fenomeni di collisione

31 marzo 2015 § 4 commenti

amore, gentile, mia periferia disattesa
florilegio di foglie che la pioggia impasta
e lievita e cuoce sull’asfalto molto scuro
e crepato, piccola insidia inoperosa che
mi inciampa alle radici del cuore: ma non
la vedi, questa primavera frastornata e
contusa? non vedi i suoi rami poco melensi
molto severi e lenti? quello che dipingevamo
era un quadro avulso dalle definizioni di
dizionario. era un inizio improprio, era
vicinissimo aprile.

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l’ago e il pennello

30 marzo 2015 § 1 Commento

quelle spalle trapezoidali agli ingressi delle
sontuose camere da letto, dove altrimenti
ci si recherebbe in veste da camera; ma è
un impermeabile di impeccabile fattura, e
oltre la soglia una donna soffre sviene si
tocca la fronte sgombra di capelli: farebbe
pazzie, pianti e devastazioni. le spalle così
larghe dell’uomo passano lo stipite e si
stagliano oltre la cornice, oltre la scena.
a questo punto la donna – vesti di seta lei,
spalle ampissime lui – rincara la dose e
lascia cadere la mano sulla trapunta, palmo
verso l’alto. questo è un motivo che noi
replicheremo. questa è la storia che narriamo
da cento anni, e ci lega e la leghiamo nel
petto: o alle spalle.

filmica

24 marzo 2015 § Lascia un commento

la bocca di tim roth che divora il buio
nel saliscendi dei giorni, dove prende
gli occhi? dove installa le belle mani
altrove che nelle tasche? nella calma
tempesta che lo trattiene dal consumare
Il suolo, e il bacino, e il seno che si vede
davanti: come una follia intraducibile, un
mese di marzo.

fenomeni di collisione

23 marzo 2015 § Lascia un commento

la moglie del pianista, scesa dalla
nebbia come un piccolo germoglio:
non si piega fra le dita come un
tasto nero, non riemerge, cupa,
fissa sullo scatto delle ore. bianca,
procrastinare le è caro. scollina con
noncuranza. va a fondo senza suono.

filmica

11 marzo 2015 § Lascia un commento

nei film vogliamo la ruggine
un po’ più pieno quel pube,
la peluria meno scarna, poi
ombra, e molta polvere sul
corrimano: cui nessuno
baderebbe.

fenomeni di collisione

4 marzo 2015 § 7 commenti

lei va spesso a lisbona?
a cercare quegli impavidi
portoni dai colori prodigiosi,
inerpicati su strade che non
respirano mai troppo forte,
neppure quando totalmente
verticali? lei va spesso a
lisbona a riposare gli occhi
sui tetti educati, vicini, molto
silenziosi? a lisbona, lei
sfiorerebbe con la mano
tiepida i vetri delle finestre
alte o quadrate, dalle quali
si sporgono ragazze con
gambe morbidissime? lei
sente le voci di lisbona al
mattino presto, così piene
di mare e vento? venga, oh
venga con me a lisbona, e io
dimenticherò di aspettare così
forte il pieno del mondo, la
lisbona scritta che non si
avverava mai, e allora si
potrà esistere, senza più
invocare
lisbona.

quell'andarsene

l’ago e il pennello

2 marzo 2015 § 3 commenti

si sistema la cravatta e gira le foto perché non vedano.
è un’equazione impietosa che parrebbe portare a un
nefasto epilogo, invece: strutturandosi come un addio
terreno altro non è che un prepararsi a un altrove, un
luogo altro solo geograficamente. le scatole sono chiuse
e il contenuto non ha più importanza, né dovrebbero averne
le suppellettili che tratta con tanto riguardo. eppure la
fronte si corruga in un piccolo moto di dolore mentre si
accinge a voltare l’ultima cornice. la afferra con entrambe
le mani e l’alza per guardarla ancora; la fronte rimane tesa,
lungi dal distendersi. due bambini in colonia, uno dei quali
regge un pallone da spiaggia. quindi storna lo sguardo, ripone
la cornice girata verso la parete. altro non rimane da fare.
si siede su una poltrona rivestita di velluto, i braccioli
consunti protetti da centrini. la poltrona è girata verso una
finestra, le cui tende sono aperte a filtrare il paesaggio
luminoso. il sole è basso e vicino al riposo. il campanello
suona. l’uomo si alza, senza fretta, si liscia la piega dei
pantaloni, risistema la cravatta. annuisce ed esce dal campo.

Dove sono?

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