cantiere

29 maggio 2014 § 2 commenti

tu
con i tuoi nomi sempre nuovi
l’accompagnamento delle grucce
appese dove capita, i pianoforti muti
affacciati alle finestre dei tuoi giorni-
ti muove appena un principio di salto,
il silenzio dei passi nelle notti di capodanno,
il buio in un piatto singolo. ci lasciamo
alla spalle i volti appassiti nelle fotografie,
bagniamo fiori che non crescono per noi.
le porte sono chiuse, il giorno in costruzione.
è un altro anno a seguire usci ciechi.

cantiere

27 maggio 2014 § Lascia un commento

l’interno di un corpo è molto facile da vedere:
corridoi tazzine e amore viscoso,
le tue mani percorse da un un conteggio
interminabile di parole, cordoni di occhi
lungo la schiena, a fare quasi una spina
con cui tu vedi ogni cosa senza poterla
dire, poi ci sono i denti che ti arrivano alle
braccia e alle gambe e divorano il
vociare del mondo. così sei composta
sotto la pelle, se scordiamo gli altri organi
che scriviamo per farci mortali. così io ti rendo
altri nomi, corteggio l’infinito verbale.

cantiere

25 maggio 2014 § Lascia un commento

questi fiori in forma di polmoni, innesti
appena disegnati, la casa colonica, le
finestre annoiate e prive di speranza,
le spoglie decise dell’inverno, fuoco
minuto nell’incavo che scavo fra le
braccia, il tuo piccolo cranio da accarezzare-
ti muovi piano sulle scenografie divelte,
mi lasci un colore, una forma, un
tavolino basso, le orme delle tazze-
non esiste il mondo così come possiamo
viverlo. esiste un appena di voce, sulle
verande appassite.

domicili

22 maggio 2014 § Lascia un commento

quelle camere grandi e indisposte dove esiste solo
la luce artificiale dei dialoghi, un’assenza di ombre
su mura e pavimenti, l’amalgama di colori putrefatti-
verresti bene in fotografia, con quei bilanciamenti
di estrema tristezza, la valanga nuvolosa delle linee
che ci inducono alla cautela, le cornici piene fino a
straboccare, l’amalgama irriguardoso dello sfondo.

cantiere

18 maggio 2014 § 2 commenti

con delicatezza separiamo le piastrelle dall’intonaco
aggiungiamo muschi, felci, acqua piovana –
lasciamo orme, piano, in rispetto delle orme stesse.
non esiste un piano da seguire, non un disegno
o un’indicazione felice. è una sottile questione di
sensibilità, sono posizioni difficili da raggiungere
e mantenere, seguiamo un odore o un suono o
ancora ce ne allontaniamo, quasi timorosi.
è un reticolo, un labirinto, una stretta tremenda
che ci impasta le caviglie, uno spaventoso
dolore pelvico o al trigemino. è la costruzione della
distruzione.

cantiere

18 maggio 2014 § 1 Commento

andare avanti non è una distrazione, è un rimprovero
che facciamo alle cicatrici immaginarie dei nostri ventri.
apriamo il mattino di schianto, come sfondando ante difettate,
non tolleriamo mai che ci prenda dolcemente la luce o
ci accarezzi il suo pulviscolo tiepido – ma qui c’è
uno stacco di scena. la mia ceramica vuota, la tua
in pezzi. c’è un ordine da considerare che sovverte la vita,
gli impeccabili percorsi che abbiamo solo dichiarato come
decisi, le mani a frange e a lame sul creato: e soprattutto sull’
increato, roba da niente, tutto da rifare, tutto rifatto e neppure
iniziato, questo non accade ed è accaduto sempre, terreni,
una volta vuota di astri sotto la quale argomentiamo

soli.

Cotone, Martina Campi (buonesiepi libri) – 30 aprile 2014

2 maggio 2014 § Lascia un commento

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