Jack&Jack

14 giugno 2017 § 6 commenti

Lo immagina differente.
Lui che esce dal caffè Florian tenendo per mano una bambina scalza.
Lui e la leva del cambio in un’inquadratura imprecisa.
Lui, fisso sull’orizzonte, spoglio come un faro in disuso.
Lui che tempesta sugli scogli reggendo un’armonica a bocca.
Lui e le donne che è stato, appiattite dietro la tenda.
Lui e la maldicenza, arroccamento impietoso.
Lui presso di lei, come se bastasse dire semplicemente:
lui.

Jack&Jack

13 giugno 2017 § Lascia un commento

Dal soffitto i leoni la guardano e la stanchezza
è un’orchidea in declino, non si da pace
allora con le dita si sfiora il ventre
e torna alla veglia. Il ventre è ancora lì
gonfio e abilitato
una silloge accresciuta nel compiersi della stagione
la maturazione nei pressi dell’inverno
il coccige affaticato. Lui non osa toccarla più di tanto
è già in competizione col figlio, in soggezione
nei confronti della figlia, lo spaura ciò che sarà:
la prosecuzione, l’efficacia degli atti.

Jack&Jack

12 giugno 2017 § Lascia un commento

Lui darebbe non so cosa per rincontrarla
una prima volta. Accadrebbe per caso,
sera inoltrata, dopo le 23, in un locale
anonimo e polveroso come ce ne sono
non appena finisce il quartiere alla moda, nelle metropoli,
uno di quei locali dove la gente beve
qualcosa a caso, al tavolo sola, con davanti
il computer o lo smartphone o entrambi,
e lui, appostato al bancone e indeciso,
spierebbe nella sua direzione, nemmeno combattuto,
piuttosto deciso a guardarla e non tentare nulla
finché lei non se ne andasse, e lui
non la seguirebbe, certo di incontrarla
nello stesso posto e per caso in altre occasioni,
e quasi sperando che non accadesse, restando
con un quinto di cuore intrappolato
nell’innamoramento inconclusivo verso una persona
vista una volta, desiderata oltre misura, mai più ritrovata.

Jack&Jack

9 giugno 2017 § Lascia un commento

La mattina era una musica che la sentiva nascere,
appena sbarcata, oltre la chimica del corpo, con i
piedi a esplorare il letto fingendolo sconosciuto.
La sua riva era baciata dalla luce: la luce esplodeva.
Come stai, le chiedevano, bene, sono molto felice,
rispondeva. Ottobre proseguiva, ma questo non è
degno di nota. La vita si ripopolava di porte.

Jack&Jack

8 giugno 2017 § Lascia un commento

Così giunsero al termine le interminabili tazze di tè.
Un clangore, e poco altro annoteremmo sul termine
ultimo del cambiamento: le cui dimostrazioni erano
potenziali, e come tali si espressero. Crebbe dentro
e crebbe fuori, come un corpo, come numerosa, e
lei ebbe una direzione, un trasporto finalmente a darle
la decisione, il prospetto, il bugiardino: che le cose
possedevano il senso, il significato ultimo del
generare.

Jack&Jack

7 giugno 2017 § Lascia un commento

Ci sono particolari che lei ricorda con profonda
malinconia, quando pranza da sola.
Il pulsare roboante della risonanza magnetica.
Le orme di una bambina spaventata nel deserto.
Quella volta che aveva tre figli biondi.
Le unghie curate in un lunedì di pioggia battente.
Il dispiacere di pranzare sovente da sola.

Jack&Jack

5 giugno 2017 § Lascia un commento

Lui vorrebbe regalarle un fiore per un paio
d’ore, una prognosi riservata, una condotta
esemplare. La vede arrancare nell’estate,
dissestata sulle ore più calde e furiosa
sugli imprevisti, il viso terribilmente stanco
come un giardino decomposto. Questo pensa
guardandola e poi non se ne fa nulla, resta
quell’intenzione che prende solo forma e
miseramente, quasi una boutade fra sé e sé,
un singhiozzo, uno spuntino di metà mattina.

Jack&Jack

4 giugno 2017 § Lascia un commento

In questi giorni lui cede e apre il petto,
scruta il cielo e non bada alla polvere,
soccorre un uomo che ha le convulsioni
e spazza via le briciole dal tagliere con
il palmo della mano. In ognuno di questi momenti
pensa che lei è distante, come sempre
ma in maniera più nitida, con gli occhi
che si allontanano ad altissima definizione
ed è come assistere a un delitto, dormire
in un letto singolo, mangiare fino a sentire
la nausea, come una colpa, come un peccato.
Potremmo dire che chi narra
scrive una fine per non viverla, o dare la colpa
al governo, all’immigrazione.

Jack&Jack

3 giugno 2017 § Lascia un commento

Lei a un certo punto è convinta
di aspettare un bambino, lui dice speriamo
che sia una colomba, una piccola
colomba infuocata che prenda il volo
non appena ti riesce e ti esce,
nelle tue piume impiumettata, un
uccellino bianco come una pavlova,
tutto da mangiare, tutto pieno di voli.
Dopo qualche giorno la convinzione
è bella che sepolta. Siamo fottuti amore,
gli dice, la colomba non c’era.

Jack&Jack

2 giugno 2017 § Lascia un commento

Lettera senza data, su carta a quadretti.
“Ho le gambe corte, per questo
dovresti amarmi, farmi un monumento
sconclusionato con due zampe
brevi e cicciotte, però belle, perché
io le vedo così belle che l’acciaio
potrebbe averle fatte: ho le gambe cortine e il passo
lungo, per questo mi amerai, contro ogni
ragione, mi metterai in testa una corona
di foglie e fiori, mi farai botticelliana,
ricamata dentro un’anguria con un poco
di morfina per tenermi calma, me e le mie belle
gambotte, e ora voglio una tequila.
Baci, buonanotte, va’ al diavolo.”

Jack&Jack

1 giugno 2017 § 4 commenti

Ci sono giorni in cui non vivono insieme
giorni in cui non sono nemmeno una coppia
o non ancora. Dal divano sul quale è stesa,
guardando un film sudamericano, immagina di
scrivergli un messaggio: ciao, dovremmo vederci,
vengo a casa tua, guardiamo un film, o almeno
iniziamo a vederlo, finché non mi scosterai
i capelli dalla fronte e mi dirai sei bella, sei bella
come se qualcuno lo avesse scritto per bene
,
e a quel punto ti lascerei mettere le mani un po’ dappertutto
ci toglieremmo i vestiti e faremmo tutto il resto
in pratica ce ne andremmo dal film, staremmo via
a lungo, una o due ore, cinque minuti. Poi non gli
scrive, guarda il suo film sudamericano, le mani
casualmente attorno al corpo: senza che lui
esista.

Dove sono?

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