Alessandra Peluso legge In assenza di cifrari

21 gennaio 2013 § Lascia un commento

Emerge il rancore nelle poesie di Greta Rosso: è il filo conduttore della silloge In assenza di cifrari dove la poetessa comunica in assenza di codici, o altri segni convenzionali, attraverso i versi.

Il linguaggio poetico di Greta Rosso è senza dubbio originale come lo stesso è il modo di raccontarsi nella sua intimità e raccontare storie che lasciano senza fiato. I versi sono racchiusi in Altri livelli dove termini ricercati narrano l’amore, la sofferenza, come: «Mi faceva l’amore contro / cercando una qualche saracinesca della mia pelle / le spalle a inghiottirmi il volto». (p. 13). E in Cardio che sembra includere sensazioni forti legate ad un elettrocardiogramma che potrebbe mandare in tilt la poesia stessa. In assenza di cfrari sono contenuti anche i versi che riguardano il Sé: «Il mio margine è solo il mio margine. / Non lo do in pasto e non lo celebro. / Lo vivo quotidianamente come / lo scarto insanabile e concluso fra me e il mondo». È prorompente la personalità di Greta Rosso che fluisce con ritmo straripante, rompe gli argini, scardinando qualsiasi regola metrica perchè la sua poesia è qualcosa che va al di là di se stessa, non accetta regole, nè un andare a capo e si chiede: «che peso avesse / il fatto di continuare ad andare a capo / – forse è più simbolico che altro. / come morire, morire di continuo, / una riga dietro l’altra. / e lasciarsi infinitamente detti». (p. 74).

Lo spirito di Greta Rosso esprime l’esistenza in un modo che appunto occorrerebbe un cifrario, particolarmente complesso il suo stile come le sensazioni poetate che esprimono rancore, dolore, abbandono, la donna come la poesia a volte è frivola, altre ritrosa, altre ancora incomprensibile ma solo per chi non vuole ascoltare, per chi non è sensibile a grida di dolore quasi rilegate con cura, mai scomposte ma capaci di farsi sentire.

Eh sì, perchè i versi di Greta Rosso arrivano al cuore, penetrano come lama tagliente e lasciano il segno proprio come le sue donne, le protagoniste, Lia, Selina, Anita. È la voce delle donne che il lettore non può lasciare inascoltata.

Si legge: «mi freno sul dolore biondo che mi porta alla nausea / sulle dietrologie del mio metabolismo inadempiente / dovreste vedere la fatica che faccio per / stare buona e non stare buona / senza nemmmeno lacerarmi (…) rimanere incastrata tra toppi fili del rasoio / tentare di ingraziarmi la loro / ruggine». (p. 32). Lascia senza fiato questo dolore quasi accettato come compagno di un momento, un istante, una vita. Ed ancora si legge: «io ero prevalentemente / innamorata, ogni giorno / e ogni giorno nascevo e lasciavo / nei corpi bianchissimi / che solo la curva del seno separa dalla tristezza». (p. 36). Non può il lettore non notare come alcune poesie non hanno un inizio Maiuscolo, come a star indicare che è la vita è raccontata in versi, ma vissuta giorno dopo giorno intensamente, senza un principio e una fine, senza interruzioni o pause, minuscole, maiuscole, segni di interpunzione o accapo.

È semplicemente intrigante leggere i versi di In assenza di cifrari. Verso dopo verso il lettore sembra dover prendere una decisione: vivere una vita estetica dedita ai piaceri, alle passioni della vita, una vita etica o religiosa proprio come Kierkegaard dove una possibile scelta lo può condurre all’angoscia, o peggio ad un sentimento invalidante di disperazione. L’esistenza è il regno della libertà: l’uomo è ciò che sceglie di essere, è quello che diventa. Quindi la “possibilità” può diventare una delle più pesanti categorie rispetto alla realtà o alla necessità. Ma occorre scegliere liberamente e superare il senso del’angoscia scegliendo Dio.

Così fa Kierkegaard, poeta cristiano quale è stato definito, al contrario Greta Rosso, alla quale è difficile dare una definizione, e forse è meglio non darne, non si può limitare il suo linguaggio poetico, maledettamente e volutamente in bilico, pervaso dall’angoscia, dalle passioni, da un Dio che le appare crudele, ingiusto e infatti scrive: «Oh Signore che sei il mio pastore / i tuoi pascoli in inverno sono pieni di neve / me ne mancano di cose per sostentarmi e sfamarmi / dovresti farmi una serra / un giardino d’inverno con arance e pomodori». (p. 47).

Sono bellissimi i versi di Greta Rosso, conferiscono al lettore una ricchezza altrettanto straripante come la sua poesia dove addirittura è impossibile coniugare il verbo. Rimasto fermo nel firmamento come un satellite. Quando in primavera cadde / i nostri desideri erano già tutti avverati (p. 48) e dunque è un desiderio da realizzare quello di leggere In assenza di cifrari, di Greta Rosso.

http://alessandrapeluso.wordpress.com

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