alveo

10 dicembre 2016 § Lascia un commento

c’è una musica che ci spoglia dei corpi
e il tuo nome come una locanda
polverosa, avenir: perché l’amore
ci costruisce un’estate in pieno dicembre,
riporta ordine fra le fotografie, avenir:
questo duomo nel cielo, senza preghiere
o simboli, edificio instabile della felicità.

alveo

8 dicembre 2016 § Lascia un commento

ah, ofelia, cambiatele nome
datele un clavicembalo che faccia neve,
presto, la danza, dichiaratela stagione,
lasciatela affiorare in un’altra musica,
fatela infante.

Irina

26 ottobre 2016 § 3 commenti

Fra i tetti spioventi
prati di un verde confuso
sui prati fioriscono ragni
come sentieri inconsapevoli
nel sonno delle fioriture.

Automobili impietose
nel paesaggio
preso in prestito a novembre.

I volti atterriscono.
La malattia
è un incendio pervasivo
agguanta le cellule
srotolandole.

Una successione di festività
frana nell’oceano.
La rarità
colpisce
gli inconsapevoli.

La prospettiva della morte
come una convalescenza a parte.

Alle periferie della voce
una disperazione sotterranea
scorre a fianco delle fognature.

Le lente improbabili stazioni
di una crocifissione riattata
lei vi si ferma senza poter pregare.

Qualcosa ci martirizza
nelle necessità
e la luce
la luce è qualcosa di recitato.

È lei a comandare
si fa presto
a scendere e salire.

Che ci sia un ruolo
per ognuno
questo fa pensare
a lato
che sia una vita di stenti
non più di privazioni.

Anche la sopportazione
si espianta
basta un minimo di esperienza
per ricollocarla
a livelli più alti.

La bellezza è quella cosa
che cresce ai bordi delle strade
e ci passano il diserbante
perché non sfiori nessuno.

La grazia invece
non se la fila nessuno
cresce molto più in là
dove non passa persona.

un pezzo d’amore

21 ottobre 2016 § Lascia un commento

accarezza l’impermeabile appeso al muro
della minuscola trattoria, appeso come
un quadro, con i bottoni slacciati e la fodera
a vista: come un amore detronizzato, ma
ancora regale e autoritario.

un pezzo d’amore

17 ottobre 2016 § Lascia un commento

Una caramella amara
sullo specchio successivo
e tu che mi aspetti
all’ombra
del sole.

Alveo

1 ottobre 2016 § 3 commenti

Figura, salvare i tuoi capelli
ricamati sull’orlo del mio corpo,
e conto le cementine, i calici,
le ossa di balena prima che
trasmigrare fosse qualcosa di cui
discutere, i suoni esausti ai quali
preferisco la calma, il silenzio,
la conservazione della realtà,
e saldiamo grate arrugginite
a proteggere i templi che ergemmo
altrove, in altri tempi, prendiamo aerei
sovente e in questo continuo
spostarci emerge il profilo di ciò
che siamo, e che siamo non per quanto
dichiarato, ma per il buio che contorna
la nostra luce, il planare corrosivo
dei nostri pensieri che fanno carne,
l’istante in cui torno a scrivere e ora
smetto, accetto.

Lo strappo.

3 agosto 2016 § 2 commenti

Questo come molto veleno non può essere fatto
non si lava, non si può restaurare:
allora si chiede cosa stia aspettando
l’uomo che non bussa alla sua porta
vorrà mica che gli si apra così
come se sapessimo che c’è senza averlo visto.
Così aspettano entrambi
e mentre aspettano disfano una storia.