alveo

29 aprile 2020 § Lascia un commento

ogni sera separa il tramonto
che le separa la vita
lei, le mani alte come un furto
musica radiante dai polsi aperti
il plasma incandescente che non segna e non cura.

Supermarkt

24 aprile 2020 § 1 Commento

1.
I cessi sporchi
dove ci si guarda
negli specchi, bellissimi
relitti.

2.
Piccoli furti ammissibili
in una locanda untuosa.
Come una zolletta di zucchero
che si sgrani
in tasca.

3.
Fuori
guerriglie di ragazzini
in un porto scuro.
Cassonetti, sacchi.
Uno sguardo che agguanta
e non si lascia
agganciare.

4.
In un vetro rotto
in una locandina
sul marciapiedi consumato
il giorno si declina lento in altri giorni
non bene distanziati.

5.
In mezzo a una strada urbana
senza curarti
del passaggio delle automobili.

6.
Tutto per essere
giovani, inadatti, inconfigurabili.
Nessuno che abbia mai fatto nulla
il punto
è proprio questo:
nulla.

7.
Tutti che ti vogliono aiutare
per riportarti a una casistica
fallimentare.
La rovina ti ricama gli occhi
mentre reiteri la rovina stessa
la nutri di fretta e distrattamente
di fuga in fuga.
È una disperazione
che si fa chiamare libertà
e ti accarezza i polsi che ti lega.

8.
All’improvviso sboccia
un’epifania bionda
truccata oscenamente
bella come una periferia abbandonata.
Ti abbaglia, tramonta.

9.
Quelli che ti vogliono aiutare
ti coprono
e tu resti comunque il più nudo e additato.
Sei una scoria stupenda
passata di mano in mano.
Ti impastano tutti
ti dispiegano distrattamente.

10.
Il mondo è un cumulo
non sa bene che farsene
del tuo respiro.
Sei talmente disperso
piccolo involucro
spazzato
in una stazione della metropolitana.
Potresti anche uccidere qualcuno
farti rapire con la lusinga
di una scopata.

11.
Il suo appartamento lustro
ti incorda
ricava diamanti da una grafite
improbabile
sogna di mettertelo nel culo
davanti a un mazzo di tulipani.
Lo fa.

12.
Nella luce scivoli via randagio
giorno di pioggia sotto un sole sferzante.
Si fidano tutti
o sono irretiti, bestiolina
mia?

13.
Lo ritrovi
quel malfermo
biondo contrassegno di donna
la prelevi
come un gioco di guerra
la porti in spiaggia qualche ora.
Piccola coppia di scoviglia.

14.
La vita è
una cura fallimentare
impiccata al tuo collo.
Tu, conteso e bramato.

15.
Credo che l’amore sia così
un disastro che non si può
non volere
un bambino che piange se inascoltato
pronto a trasformarsi in tempesta.
E alla fine della tempesta
come in una canzone
moriremo tutti, saremo avariati.

Perché il Signor R. è colpito da follia improvvisa?

16 aprile 2020 § Lascia un commento

1.
Cose delle quali non abbiamo più
memoria:
la neve pulita sulle strade
e le barzellette.
Ora è un momento
incolore.

2.
Presenta una donna
come somma di stereotipi.
Possibilmente un cappello di visone
un interlocutore mediocre.

3.
Non è avercela con qualcuno
è la noia
la ripetizione
l’incontrovertibile rispetto delle direttive.

4.
L’amica si torce i ricci
medusa bionda
dalle ossa delicate.

5.
Possiamo permetterci
di non avere scopo?
Di giocherellare con un nòcciolo
prima che diventi radioattivo?
Possiamo davvero permetterci
di mettere al mondo
istanti di perfetto terrore
per riaffermare
la bellezza, l’indipendenza?

6.
Sappiamo lavorare
graziosamente
e con cieca dedizione
ai piani imperscrutabili di qualcun altro
dirigere una matita su un grafico
timbrare un organo interno.
Destarci, di rado.

7.
Incognite inavvertite
minimi scarti metrici.

8.
La sera la routine prevede cognac
una piccola portata di contatto
esporre eventi marginali
un manifesto di libertà
redatto a distanza dai genitali.

9.
Le visite di cortesia
nei giorni festivi:
turni non retribuiti:
Stai bene Non ti preoccupare che bel
vestito che hai Il caffè è delizioso
Grazie Allora potrai dire alla gente là fuori
che ti arrangi da solo –
Piccole passeggiate.

10.
Il bosco è bianchissimo
si incrinano gli alberi.
Il bosco si fa tranello
di parole e raffiche scrupolosamente direzionate.

11.
La perfezione tecnica non è sufficiente
Bisogna raggiungere
un livello superiore.

12.
Essere inefficaci e inappagati
soprattutto sordi
una piaga in suppurazione.
Si produca comunque a pieno regime
spazzando via
le sottigliezze.

13.
Fate di conto
verificate il bilancio
costruite un presepe
adatto ai figuranti previsti
esibite il grafico
di una strabiliante
perfetta
mediocrità.

14.
Si sminuiscono i corpi inelevati
ancorati a una corruzione
che non concede tregua.
Smarrita la dignità
si finisce
insieme
in un lodevole merdaio.
Chi pare lucido
sparge invero chiodi e
altre trappole.

15.
Si diventa così bambini.
Si diventa così vecchi
quando non ci si sa spiegare.

16.
Ridere di cose passate
come fossero lontane
invece sono concause di una consunzione
che non osiamo
annotare.

17.
Il fatto di ricordare tutto
ci appesta.
Dimenticare
ci consegna a una maggiore
ferocia.

18.
Ma riapriamo ogni volta
i cassetti
le gabbie
le mani
la bocca
la spaventosa porta di una casa
nella quale
non abbiamo mai abitato.

19.
Fervore
è solo un lemma
al quale ci aggrappiamo pronunciandolo
tornando, dopo un istante,
articoli da esposizione.

20.
Un Lieder smarrito
nei vapori
del riscaldamento centralizzato.

21.
Allora silenziare tutto.
Terminarlo
con una gran bella mazzata:
e l’osso ioide spezzato.

Alveo

13 aprile 2020 § 1 Commento

guarda il servo:
un albero esotico
simile a un paese del sud,
o a panni stesi in inverno

l’arte di disporre i fiori
nel più grande ripostiglio di sempre

dove lo trovi un uomo
in grado di farti rigare dritto
il cuore, dove,
nemmeno sul mercato nero
nemmeno in un anellino –

dove, a prendere le mani per scherno,
ce ne sarebbero
di donne
coi capelli tagliati corti
e il nome appuntato sulle punte delle dita.

Jack&Jack

9 aprile 2020 § Lascia un commento

C’è un corpo nero nelle mattine
luminose, un corpo
nero come la fame
corpo lavico e marginale.
Loro intanto piangono
ma piangono soli
o con la scusa di un treno.

Il cantiere è chiuso da molto tempo
ne conservano poche immagini radiali
come una pianta rinvasata: lo narrano
tuttavia, come qualcosa
che importa ormai poco,
un’usanza abbandonata.
Parlano di fisica.
Parlano di qualsiasi cosa a pretesto delle
mani, del toccarsi selvaggio e grave,
molto serio, come quando transitarono
dalla carta all’aria, dal divano alla pelle,
murati nella luce, ora corpo nerissimo –
così nessuno lo vede, così continuano
a guaire, a essere corpo.

Alveo

4 aprile 2020 § Lascia un commento

Perché sparire
come un colpo di pistola mai tirato
perché dimorare nella rogna
inconsistente di una verità indissolubile
e impronunciata
perché appartenere
se il nome era disastro, dissoluzione,
amore,
e l’ho già portato.

Cratere d’impatto

2 aprile 2020 § Lascia un commento

invece il mattino ha colore miele di castagno
e si abbandona ai lati delle finestre come
un’adolescente nelle mattine di agosto
spostandosi piano i vestiti del pensiero –
tu sei lontana anni luce, sei in un bosco fitto
dove non c’è vita, sei fintamente dolente e
lacerata nella bocca, con i vestiti nuovi e buoni,
il telefono rotto, i tacchi consumati, sei in una
galassia dove chi ama non è mai stato che
perduto.

Dove sono?

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