Lo strappo

25 febbraio 2016 § 2 commenti

Paesaggio inglese con seno nudo.
Installiamo erba fradicia sul palcoscenico,
andremo poi a preparare le credenze, le ceramiche.

I cespugli sono stati lavati, lei si spoglia
con tenerezza nei pressi di un muretto a secco
stende la sottoveste sul terreno zuppo
ci si siede sopra, mima una tazza di tè, ripete i gesti
come se fosse una scena rivista, esausta.

Venne la sera e sciogliemmo le scenografie gonfie di umidità.
Prendemmo commiato dalla donna, lei
si pettinava i capelli. Nessuno aveva filmato alcunché.

Lo strappo.

21 febbraio 2016 § 1 Commento

Nella sala ampia e buia le bambine
trovarono il lampadario impacchettato
ancora appeso al soffitto, una sedia
Thonet, la tappezzeria scurita dagli anni
e un piccolo cucchiaio da tè sulla
mensola del camino.
Questi oggetti interrompevano la loro idea di
passeggiata, sfumando il pomeriggio
in una sequenza di scoperte e segreti
nei quali rifugiarsi cantando una
filastrocca, mangiando un gelato,
guardando un cartellone pubblicitario.
Contavano le automobili rosse,
ridevano di un cane al guinzaglio.
Ripensavano alla sala col lampadario
impacchettato come a una cosa
impossibile e certa, come se fosse
un ricordo molto più vecchio di loro.

Lo strappo.

13 febbraio 2016 § Lascia un commento

Toccai la neve, vidi la frattura,
il lupo fermo sulle spalle
musica francese in profonda distonia
il pentagramma affollato della sera
riportante il calore del ghiaccio.

Dove fisseremo le campane di febbraio?
Dove, dove abiteremo sotto lo zero?
Tenteremo il riposo nei campi prefissati,
senza tuttavia ottenerlo.
Nel folto della bufera eleveremo
l’abisso.

catalogo per nomi e per cose

9 febbraio 2016 § 1 Commento

eri qui quando ero volpe 
e controllavo il suono 
del ghiaccio?

fenomeni di collisione

8 febbraio 2016 § Lascia un commento

la città usci squarciando il nervo
col rumore della cartapesta, come
il vicolo fra il dentro e il fuori, frutti
non dimenticabili e tutti i palazzi
divorziati che leggevo come aruspici.
nel bianco e nell’acqua avevo riposato
attendendo una cattedrale, o la
bottega dell’orologiaio: entrata
piano in un’immagine di sole mi
investì valencia, ritornatami nel
petto come un malanno rifratto,
con lo schiaffo di qualcosa che
osavo non apprendere.

fenomeni di collisione

7 febbraio 2016 § 2 commenti

nei venticinque minuti che mancavano
all’estate raggiunsero, senza volerlo,
un mutuo accordo: fermata l’auto, ne
scesero senza guardarsi. pareva la
strada decuplicarsi, priva di drammi
e di secondi significati. la strada non
aveva più identità, non era un nastro
o un percorso o una traiettoria, non era
il fremito prima di giungere, era una
forma, una cosa lunga della quale
non si rammentava un capo o una
fine. nel vuoto della conoscenza si
voltarono fino a vedersi, e fu una
paura, e fu una realtà: fino al sole.

fenomeni di collisione

6 febbraio 2016 § Lascia un commento

aveva il volto delle betulle
come una fisionomia
appena legale, frastagliata
nel gennaio: prepararono
il canarino per il viaggio.
c’era un canto muto e giallo
che enunciava attese.
in piedi sul ciglio della strada
aspettavano di svilupparsi
negli anni, come quei rami
vestiti di neve che le videocamere
pretendevano dall’inverno.

Dove sono?

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