appunti per la storia di una bambola

30 gennaio 2014 § 2 commenti

era una vergogna cadere sulla sabbia
con le gambe nude e il seno scoperto,
esporre la pelle alla luce senza filtro
alcuno e ricevere abbondante e luminoso
l’abbraccio e l’amore, o lo spasmo delle
cose accelerate, l’ossigeno ridistribuito
per arrivare alla conclusione della
copula, con ogni chiaro irreversibile senso.
fosse poi sabbia o fieno o acrilico o sola
semplice terra battuta, ma comunque
il senso di furto e delitto, il coltello dalla
parte della lama, la nausea del terrore
e della colpevolezza. imputata e amputata
delle cose desiderate e arraffate, fra le
sbarre insormontabili degli accadimenti.
lei passava fra i derelitti e gli empi e io la
seguivo dopo sessant’anni, senza imparare
regola o legge, solo io e la sfrontatezza di
non potersi arrendere alla quiete, al sonno dei
sensi.

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