il disgelo.25

28 marzo 2014 § Lascia un commento

l’inverno ha preso fuoco
lui e la sua dialettica d’inferno
sempre a spingerci l’uno addosso all’altro
per timore di ghiacciare soli-
ma ora ha preso fuoco
se ne starà zitto per un pezzo.
niente storie di arabe fenici, per cortesia
ha preso fuoco e le ceneri sono già disperse.

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celestial navigation

26 marzo 2014 § 2 commenti

Cornell-Untitled-Celestial-Navigation-1958

 

a Giampaolo De Pietro, che fornisce epifanie

è una piscina olimpica disabitata dagli elementi
regnano sovrani un blu poroso e cristallino,
il passato nitore di ceramiche rapprese all’osso
della materia: mentre impasto prendo
l’ottone opaco e me ne faccio corona,
raggrumo sabbia intorno alle mie dita,
dalle onde faccio una diluizione
molto satura di
mare.

19 marzo

20 marzo 2014 § Lascia un commento

sono binari polverosi siti
nell’ombra dei tuoi occhi,
imprecisi come tuo padre
sull’orlo di un sogno, chino
sul parquet di una stanza
sconosciuta, a impacchettare
un oggetto. ogni notte preghi
perché il sogno arrivi, con
l’unico risultato di spingerlo
sempre più lontano, insonne
e inesaudita, compressa e
decimata nell’istante interminabile
in cui lui ti dice non ero morto,
solo ti eri dimenticata di me
e le pareti dell’esistenza
mi sono crollate addosso.
ora tormenti quei binari
ispessiti e scuri, ci sfreghi
sopra le dita stanche e nervose,
muovi la pelle e ne tormenti
i percorsi tortuosi. siamo
stanchi di ricevere mezze
risposte alle domande che
nemmeno sognavamo
di porre. ogni sogno è un
tormento imposto sui corpi
senza vita di un passato remoto.

il disgelo.24

18 marzo 2014 § Lascia un commento

mi manca
il lessico mostruoso della provincia
il suo segno di calcinacci ai bordi delle strade
le reti invase da fogliame
lo squarcio dei mattoni e l’erba che più non cresce-
ai confini del tempo e dello spazio
trovo il tempo e lo spazio
morti precedentemente
e reincarnati nei prati grigiastri.

malvina

17 marzo 2014 § Lascia un commento

L’effetto è quello dell’ostensione
compulsa la lealtà, la stende inesorabile,
irradia un’apertura crudele.
Quando le sfiora il seno è accidentale,
traiettoria malcerta, instabilità
nell’indicare un oggetto prossimo.
Poi sorride con cura e calcolo.
Distrattamente semina e volutamente
non coglie, affina arti inutili e pregiate,
non conosce un gioco cauto e altro,
fa la guerra come la fanno i bambini,
crudeli e dotati di armi minime.
Estorce piccoli disatri emotivi.
Ticchetta ed esaspera, scolora e
ritinge. Non conosce la vergogna
delle mani che tremano e delle onde
esageratamente alte. Pertanto è vile
e il suo coraggio posticcio. Lo riconosci
quando si specchia nelle vetrine con
un smorfia virile, quando tampona fiori
su volti aleatori, quando sorride e lo sguardo
non segue le labbra. Pure poco scaltro,
quindi. Il suo nome è di poco conto e lo terremo
per noi, eppure Malvina lo pensa e stringe.
Povera Malvina. Così femmina. Povera
Malvina che si fa fregare fuori dai denti.
Povera Malvina.

il disgelo.23

11 marzo 2014 § Lascia un commento

Seguiamo un percorso che accumula anse.
La profondità sentimentale è un calcolo
che si attesta aderente alle temperature,
cala e rialza il profilo, spoglia delle lane,
sconfina di stagione in stagione. Propendiamo
per un avanzamento lentissimo, una guerra
di posizione, un trincerarsi e strisciare di
posta in posta, preseguendo più che altro
per tentativi. La neve si abbassa. Si scioglie,
afferra detriti, passa da trasparente in
fanghiglia senza traumi. Sentiamo i giorni
sgocciolare, scendere in serpentine,
gorgogliare talvolta quando si sconfina
in atteggiamenti platealmente primaverili.
Ci sono gemme che il nostro sguardo
non coglie subito, la variante cromatica
è sottilissima, sussurrata, un punto
appena sopra il poco colore che gennaio
concedeva. La neve si abbassa. Reclama
il terreno, lo penetra piano, si addentra
fra i bulbi che fra poco bucheranno la
superficie irregolare, tessendola a sprazzi,
proseguendo infine in campiture ampie.
Seguiamo il nostro percorso. Curviamo
le nostre traiettorie con una certa indolente
costanza, sforando quasi nell’inerzia.
Quando ci fermiamo è piano, siamo nella
conca, nel palmo del giorno, le acque
sonore, rinvigorite e certe. Ci siamo
abbassati, sciolti, abbiamo tenuto
la strada aderente agli elementi.Siamo
divenuti campo, siamo stati fecondati.

Dove sono?

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