fenomeni di collisione

30 novembre 2015 § Lascia un commento

nelle ampolle sospese sopra al
fuoco soppesano i tessuti pesanti
del cielo, dove nasce non solo
vento e conoscenza ma anche il fumo
che non ci fa passare, che specchia
e collide, che spaventa e chiarisce.
noi amammo molte parole che ci
ferivano. ora le verseremo nelle
ampolle, stringeremo in parole,
daremo il tessuto a quanto sta sotto
al cielo.

Lo strappo.

25 novembre 2015 § Lascia un commento

Tutto avvenne con estremo
ordine. L’intiepidirsi del sole,
l’avvento calmo del giorno e
un lieve senso di gelo ancora
prima che si facesse marzo.
Nella colonna a sinistra delle
nostre azioni leggevamo lo
sgomento e il grave annidarsi
di opinioni affrettate, con il
risultato di non saper più di
chi fidarci. Salimmo in auto
nell’aria ancora fredda, con
i primi germogli confusi nei
prati e sui rami degli alberi.
Ai lati delle strade sbiadivano
le lettere dimenticate. In questo
ordine noi procedevamo con
zelo.

l’ago e il pennello

25 novembre 2015 § 2 commenti

l’uomo separa le dita dalla forma
delle dita, la donna tamburella le
dita sulla rilegatura in cuoio di un
grosso volume: entrambi vogliono
porre l’accento sulla loro assoluta
supremazia, sulla loro superiorità
in termini di conoscenza e somme
esperienze. nel mentre un amore
tende loro l’agguato da dietro le
tende, pronto ad afferrarli per le
caviglie.

alveo

22 novembre 2015 § Lascia un commento

mi parlarono della profilassi e
non sembrava divertente, con
la bravura e la città a formare
un connubio incline a sparire.
nel mio stomaco ogni cosa si
sommava e si sottraeva, con
l’onore di esserci e il terrore di
esserci. la danza a non tentare.
percepire ore insonni e altre
letargiche. così mi assunsi il
rischio di dichiarare e il rischio
di esplicare. nel mezzo un
tempo di nome autunno si
scioglieva bene, diventava
inverno.

Time

21 novembre 2015 § Lascia un commento

1

Questa sutura fenomenale
fa di due volti
una scena
pericolosa.

2

Ci arricceremo i capelli
come se non restasse
null’altro al mondo
su cui usare decenza.

3

Trasportare
i tavolini di Parigi
in ogni metropoli.
E non sto
parlando
di oggi.

4

Sogno di
non aver paura di perdere le chiavi
chiudere il terrore
in una vecchia scatola di
cioccolatini.

5

È sempre
il compasso delle gambe
a segnare
un erroneo
perimetro dell’amore.

6

E se un giorno
scostando il lenzuolo
non trovassimo il corpo
ma un’idea affatto indecente
del corpo
arreso al tatto e allo sguardo
e infine scomparso,
sostanzialmente
volatilizzato.

7

Anche il sentimento
è un tessuto che laceriamo
per modificarne la mappa
finché
percorrendolo senza farci caso
ci perdiamo
e possiamo
solo
uscirne.

8

Scopare è metrica
disseppellita
indecomposta.

9

Un gioco
crudele e funzionale
risiede nello specchio
materia che si sottrae
lasciando la scena
a ciò che
scegliamo.

10

Un frammento d’Italia
nel traghetto che percorre:
uno
specchio
d’acqua.

11

Le sparizioni
questi giochi semplici
propri del
raccontare.

12

Punti fissi
punti non fissi.
Rotazione su un perno
immobilità
composizione
inadeguata
e inadeguata
e inadeguata.

13

Qualcosa non funziona
nel ribaltamento
e io sosto
nell’incomprensione
che non tocca sé stessa.

14

La poetica dell’intentato
qui viene meno
non mi va più
di tendere corde
fra punti
esausti.

15

Il delirio dell’oroscopo
non mi va.
Non mi va che
finisca bene o male o senza finire.

16

Lo specchio
non mi va
rompiamolo male.
Si sfarina la storia.
Terminata è la favola
della dimostrazione.
Resta il mondo
e non si scompone.

l’insostenibile

15 novembre 2015 § Lascia un commento

amore mio sventratissimo, guglia
in dissolvenza su un cielo molto
bianco, la tua sfortuna senza fine
e le braccia fra le quali morirai ogni
sera, infinite volte, ben redatta e
composta ad arte, come questo
funerale incelebrato che riviviamo
e non zittisce il mondo, questo
mondo che non sa vedere come la
morte implica tutto, implica niente.

alveo

11 novembre 2015 § Lascia un commento

tu e i tuoi antipsicotici sospesi
in un cielo che fa novembre,
(faceva). nel susseguirsi delle
automobili sulle strette strade
comunali che separano i campi
trovavo le tue sepolture, le tue
lapidi strette e disegnate di fretta.
nell’onda che include gli alberi
spogli in un moto superiore, l’erba
gialla come l’elenco dei capitoli
della tua sparizione. nei capannoni
agricoli o industriali cercai riparo
più volte, ma mancava la mobilia,
mancava la tua voce. allora presi
in prestito un mese senza nome.
nel mio petto ti feci un polmone
che nessuno avrebbe toccato, un
verso convesso che ti spargesse
senza corpo.

Dove sono?

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