cantiere

30 giugno 2014 § Lascia un commento

non essere troppo gotica, amore mio
non usare tutto quel dolore
parlami, piuttosto, come da un documento
audiovisivo, sgranato, impreciso
che renda la quintessenza di ciò che non
curi e parli quindi senza freni né pause
non spolverarti gli occhi assonnati
al lavoro di vivere ci penso io,
ti disegno una storia di 70 minuti,
un ruolo abbozzato che cresce cresce e non
dura.

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21 giugno 2014 § 4 commenti

Tu che guidi, me al tuo fianco, parcheggiamo a Trastevere e
– c’è vita su Marte –
un infittirsi di fiere estremamente esotiche,
io che ti porto sul molo di Cervia a ottobre
per vedere da vicino il letargo del Mediterraneo che
finisce in sale grosso e saloni al pianterreno chiusi
da file di tende tirate, insegne non più luminose
tu ancora che guidi, il locale di Asti che era una
chiesa e ora si beve si suona e ci si annoia beatamente
finché sul treno per Cefalù
– tu che cerchi parcheggio su pianeti nuovi di zecca –
finché sul treno non ci arrestiamo dando di matto per
scendere a vedere i colori dei campi a maggio, con
quelle tavolozze che fervono e spumeggiano e si
preparano agli incendi voluminosi dell’estate, ma siamo
già migrate, attente a non incappare in uccellagioni,
cercando strapiombi con le nostre gambe in gonnella e
sandaletti, così disinvolte e sempre reinventate, camosci,
belle capre selvatiche, coi denti pronti a farsi riso
e ancora noi, feroci e pagliacce e ragazzine, nei grandi
viali alberati di Lisbona o Barcellona o addirittura
oserei dire Milano, tu che guidi, me al tuo fianco,
tu che trovi parcheggio, io che prendo le monete per
il parchimetro, tu che perdi il biglietto e ridiamo,
di pancia, con i nostri ventri soddisfatti combacianti
e ancora una volta complementari
– concavo, convesso, la tua galassia in espansione,
il tuo moltiplicare le cellule, la tua cucitissima filiazione
e ogni pince al giusto posto, un’inerzia termica
perfetta che ci tiene belle calde e belle fresche,
la nostra vacanza senza termine, Roma, Bucarest,
Napoli, Palermo, la nostra vacanza aperta e il traghetto
pacifico che ti porterà, giungerà, nel pieno del mare
che ancora – unite, disgiunte, anche solo parlate –
circoscriviamo: portosicuro, conca, tu Alma.

cantiere

16 giugno 2014 § Lascia un commento

ci imbarchiamo in distonie profonde
come la risata sommessa di mio padre
che sgonfiava le ciance nelle attese-
uno sfiato di cielo, il piovere improvviso
dal cielo nero e non affatto nefasto di un’
aria pulita, soffice, semplice di molecole
molto dolci, quelle nelle quali giorni fa
annegavamo e ora ci fanno da appoggio,
avendo noi smesso di vederle come
zavorra.

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