il disgelo.18

30 dicembre 2013 § Lascia un commento

sono mercenari disorganizzati e organizzati
soldati forniti di armi affilate e variopinte
le maneggiano malamente, rischiando molto
li vediamo la mattina muoversi in massa, pericolosi
e vocianti, non se ne comprende l’identità, qualcuno
fra loro vuole parlare di cose, di tempo, di tecnica
di guerra, si scrutano, studiano le altrui armature
spintonano e non badano e spesso trascinano
con sé bambini anch’essi armati e capaci di
dar battaglia. io li temo e me ne devo nutrire.
poi torno a casa con la mia fame intatta
e attendo il disgelo.

(mio padre non ha mai detto che le vie del signore sono infinite, ciononostante le ha percorse)

24 dicembre 2013 § Lascia un commento

L’impianto rivela molto di più degli eventi successivi.

Quando iniziai a giocare andò bene
solo dimenticai presto che stavo giocando.
Cercando di convicermi che Dio vegliasse su di me;
quale cazzo di dio, mi chiedo.
Un attacco di fede era impensabile.
Indispensabile sarebbe stato non dimenticare che
la mia religione, per proprietà ormai note
non escludeva possibilità alcuna.

Così mi ritrovai a vagare per il deserto, solo,
con una bisaccia per l’acqua
un giorno mezza piena e un giorno mezza vuota senza
mai vederla per quello che era: a metà.
Avrei scritto, potendo: la grafia dei miei passi intesseva la
sabbia di strali e fuochi ben delineati, tuttavia
mobili. L’impossibilità di designare nuovi panorami non era certo un problema,
piuttosto quello che – senza comprenderne il peso specifico – chiamiamo casa.

Non siamo in grado di tornare alle parole quali erano prima che fossero
nostre, di riportare i vocaboli al significato primo e puro, di
levare l’esperienza che ridefinisce e trasfigura.
Possiamo ingurgitare ogni liquido e dimenticare che
solo l’acqua è necessaria. L’acqua. Ora
dovrei lavorare. Dimenticare il fattore dipendenza
e svolgere un lavoro d’uomo.
(scrivere una poesia
dopo moltissimo tempo)

(Poesie a Dio, da In assenza di cifrari, Lietocolle 2012)

(lettura di Rosario Campanile)

l’ultimo uomo sulla terra

22 dicembre 2013 § 2 commenti

nell’istante preciso
in cui
l’ultimo uomo sulla terra
comprese di essere
l’ultimo uomo sulla terra
fu finalmente possibile
rinunciare
a un modo di dire
alquanto fastidioso, che era:
due pesi e due misure.
tutto era diventato
infiniti pesi e infinite misure
senza più nessuno
a tenerne conto.

il disgelo.17

16 dicembre 2013 § Lascia un commento

la vedi, la riconosci
la vaniglia nera del dicembre
accoccolata in branchi fra le rupi
intervallata da chiazze di neve
prive di coraggio. la senti tempestare
nelle ore più calde del giorno, in
questo tempo fratto autoflagellato
nei pomeriggi spalancati da un sole
che supera di continuo i suoi stessi
passi. è il disgelo, ossessivo e
molto dolce, arrivato al momento
sbagliato, a fendere cielo e fiato
rendendone larghi teloni che
franano senza sosta. è il disgelo mio
mal profetizzato.

appunti per la storia di una bambola

15 dicembre 2013 § Lascia un commento

sostava talvolta a margine delle cose
col suo viso da sposa alla quale fosse
stato sollevato il velo, le guance
freschissime – niente immaginava
di più squisitamente elegante, gli
occhi le si inbrunivano appena e
le mani sudavano, le si stringeva
la trachea di respiri inestraibili.
forse era altrove il suo dove, non
il salotto rivestito di legno, non la
calma penosa dei cuscini ricamati.
la prima regola, la prima regola era
chiudere gli occhi. fingere appena
di dormire. sentire senza ascoltare.
passare il giorno a margine delle
cose, il velo riabbassato.

appunti per la storia di una bambola

11 dicembre 2013 § 2 commenti

come poteva non esserne invidiosa, la sua
macchina lunga, le cassette di uva
e le camice di buona fattura, la sintassi
disinvolta e musicale, senza guaiti sopraffazioni
o sbraitii, e la gioia delle bambine attorno,
chiedergli quando torni, quando torni
porta torta fichi cioccolato e altra uva
un toc di formaggio diverso dal solito, magari
una cartolina illustrata. il mondo saliva in
casa al momento sbagliato, rammentava
quanto era privo di accesso dalla loro
parte. altro non restava se non spostarsi nelle
stanze, andare al lavello, asciugare due
piatti, tossicchiare appena per il
fumo, votarsi a una superbia.

il disgelo.16

7 dicembre 2013 § Lascia un commento

pare il nosocomio di città sempre
adiacenti, litoranee, impossibilitate a essere
raggiunte, congela lo sguardo, lo porta
indietro intatto e fulmineo, mantenendo
dei giorni di allora quell’apparire di
autunno anche in piena estate, la
violenza brutale e dolcissima che ci
confina alla deriva dei lutti successivi

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