marc

30 gennaio 2012 § Lascia un commento

il mio migliore amico
nel tè ci mette lo zucchero.
incompresi e calmi ci regaliamo mele.

(altri livelli)

23 gennaio 2012 § 1 Commento

non si può dare la caccia a ciò che non esiste
alla noia al rispetto ai fiori
secchi conservati sotto campane di vetro.

scena5

16 gennaio 2012 § 3 commenti

le ombre dicono “fuori è giorno, c’è sole e
tempo per mettersi alla luce e muovere.”
ma io tutto il tempo resterei chiusa dentro un uovo
a massaggiarmi i fianchi come se le mie mani
fossero altrui. descrizione romantica di pigrizia.

lia.10

15 gennaio 2012 § 4 commenti

non direste voi che la nebbia abbia un tale odore aspro, talvolta,
da farvi lacrimare i pori e la bocca fino a dire di una città
che è bella, nonostante il buio che rovina il mondo, dove
tutto va a finire malissimo, dove tutti soffriranno,
la nebbia. bianca come un pugno.

scena4

14 gennaio 2012 § 2 commenti

una forma pungente e ruvida di malinconia,
prurito, dissonanza, armi, lana scadente,
pelle secchissima delle mani, polvere ovunque,
sole fortissimo con temperature bassissime.
in casa, troppo caldo. una luce di cui non so che fare.

lia.9

11 gennaio 2012 § Lascia un commento

si tratta del mio futuro
non una o due nottate
ma tutto questo lo otterrò a modo mio
sta a me
farlo restare nelle mie dita
e so anche un’altra cosa
non c’è speranza
per una persona ferma
sotto una coperta, chiusa in una stanza
a legarsi indistricabili i capelli
alle persiane.

lia.8

6 gennaio 2012 § Lascia un commento

cosa volete che vi dica, che la festa era bella?
lo era, sì, ma non me ne importava nulla.

ricordavo quei momenti in cui non c’era per me
nessuna stanza calda e nessuna persona
a chiacchierarmi, la festa scemava e di me
restava un involucro recalcitrante. non era spocchia,
noia neanche, men che meno malinconia. solo
un film tristemente proiettato, a bassa saturazione,
di quella volta in cui mi alzai la camicia
sopra i seni, a fatica, il reggiseno fermissimo, una
strana dissonanza. forse presentimento di nausea.
di quando avremmo scopato e la faccia di lui
avrebbe preso le fattezze di un rettile, e senza
voler tentare la metafora comodissima di una viscida
serpe, né dire che l’uomo strisciava, ma ora tutto era
così lontano da me che mi sorprendeva male
l’esserlo stata, in fallo, casualmente e causalmente,
in un così piatto autunno, davvero a bassa saturazione,
e per quella camicia ancora mi prendeva
un brivido,

la festa finita, i piatti sporchi a cumuli, non importa, sono
di plastica, lo fosse questa lia che a volte ricordo in malo modo.

Dove sono?

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