un pezzo d’amore

7 ottobre 2020 § Lascia un commento

tu, mio cuore nero
preziosissimo sacrilegio
senza cappotto né scarpe né impiccio
mentre ti tocco attraverso gli oceani
e l’isola galleggia, alla deriva
nella mia bocca.

Jack&Jack

7 ottobre 2020 § Lascia un commento

la prendono i cori, i legni, le gonne al ginocchio
o lui che le dice
ho la barba lunga, la devo tagliare
il prezzo del radicchio
il fatto che l’età prenda sopravvento
ma con gentilezza, o invadendole piano le cosce
come qualcosa di così familiare, ecco,
che precede l’incanto
che disperde l’affettazione di quei momenti in cui
la domanda non corrisponde all’intento e l’intento
non chiede
così la prendono i cori
anche senza giungere a quel rapimento cinematografico
che ragionevolmente
si attenderebbe
da un coro.

cortometraggio

28 settembre 2020 § Lascia un commento

casta diva cantano i sottotitoli
e lei si attiene a un copione di disappunto
coi veli
e i seni interi
 
dove lui la raggiunge su un piano
parallelo, appena intravisto
 
senza scarpe
 
quasi fosse un aeroporto, un luogo
casuale dove l’amore si spezza
particolato
e lei lo attraversa
non indenne

ridondanze

25 settembre 2020 § 3 commenti

tardi, presto, perché trema il seno
contro la tenda di settembre, mobile,
regolamentato e trasgredente, il
suo nome come quantità di foglie
che il selciato sopporta:
nella solidità del legno che sostiene
i polsi ci raccontiamo un tempo
selvatico e senza malattie
dove curarci il puro fatto di
esistere.

ridondanze

11 settembre 2020 § Lascia un commento

difformi, ignari, uno specchio conforme
e piuttosto elementare, mentre corrono
corrono verso gli specchi modulati delle
fontane, dei pianti, dei quadri desolati
coi quali abbiamo apparecchiato questi
anni, questi rapporti alterni, colonnati,
stilita io e la mia razza affamata, quattrini,
ancora specchi, l’assenza che insulta e
incede, la variabile assunta, crescere,
modulare, riquadri, servire, la cucina
affrescata e ignara, un natale appassito,
settembre.
 
postumi.

ridondanze

9 settembre 2020 § 1 Commento

c’è un fiordo che non ci si stacca
di dosso, e il veleggiare da tempo esaurito –
il vulcano esausto, le glaciazioni prossime, 
i petali di neve. dove poggio il piede 
voragini e crepacci. il mondo uccide.
stanno morendo le cose, i sassi, i baci.
i figli sono cose immense che ci esplodono
fra le mani, davanti, lontanissimi dai nostri 
corpi. cosa stiamo facendo. abbeverandoci 
ma senza sete. e la malattia nei caratteri
incerti, puramente rappresentativi.
ma di cosa. quando tira un vento forte 
e noi non conosciamo il significato di
affondare. ma vivi. clinicamente 
vivi.

alveo

23 agosto 2020 § Lascia un commento

ah, pëtr, bicchieri,
come transitano per le sale sovraffollate
spostando minima aria,
le pietre levigate dello sgomento,
gridare verso il lastrico,
prendersi per mano di nascosto
e nei momenti di maggior affluenza,
salutarsi per nome e per nome
richiamare l’attenzione,
pacatamente, una mano sul seno,
fissamente negli occhi,
lo slabbramento del cuore promulgato
e rispettato pedissequamente,
e infine sentirsi dire
ti porto a bere una birra
è l’unica vita che ho

un pezzo d’amore

9 agosto 2020 § Lascia un commento

con la musica che sale e scende gli inverni
portandoci su strade incompatibili
i violini che tagliano la carne delle mani:
tu riaffiori da un antro pulitissimo
dove il suono spazza e rade
e insieme seguiamo un corridoio che ci conduce
alla fine del tempo, dove siamo, dove
esistere è un dettaglio trascurabile,
dove la polvere si deposita
sui seni così roventi dell’amore,
ridisegnandoli di una parola nuova,
piccolissima, mai detta.

un pezzo d’amore

17 luglio 2020 § Lascia un commento

è una camera fedele
lei che si spoglia come un muro
e lui che le ama l’intonaco come se il freddo
non esistesse.

sinan

15 luglio 2020 § Lascia un commento

si incontrano sovente
nei pressi della gestazione
lui le prende la mano con decisione
mettendosela in bocca
come il pane che accresce i corpi e li intreccia e li fermenta

con quei buchi nel collo dove ordinare
successivamente
i cuori insperati

dove gli amanti alloggiano supini
pallidi e masticati dall’estate
arati e vangati e gonfi di frutti

come i bambini increati e puri che parlano loro
dalle screpolature dei muri
e lui le dice, dopo un lungo silenzio:
non dire niente, siamo la quinta stagione.

sinàn

27 giugno 2020 § 1 Commento

io credo che sinàn verrà.

sento un rumore sulle scale
dev’essere lui
forse non sa accendere la luce
non sa a che piano abito
e non riesce ad aprire la porta.

se qualcuno bussa
dev’essere sinàn
andrò io ad aprirgli
lo saluterò
lo farò entrare in casa
gli dirò
che bello
dopo tutto questo tempo
sei venuto da me.

14 giugno 2020 § Lascia un commento

assalgono, le veroniche, come l’umidità
in una domenica pomeriggio
deste sul levare di una musica eccellente
pronte a spiccare il volo
dalle balaustre
dei corpi massacrati dall’amore
e cianciano, cianciano come ventenni integre
svolazzando nel colmo
di un giugno incondonabile.

alveo

7 giugno 2020 § Lascia un commento

se senti è qualcosa che accade
un fischio smagato eppure giunto
a destinazione
la fermata successiva, la pensilina
i bagagli in accumulo perenne e mai
smossi dal transito, dove si appartano,
nei sottopassaggi dormienti, a comporre
gli stadi evolutivi del cuore.

un pezzo d’amore

7 giugno 2020 § 2 commenti

questa rapidità
questo inedito esistere non sceneggiabile
questo stare su scale buie
fra colonne rossastre che reggono piani giustapposti
questo giacere dal centro fin oltre i confini
dove le mani giungono, attraversando
i piani giustapposti
questa antologia dagli ineccepibili frantumi
che componiamo
nel precipitare degli aerei
questo amore predetto e risolto.

alveo

26 maggio 2020 § Lascia un commento

qualcosa ti schiarisce le palpebre e non è
un aeroplano, una mulattiera, un disk jockey
quanto piuttosto un fraseggiare tenue
che ti apre da dentro, un quadro dipinto
senza scopo alcuno, una qualche cornice
applicante luce a quella finestra sbarrata,
così incondivisibile, così piena di trasmettitori,
così impavida e recintata, che è l’occhio.

alveo

25 maggio 2020 § Lascia un commento

molti occhi attenti, lo scrutare,
blocchi di arenaria come un allarme
quieto, disperatissimo. ci sono
ghiacci così incongrui da formare un
universo che non visto non si scioglie,
mentre l’allarme cessa: e cessiamo
di udire il tempo.

sinan

23 maggio 2020 § Lascia un commento

siamo due perdenti che tutto hanno
ottenuto, col vociare che assale le finestre
impolverate e l’ansia di saperlo, mentre piove
piove sulle braccia degli alberi che ci piantano
strada nella disparità dei minuti, e qualcosa
ci ammala che nessuno ci ha dato.

Jack&Jack

22 maggio 2020 § 2 commenti

un giorno ti porterò al mare in riviera adriatica
sulla spiaggia attrezzata, ti spoglierò viva
pensandoti sugli scogli artificiali che
ostacolano la corrente, ti farò un divano
sugli scalini delle cattedrali mai ristrutturate
di tutte quelle poche città che ho amato
alla follia e riamerei ogni giorno, ti leggerò
le storielle di rodari con la gatta che mi fa le
fusa sui piedi, ti farò le conserve, i dipinti
riprodotti coi numerini, le riserve di caccia
delle donne che escono con le amiche
il sabato sera, ti racconterò di quante volte
ogni sera mi innamoro per cinque secondi
mentre lavoro, e mi si scioglie il cuore di
tenerezza mentre tengo le gambe molto strette
passando da una sala a una cantina, e lì
mi fermo un istante, a immaginare queste vite
che ho e che non sono la mia, mentre ti porto
al mare, in città, in questo versificare sempre
uguale che scriviamo diversi e specchiati,
mentre ci litighiamo un giorno.

Lo strappo

14 maggio 2020 § 5 commenti

Io sono dodici
la bambina senza prodigio
il combattimento muto.
Fammi luce nel libro,
piccola lanterna degli anni:
fammi luce pulita.
-Chi ti manda?-
Il prodigio.
Nelle scatole allineate
che non contengono nulla.

Jack&Jack

13 maggio 2020 § Lascia un commento

Eppure piaci di più in disordine.
Quando vai a comprare le armi.
Non ti sei pettinata né hai ravviato i capelli con le mani.
Poi c’è un libro che parla di un drago e io lo installerò in un’isola.
La sporta, il denaro, un’indifferente rumore nell’aria.
Prende gli occhiali, legge con calma.
Ma la testa è altrove e in disordine.
Così si avviano le estati, sull’orlo di una primavera inesaudita.
Quartetti d’archi.
Nel freddo docile e miagolante dei pomeriggi.
Prendiamo un treno, scenderemo in una stazione a caso.
La tazza di tè bollente.
Faccende da sbrigare in ogni camera.
È un delitto continuo ma chi lo sa senza cadaveri.
Perché piaci di più in disordine.

alveo

11 maggio 2020 § Lascia un commento

se avesse senso correre
una ferita sulla fronte, un ufo, un
setacciare farina
il restare strade parallele
avere in mano una frusta rotta

fumare una sigaretta, un’altra, un’altra
ancora, considerare gli uomini folli
il narcisismo un’altra volta

se esistere fosse
un contratto scritto male
senza benefici
a parte il contratto in sé.

Jack&Jack

10 maggio 2020 § Lascia un commento

Sussurrava non copiarmi, se questa strada che io
ho corso, se questa strada l’ho tracciata e messa
sugli atlanti dove ha nome altrove, se non ho
alternativa e ancora la percorro, quando vado a lavorare,
quando si toccano le mani che non sai così
insieme, mentre loro leggono gli stessi libri,
vedono gli stessi film, senza accedere ai piani
superiori, dove piove e noi dormiamo in un letto
senza precedenti, molto collaudato.

un pezzo d’amore

6 maggio 2020 § Lascia un commento

la sparizione delle pagine di cronaca
e tu, mio piccolo terreno in pendenza,
seminato con molto amore senza badare
ai calendari, dove germogliano case
impossibili, nell’intervista dei giorni a
dichiarare: era mattina presto, udimmo
tutti un suono acuto, un allarme
pretestuoso.

alveo

29 aprile 2020 § Lascia un commento

ogni sera separa il tramonto
che le separa la vita
lei, le mani alte come un furto
musica radiante dai polsi aperti
il plasma incandescente che non segna e non cura.

Supermarkt

24 aprile 2020 § 1 Commento

1.
I cessi sporchi
dove ci si guarda
negli specchi, bellissimi
relitti.

2.
Piccoli furti ammissibili
in una locanda untuosa.
Come una zolletta di zucchero
che si sgrani
in tasca.

3.
Fuori
guerriglie di ragazzini
in un porto scuro.
Cassonetti, sacchi.
Uno sguardo che agguanta
e non si lascia
agganciare.

4.
In un vetro rotto
in una locandina
sul marciapiedi consumato
il giorno si declina lento in altri giorni
non bene distanziati.

5.
In mezzo a una strada urbana
senza curarti
del passaggio delle automobili.

6.
Tutto per essere
giovani, inadatti, inconfigurabili.
Nessuno che abbia mai fatto nulla
il punto
è proprio questo:
nulla.

7.
Tutti che ti vogliono aiutare
per riportarti a una casistica
fallimentare.
La rovina ti ricama gli occhi
mentre reiteri la rovina stessa
la nutri di fretta e distrattamente
di fuga in fuga.
È una disperazione
che si fa chiamare libertà
e ti accarezza i polsi che ti lega.

8.
All’improvviso sboccia
un’epifania bionda
truccata oscenamente
bella come una periferia abbandonata.
Ti abbaglia, tramonta.

9.
Quelli che ti vogliono aiutare
ti coprono
e tu resti comunque il più nudo e additato.
Sei una scoria stupenda
passata di mano in mano.
Ti impastano tutti
ti dispiegano distrattamente.

10.
Il mondo è un cumulo
non sa bene che farsene
del tuo respiro.
Sei talmente disperso
piccolo involucro
spazzato
in una stazione della metropolitana.
Potresti anche uccidere qualcuno
farti rapire con la lusinga
di una scopata.

11.
Il suo appartamento lustro
ti incorda
ricava diamanti da una grafite
improbabile
sogna di mettertelo nel culo
davanti a un mazzo di tulipani.
Lo fa.

12.
Nella luce scivoli via randagio
giorno di pioggia sotto un sole sferzante.
Si fidano tutti
o sono irretiti, bestiolina
mia?

13.
Lo ritrovi
quel malfermo
biondo contrassegno di donna
la prelevi
come un gioco di guerra
la porti in spiaggia qualche ora.
Piccola coppia di scoviglia.

14.
La vita è
una cura fallimentare
impiccata al tuo collo.
Tu, conteso e bramato.

15.
Credo che l’amore sia così
un disastro che non si può
non volere
un bambino che piange se inascoltato
pronto a trasformarsi in tempesta.
E alla fine della tempesta
come in una canzone
moriremo tutti, saremo avariati.

Perché il Signor R. è colpito da follia improvvisa?

16 aprile 2020 § Lascia un commento

1.
Cose delle quali non abbiamo più
memoria:
la neve pulita sulle strade
e le barzellette.
Ora è un momento
incolore.

2.
Presenta una donna
come somma di stereotipi.
Possibilmente un cappello di visone
un interlocutore mediocre.

3.
Non è avercela con qualcuno
è la noia
la ripetizione
l’incontrovertibile rispetto delle direttive.

4.
L’amica si torce i ricci
medusa bionda
dalle ossa delicate.

5.
Possiamo permetterci
di non avere scopo?
Di giocherellare con un nòcciolo
prima che diventi radioattivo?
Possiamo davvero permetterci
di mettere al mondo
istanti di perfetto terrore
per riaffermare
la bellezza, l’indipendenza?

6.
Sappiamo lavorare
graziosamente
e con cieca dedizione
ai piani imperscrutabili di qualcun altro
dirigere una matita su un grafico
timbrare un organo interno.
Destarci, di rado.

7.
Incognite inavvertite
minimi scarti metrici.

8.
La sera la routine prevede cognac
una piccola portata di contatto
esporre eventi marginali
un manifesto di libertà
redatto a distanza dai genitali.

9.
Le visite di cortesia
nei giorni festivi:
turni non retribuiti:
Stai bene Non ti preoccupare che bel
vestito che hai Il caffè è delizioso
Grazie Allora potrai dire alla gente là fuori
che ti arrangi da solo –
Piccole passeggiate.

10.
Il bosco è bianchissimo
si incrinano gli alberi.
Il bosco si fa tranello
di parole e raffiche scrupolosamente direzionate.

11.
La perfezione tecnica non è sufficiente
Bisogna raggiungere
un livello superiore.

12.
Essere inefficaci e inappagati
soprattutto sordi
una piaga in suppurazione.
Si produca comunque a pieno regime
spazzando via
le sottigliezze.

13.
Fate di conto
verificate il bilancio
costruite un presepe
adatto ai figuranti previsti
esibite il grafico
di una strabiliante
perfetta
mediocrità.

14.
Si sminuiscono i corpi inelevati
ancorati a una corruzione
che non concede tregua.
Smarrita la dignità
si finisce
insieme
in un lodevole merdaio.
Chi pare lucido
sparge invero chiodi e
altre trappole.

15.
Si diventa così bambini.
Si diventa così vecchi
quando non ci si sa spiegare.

16.
Ridere di cose passate
come fossero lontane
invece sono concause di una consunzione
che non osiamo
annotare.

17.
Il fatto di ricordare tutto
ci appesta.
Dimenticare
ci consegna a una maggiore
ferocia.

18.
Ma riapriamo ogni volta
i cassetti
le gabbie
le mani
la bocca
la spaventosa porta di una casa
nella quale
non abbiamo mai abitato.

19.
Fervore
è solo un lemma
al quale ci aggrappiamo pronunciandolo
tornando, dopo un istante,
articoli da esposizione.

20.
Un Lieder smarrito
nei vapori
del riscaldamento centralizzato.

21.
Allora silenziare tutto.
Terminarlo
con una gran bella mazzata:
e l’osso ioide spezzato.

Alveo

13 aprile 2020 § 1 Commento

guarda il servo:
un albero esotico
simile a un paese del sud,
o a panni stesi in inverno

l’arte di disporre i fiori
nel più grande ripostiglio di sempre

dove lo trovi un uomo
in grado di farti rigare dritto
il cuore, dove,
nemmeno sul mercato nero
nemmeno in un anellino –

dove, a prendere le mani per scherno,
ce ne sarebbero
di donne
coi capelli tagliati corti
e il nome appuntato sulle punte delle dita.

Jack&Jack

9 aprile 2020 § Lascia un commento

C’è un corpo nero nelle mattine
luminose, un corpo
nero come la fame
corpo lavico e marginale.
Loro intanto piangono
ma piangono soli
o con la scusa di un treno.

Il cantiere è chiuso da molto tempo
ne conservano poche immagini radiali
come una pianta rinvasata: lo narrano
tuttavia, come qualcosa
che importa ormai poco,
un’usanza abbandonata.
Parlano di fisica.
Parlano di qualsiasi cosa a pretesto delle
mani, del toccarsi selvaggio e grave,
molto serio, come quando transitarono
dalla carta all’aria, dal divano alla pelle,
murati nella luce, ora corpo nerissimo –
così nessuno lo vede, così continuano
a guaire, a essere corpo.

Alveo

4 aprile 2020 § Lascia un commento

Perché sparire
come un colpo di pistola mai tirato
perché dimorare nella rogna
inconsistente di una verità indissolubile
e impronunciata
perché appartenere
se il nome era disastro, dissoluzione,
amore,
e l’ho già portato.

Cratere d’impatto

2 aprile 2020 § Lascia un commento

invece il mattino ha colore miele di castagno
e si abbandona ai lati delle finestre come
un’adolescente nelle mattine di agosto
spostandosi piano i vestiti del pensiero –
tu sei lontana anni luce, sei in un bosco fitto
dove non c’è vita, sei fintamente dolente e
lacerata nella bocca, con i vestiti nuovi e buoni,
il telefono rotto, i tacchi consumati, sei in una
galassia dove chi ama non è mai stato che
perduto.