un pezzo d’amore

27 settembre 2015 § 1 Commento

amore, regalami un nasturzio
la prova evidente del tuo sesso
inarcami rametti spinosi dai quali
crescere gemme e foglioline.

fenomeni di collisione

25 settembre 2015 § Lascia un commento

le decisioni prese di mattina, queste stragi
che compiamo sull’ingorgo delle nostre
certezze, la sicurezza con la quale studiamo
il plastico dei nostri timori per farne l’uso
peggiore, e poi finiamo incendiati, in un
mucchietto di cenere dal quale recupereremo
una piccola placca di metallo, la nostra storia:
che era un disastro e tale la mantenemmo.

fenomeni di collisione

24 settembre 2015 § Lascia un commento

l’amore era staccare le perline dal muro,
tirare le tende, contare i vetri chiusi nelle
nostre camere spoglie. vedevamo un lago
che era nostro, di montagna, con quelle
cime spesso imbiancate anche in estate,
nei mesi più caldi. pronunciavamo voti
sul diradare dell’erba, la sera tracciavamo
sentieri separando le case, unendo le
case. la nostra stagione era un confluire
di significati il cui peso ci portava a fondo:
salivamo sulle rocce quasi strisciando,
cercavamo di uscire dal vaso, eravamo
rapiti e crudeli.

alveo

24 settembre 2015 § 2 commenti

tu e la tua capigliatura di bambina
e la strada del tentativo estremo
di dirmi che amore è un dovere
inscritto nell’esistente, nel cervello
che chi ci ama risana ogni giorno
svuotandolo del dolore dei baci
che nessuno si sogna di darci più:
e tu, la tua insolente capigliatura
di bambina che mi prende di schiena
senza darmi un dove, né un quando.

fenomeni di collisione

21 settembre 2015 § Lascia un commento

con un gomitolo prendo distanza.
il tunnel è un trascinarsi lenti ancora
prima che organo, perforare, avere
sete. un esofago che non porta soddisfazione
perché la soddisfazione lo occlude, noi
che torniamo a casa e ci separiamo da casa
nell’osso incompleto della domenica
senza rompere alcun indugio, e stendiamo
le ombre su binari impietosi, e facciamo
notte.

fenomeni di collisione

19 settembre 2015 § Lascia un commento

ben più tardi raccolsero il gesto di amare come
tenendo fra le mani una fica, il concetto pieno e
elementare di un oggetto di infinite pretese – che
era una cosa, un incendio assoluto che tenevano
stretto e pigiato sotto ai colletti, piegato molto
piccolo nelle tasche interne delle giacche, come
appunto quella cosa che mai, mai con le persone
accorse avrebbero potuto nominare e dichiarare
per quello che era, proprio quella cosa, quell’atto
osceno che era, a conti fatti, la questione poesia.

alveo

12 settembre 2015 § Lascia un commento

oh cornici, danza, fumo,
piccolo bicchiere vuoto,
io che gemo ancora su
una stagione sconfitta,
i palazzi neri di quartiere
ricordare i ristoranti, bar
piazze dimenticate dal
sole, oh, le stelle, tante,
via lattea impercorribile
scordare gli indirizzi in
disuso, mandare, dare,
non ricevere risposta, e
il mare che riempie i miei
polmoni, respirare, acqua,
vita-

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