Lo strappo

31 luglio 2015 § 3 commenti

– Che all’uscita del mio terzo libro io senta la penna sciogliermisi fra le dita, avendo una percezione di me stessa dubbia e in mutazione, domandandomi se questo scrivere sia una forma di resistenza o piuttosto riflesso di una passiva accettazione dei disastri;

– Che i giorni sopraffanno. C’è una speranza ma questa si assottiglia, penetrando ancora più a fondo nei miei giorni;

– Che: quale utilità o valore ho, se ce l’ho, con i miei parametri irremovibili? Il mio non domandare è solidità o sintomo diretto di una estrema e ben radicata codardia? Il valore è un problema che si ripresenta su base annuale, dovrei ammettere anziché ammattire;

– Che ci sono rivincite le quali infine nemmeno prendono luogo, rivelandosi però molto più pressanti e dolorose in quanto sortite da stati d’animo dannosi e anoresizzanti;

– Che stamattina sapevo che era giunto il momento di fermare il mio volto scattandomi una fotografia. Il risultato era buono e non sentivo la consueta necessità di correggere l’immagine per nascondere i difetti del mio viso. Pertanto l’immagine ottenuta si poteva definire senza filtro, definizione che trovo estremamente disonesta: scegliere uno sfondo, l’angolazione del viso, un punto verso il quale guardare, la porzione di corpo da riprendere, non sono questi tutti filtri? E di peso nettamente maggiore rispetto a un aumento di contrasto?

– Che ieri sera, qualcosa era reale. Ero entrata nella sceneggiatura che avevo impiegato anni a scrivere meticolosamente. I dettagli erano chiari e nitidi, precisi, esattamente come li avevo voluti scrivere. Ieri sera, qualcosa era reale e io non potevo afferrarlo né controllarlo. Non potevo riscriverlo, nonostante tutte le mancanze, perché fosse più facile indossarlo. Ero trasmigrata, io ero un piano sequenza.

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Lo strappo

25 luglio 2015 § Lascia un commento

Di pomeriggio si alza il vento.
Privato è il mio riposo, strapiombo
su un cavedio buio e scolorito.
Ti vedo e non mi senti dire.
L’estasi è perduta nei giorni a venire.

Lo strappo

24 luglio 2015 § Lascia un commento

Sì, ma quella tristezza, quel marciume:
ci agghindavamo le braccia scottate
al sole di estati desolate, e i seni
staccati dagli sterni quasi a formare
un arcipelago vergine, i sandali
separati dal suolo e dai piedi –
oh, rosa, mia piccola odorosa rosa
nel pallore di luglio: ti amammo
tutti, e finimmo col batterci per te
finché non rimasero che le foglie
tenere e spappolate sul terreno.
Sì, ma quella tristezza, quel marciume.

alveo

22 luglio 2015 § 2 commenti

bassa si scorge la frequenza.
la visione d’’insieme non conta
ciò che conta è la luce
il vento che non ci sposta:
noi, sempre vermiglie e accomodanti
con le gambe pronte al balzo eppure fisse
noi che ci spogliamo di tutto
per poi riemergere nell’ombra
noi che amiamo così piano
come camminare e prendere il gelato
noi che amiamo così forte
nel giorno che ci separa dal tempo –
e resta l’ombra che non fa male.

fenomeni di collisione

21 luglio 2015 § Lascia un commento

come sedare i corpi allineati
non nel chiaro ma nell’afa
e quei dettagli così vividi
dell’essere in pieno sole,
stagliati contro rocce nella
luce abrasiva delle dieci del
mattino – il tuo collo ampio
che delinea l’esistenza, io
che non ti racconto più nulla.
dove giaci ora so la polvere
ma non so più la posizione,
non la mappa di quei corpi
allineati o alla rinfusa, dove
il mio ha lasciato un sudario
sul quale i gatti dormono: e
le macchie raccontano una
profezia ritoccata dell’amore.

alveo

17 luglio 2015 § Lascia un commento

il mio paese disseminato su rive discordi
costeggiate da alberi senza nome.
i fiori in vaso non mantengono memoria,
resta l’intreccio di acque e fondamenta.
rimanderemo le valigie al mittente.
nulla ci serve che non ci stia già seguendo.

Istruzioni per quando non conosci l’uomo fuori dalla porta

14 luglio 2015 § 1 Commento

Quando non conosci l’uomo fuori dalla porta
e questo è proprio fuori dalla tua porta,
non fermo in un punto qualsiasi del pianerottolo
ma esattamente in attesa
ci sono molte cose che potresti fare
offrirgli un caffè un cordiale
l’oroscopo o un po’ di pranoterapia
(senza doppio senso)
o fargli saggiare il tuo lettuccio
(con doppio senso).
Potresti fargli uno shampoo o farti riparare il tostapane
nel caso tu abbia un tostapane, e questo sia rotto
invitarlo a sedere è sottinteso, abc dell’ospitalità
dove farlo sedere è questione di buon senso
e anche di orientamento politico,
chiedere il nome, presentarsi è così banale
che potrebbe essere piacevole oppure orrendo
(supponiamo che si chiami Gabriele o Gianguglielmo,
il caso è insomma caso).
Sarebbe comunque meglio se lui spontaneamente
offrisse un biglietto da visita
al quale mostrare il tuo stupore
ma è difficile l’uomo sia uscito da un romanzo ottocentesco
o da un bel film ambientato negli anni venti.
Converrebbe sperare che non si trovi fuori dalla porta
per venderti aspirapolvere enciclopedie o religioni
però sarebbe interessante se vendesse sogni
come in una canzone di qualche cantautore italiano.
Potremmo addirittura sposare l’uomo fuori dalla porta
se decidesse di starsene sempre fuori
senza mai accennare nemmeno un piede
oltre lo zerbino.

Dove sono?

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