazzare via
i miei zigomi vuoti di canti.

il disgelo.5

25 novembre 2012 § 2 commenti

le caffettiere arrugginite fino al midollo,
i vecchi materassi pieni di morsi e polvere
irragionevole. dove si nascondono le
bambole fantasma? dove le conserve
vecchie settant’anni? dove hai riposto
i vecchi pattini di plastica coi quali amavo
cadere? sotto la ruggine, sotto la polvere.
nemmeno si sono mutati in alberi. o ortiche.

il disgelo.4

23 novembre 2012 § 3 commenti

era qualcosa di più forte del fango secco sotto le nostre suole, era
un’intubazione che lasciava la gola dolorante
così da incastrare le parole là in basso, da qualche parte.
non ci saremmo arrischiati in ulteriori prove di forza.
bastava il fatto di essere lì, uno di fronte all’altro,
i volti scomposti e umidi.

il disgelo.3

5 novembre 2012 § Lascia un commento

un abbraccio disseccato, scrostato
emerso dalle rovine e dalle macerie.
la sua tenaglia stringeva sfaldandosi
ne restavano scaglie impossibili sulla mia schiena
non sentivo più la mia libertà. sentivo l’assenza,
tradotta in una catena insopprimibile.
mi votavo all’immobilità, contavo le scaglie.

il disgelo.2

3 novembre 2012 § Lascia un commento

la gemma che continuiamo ad asportarci dagli occhi
lascia una scia di polvere e frammenti nei palmi.
le correnti che ci investono, il loro silenzio spaventoso
nelle folate che portano nuovi sedimenti a farci gravi.
dovevo considerare che non mi avresti lasciata
crescere senza ombre, che sarebbe stata un’alimentazione
forzata, un continuo piantumare e concimare. fino alla gemma
che i miei occhi non reggono e che devo ripetutamente
asportare.

il disgelo

1 novembre 2012 § 2 commenti

sono le imposte polverose che ci chiamavano per nome
attraverso le stanze diseguali, nei corridoi stretti
non riconoscevamo mai i pavimenti di mattonelle
le voltine modeste della sala, le piccole balaustre
le cornici abbandonate in solaio. i vespai. gli escrementi dei topi.

talvolta mi sale un frammento di quegli anni scippati
quegli anni profumati e urlati, quegli anni sacri e turpi.
ma non sono mai io. oppure ho quarant’anni. o ancora
sono più bella e sola di quanto sia mai stata. in pratica,
costantemente sottratta di un sentire che non potevo
avere, ma c’era, ed era completamente sbagliato.

Dove sono?

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