Jack&Jack

9 aprile 2020 § Lascia un commento

C’è un corpo nero nelle mattine
luminose, un corpo
nero come la fame
corpo lavico e marginale.
Loro intanto piangono
ma piangono soli
o con la scusa di un treno.

Il cantiere è chiuso da molto tempo
ne conservano poche immagini radiali
come una pianta rinvasata: lo narrano
tuttavia, come qualcosa
che importa ormai poco,
un’usanza abbandonata.
Parlano di fisica.
Parlano di qualsiasi cosa a pretesto delle
mani, del toccarsi selvaggio e grave,
molto serio, come quando transitarono
dalla carta all’aria, dal divano alla pelle,
murati nella luce, ora corpo nerissimo –
così nessuno lo vede, così continuano
a guaire, a essere corpo.

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