18 ottobre 2019 § 1 Commento

quante cose non avevamo considerato
lo stupore immanifesto
la lievità del respiro nel sonno dolce
i lieviti fra le nostre mani così separate e disilluse

come un tramonto su una spiaggia affollata di negoziazioni

e le persone, tutte le persone incontrate
con quel tutto da dire e quel niente detto
insofferenti ai bambini che muoiono di continuo

come potevo essere diversa

come, come potevo trovarmi ancora un nome
senza considerare le conseguenze.

3 ottobre 2019 § 1 Commento

sono una brutta persona, irene, perché
quando canticchi per mezz’ora di fila
dov’è il mignolo
rimpiango i tempi in cui sceglievo fra tavolo e divano
sono una brutta persona
perché non ti stiro le magliette
perché di notte quando ti svegli ancora 4-5 volte
mi capita di lanciare improperi
senza nemmeno abbassare la voce
e ti mando a quel paese
sono una brutta persona
perché mi preoccupo se non mangi se non dormi se ti ammali
perché penso che il tuo viso quando dormi o fissi il paesaggio fuori dal finestrino
sia la più bella opera d’arte in senso assoluto e universale
perché sei la più intelligente e acuta e guai a controbattere
perché quando mi guardi e mi accarezzi penso
che nessun altro mi amerà così
sono una brutta persona
perché ti ho voluta così tanto da averti
e ora che ti ho
vivere è un casino immondo
di fioriture e ustioni.

26 settembre 2019 § Lascia un commento

in quel pezzo di pelle che le manca
a definirsi una persona, a perseguire il suo
obiettivo che è, in fondo, di avere un obiettivo,
in quel frammento di derma mancante e smaltito
in quella carne a vista non più traslucida e già
sulla via della cicatrizzazione, in quell’angolo
della nocca passato da convesso a concavo
in quei contorni sottili e scuri lasciati dalla colla
del cerotto, in quella piccola ferita, così
trascurabile e curata, spiata, baciata affinché
guarisca prima, in quel quadro seicentesco
dove ripara la sua mancanza, il suo proposito
incerto.

6 giugno 2019 § 3 commenti

la rabbia:
un sentimento d’occasione
che ti spinge ad accanirti sulla tua propria testa

pugni
fra i capelli
eventualmente
anche al muro
che è ruvido
e ti contude le nocche

nel frattempo
un fagotto è posato vicino
a te, da qualche parte,
non risentendo della risacca.

4 giugno 2019 § 1 Commento

e ora
a quale voce ti affidi?

a quali centrali idroelettriche
chiedi luce?

dove trovi
l’utilizzo del tempo
al di fuori della tua gabbia?

su quali mezzi viaggi
ora che tutto è fermo?

chi traduce i tuoi caratteri incolmabili
sono io

io che do voce
senza permesso
né mandato.

3 giugno 2019 § Lascia un commento

per non parlare di quel tuo arto incapsulato
in ere geologiche incompatibili
delle armi oscene che ti premono sulle mani
degli attacchi così tecnologici che ti staccano dal suolo

e la polvere
che si deposita
sulle carcasse delle automobili

siamo vicini, ormai, così vicini
che crediamo di vederci

invece è il fiato che manca

il fiato

e la scelta del lato, del grilletto
da premere o non premere.

30 Mag 2019 § Lascia un commento

la distanza da te è
minima, un dittongo, o mezza orgia,
il bottone danneggiato
che premeresti – la durata della pelle
la scalfittura sui programmi attentamente stesi
e ora non puoi nemmeno oltrepassare una copertina
vivi remoto e contuso
stendi il bucato
come se fosse una conquista sociale.

non era esattamente così che l’avevi pianificato.