La terrazza

21 maggio 2016 § 2 commenti

1.
Vogliamo immaginare che possiedano
il de nobiliare.
Maggiordomi,
guanti bianchi come le nuvole,
attrezzati di tutto punto.
Sulla terrazza
prenderemo l’aperitivo.

2.
Uno sciamare di sete
attorno al buffet.
Dietro la tenda
una donna
sogna di toccarsi davanti a tutti.

3.
Il cielo è un telo
teso male e immobile.
Non hanno speso una lira
per le nubi o due stelle:
bastava la sera.

4.
Si insultano e si vogliono bene
coi loro calici in mano
somigliano, ma sono più divertenti,
al pubblico della poesia
mentre fanno la vita.

5.
La moglie e le sue braccine adorabili
da stampigliare a baci e morsi
se ne esce in vestaglia
a prendere un caffè al sole.

6.
Con poche parole
o forse addirittura senza
possiamo, anziché franare,
tornare a ritirarci
nei nostri accoglienti
teatrini dell’assurdo.

7.
Mettendo in rapporto
il consumarsi delle sigarette e
il consumarsi delle matite.
Perché per comprendere una poesia
non possiamo smontare una macchina da scrivere
o mettere in infusione una collanina.

8.
Recuperare il lirismo riciclandolo male:
fisso la peluria dorata delle tue braccia
filtrando un viso attraverso le labbra
e senza le labbra
spuntare il senso, ridere ancora.

9.
È così che tolgono
a chi fa poesia
il diritto di non fare poesia:
intrappolando i mastroianni
con le scarpe da tennis
in un popolare universo erotico.

10.
Se avessimo lasciato
le tracce nere dello smog
sui monumenti del nostro malcontento.
Ci passano un piatto
che non piace a nessuno:
il romanzo è morto
il cinema è morto
la poesia è morta
il piatto è vivo e sta benone.

11.
A diciassette anni
le nostre guance erano gonfie
non sapevamo
che i pavoni avessero un richiamo amoroso
simile agli urletti compiacenti delle donne.

12.
(Tutte le mie bambine
che hai potato
e lasciato deperire.)
Estraendo efelidi dal taschino della giacca
io assorbivo i discorsi
senza mai parteciparvi.
Avevamo capelli
lunghi fino a metà schiena.
Nella menzogna suprema
che in sostanza era
sentirvi darvi degli stronzi
mordendo le labbra.

13.
A questo punto
non indossiamo mutandine.
Uno sguardo sul traffico e siamo donne.
Accarezziamo il gatto
sognando che qualcuno di poco raccomandabile
ci chiavi nel magazzino di un bar.
Ridiamo isteriche
corteggiamo gli ismi.

14.
Esperte della nostra inesperienza
serissime
una piccola folla
in coda per il cesso.

15.
Mi piaceva quando gli uomini fumavano a tavola
c’erano molte meno cose
da dimostrare
potevano anche essere sprezzanti
non dovevano intimidire
uscendo dal locale.
(Sono anni
che la gente non si segue più per strada.)

16.
La fine è giocare sulla sabbia.
Finiscono sull’argine.
La struttura metallica
di una storia d’amore
che puliscono con l’aceto e la paglietta.
Cucinano parole destinate a freddarsi
o finire in cenere.
Eppure si amavano ancora
quando suonare l’ukulele
non era niente di speciale.

17.
Il senso della fine:
un ascensore per i piani interrati
e là sotto
un corpo non comune
sul quale nessuno sputa.
Il disprezzo andrebbe rivalutato.

18.
La tenerezza
circostanza aggravante
fa soprassedere
ti slaccia il reggiseno
senza che nessun altro se ne accorga
solo per ricordati
chi comanda.

19.
I salotti, dalla fine all’inizio.

20.
Amica mia
io continuo a pensare
che prima che passino altri quindici anni
dovremmo scopare per qualche ora
e metterci un punto.
(Nelle caselle
amori di riparazione
un plauso per ogni bugia
un plauso per ogni omissione)

21.
Uniamoci
nella riproduzione della camera di Van Gogh.
Non c’è nulla di nuovo.
Porteremo gli occhiali scuri di sera.
Giocheremo con le sigarette senza bruciarci le dita.
Brinderemo ancora alle cose che accadono.
Nel giallo del giorno ci dichiareremo finiti:
e allora, anche allora, scriveremo una poesia.

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