appunti per la storia di una bambola

30 gennaio 2014 § 2 commenti

era una vergogna cadere sulla sabbia
con le gambe nude e il seno scoperto,
esporre la pelle alla luce senza filtro
alcuno e ricevere abbondante e luminoso
l’abbraccio e l’amore, o lo spasmo delle
cose accelerate, l’ossigeno ridistribuito
per arrivare alla conclusione della
copula, con ogni chiaro irreversibile senso.
fosse poi sabbia o fieno o acrilico o sola
semplice terra battuta, ma comunque
il senso di furto e delitto, il coltello dalla
parte della lama, la nausea del terrore
e della colpevolezza. imputata e amputata
delle cose desiderate e arraffate, fra le
sbarre insormontabili degli accadimenti.
lei passava fra i derelitti e gli empi e io la
seguivo dopo sessant’anni, senza imparare
regola o legge, solo io e la sfrontatezza di
non potersi arrendere alla quiete, al sonno dei
sensi.

il disgelo.20

27 gennaio 2014 § Lascia un commento

Ti scrivo quando la neve si sbaglia
e lascia inevasi i primi visi del mattino
il risveglio, all’atto pratico, è una cosa bestiale
dove i rumori s’incagliano:
uscimmo così
per strade silenziose, con la neve, appunto,
ad aprire nuove feritoie nella pelle.
Noi eravamo cauti, luminosi, secolari
muovevamo passi dentro argini stretti
controllavamo che ci fossero altre persone
a professare direzioni e intenti.
(Ma come ti posso scrivere la bicromia del giorno
il suo collimare le ore docili e spietate
donando ombra o luce e mai un grido a spezzare?)

Io coglievo l’inevitabile, mi condannavo a lunghe agonie.
Nelle mie stanze occultavo altra neve.

15 gennaio 2014 § 4 commenti

Io conosco lo spazio e, a tentoni, le lune che mi precedettero.

Il mattino mi maledice perché ne ricordo gli spigoli, improvvisi
ma non per me. La sera mi lascia, crede, inerme, a scivolare lungo
i muri come un’ombra o un filo di fumo, volatile insomma, senza
chiamare né chiedere nulla. Il pomeriggio sparisco nei ruoli
necessari. La notte guaisco nei sogni o scrivo cose minuscole.
Non ricordo albe o tramonti se non per un copione
scritto di fretta, a giustificare un assalto di corpi ai corpi.

Il sole non mi parla, mi percuote talvolta oppure mi
schiaccia su prati o strade ingorgate, fra gli spartitraffico.
Le nubi mi amano, per confusione quasi, come fossi una
percentuale o un pugno di sale grosso, mi passano davanti
lente, timidi ingegneri, programmando la mia stanchezza.
Solo un poco di pericolo con la neve. Vorremmo vicendevolmente
seppellirci, ascoltarci quando nessuno parla, lasciare gli
strumenti a corde finire sotto molti centimetri i loro accordi
gentili, terminare in un silenzio poco sporco, piegarne
i rami, restare vicine.

Così tutti temono gli accadimenti eppure li corteggiano e
lascivi addirittura, facendosi affferrare come all’inguine
da quanto non chiamerebbero per nome. Un violino li
eleva e ne doppia intenzioni più appropriate. Tutti restano poi
in silenzio e senza vergogna o occhi aperti. Io ero
Terra. Solo successivamente principio e regola in un libro.

il disgelo.19

12 gennaio 2014 § 4 commenti

prendi per esempio questa nebbia
l’errore di una solitudine altrimenti ininterrotta
non è che ci siamo sbagliati, abbiamo perforato il tempo,
è perforato il senso, il senso comune, l’abbraccio
umano, non è che abbiamo smesso di capire,
guardarci, intrecciare, impartire cuore.
la nebbia è calata. fra le nevi. sugli eserciti fratti.
la nebbia è ora.

malvina

9 gennaio 2014 § 1 Commento

è una scena molto forte, gli odori sono pungenti
e il materasso è costellato di macchie dense di
tristezza, dolore e amore. c’è del fumo che sale
fra le piante fitte, se fosse un’altra epoca
troveremmo tracce di sangue o forse solo
un pitale e le sue esalazioni in aggiunta al
resto. è uno show senza precedenti. la pelle
della donna presenta pori dilatati, i capelli sono
nel più assoluto disordine. non c’è suono, c’è
appena qualche piccolo rumore, fruscio, di
imbarazzo, come un movimento intestinale
che interrompe il pensiero e crolla al suolo.
tutto è disagio. vorremmo fuggirne. distaccarci
da ciò che portiamo negli occhi. non possiamo.
la scena prosegue, arrivano il fuoco e una mosca.

catalogo per nomi e per cose

2 gennaio 2014 § Lascia un commento

(ogni giorno mostri impossibili)
le riserve di ansia del primo strato di pelle
i rimasugli di fame appena prima che sia gola

Dove sono?

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