l’ago e il pennello

2 marzo 2015 § 3 commenti

si sistema la cravatta e gira le foto perché non vedano.
è un’equazione impietosa che parrebbe portare a un
nefasto epilogo, invece: strutturandosi come un addio
terreno altro non è che un prepararsi a un altrove, un
luogo altro solo geograficamente. le scatole sono chiuse
e il contenuto non ha più importanza, né dovrebbero averne
le suppellettili che tratta con tanto riguardo. eppure la
fronte si corruga in un piccolo moto di dolore mentre si
accinge a voltare l’ultima cornice. la afferra con entrambe
le mani e l’alza per guardarla ancora; la fronte rimane tesa,
lungi dal distendersi. due bambini in colonia, uno dei quali
regge un pallone da spiaggia. quindi storna lo sguardo, ripone
la cornice girata verso la parete. altro non rimane da fare.
si siede su una poltrona rivestita di velluto, i braccioli
consunti protetti da centrini. la poltrona è girata verso una
finestra, le cui tende sono aperte a filtrare il paesaggio
luminoso. il sole è basso e vicino al riposo. il campanello
suona. l’uomo si alza, senza fretta, si liscia la piega dei
pantaloni, risistema la cravatta. annuisce ed esce dal campo.

§ 3 risposte a l’ago e il pennello

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