api

23 novembre 2022 § Lascia un commento

Un pezzo di pelle vecchia e dura
cade come cadono le api.

Ieri nevicava una roba finissima
oltre il vuoto delle cortine
il cielo sfarinava in silenzio, con accondiscendenza,
una polvere che non toccava nulla
che si poteva scorgere
ma senza posare lo sguardo, solo
per istanti.

Oggi io mangio una arancia
oggi lei mangia una arancia
dalle labbra screpolate.
Lui la rimpolpa da lontano e da vicino
lui è la mela definitiva
lo scenario intentato e assegnato
lui fa il ventesimo mese
lui non cade, come non cadono le api.

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api

1 novembre 2022 § Lascia un commento

Ho scritto un sogno e non lo farò leggere a nessuno.
Vai piano e terreno.
Nella tenda fra le stanze e i ricordi.
Nella scatola tutte le spiagge che posso raccontare di aver visto
ma non saprete se le ho viste o meno.

E le radici dimesse sommesse sommerse.

(ti spio)

Ho smesso di essere dimostrativa da tempo.

effetto di mera esposizione

28 agosto 2022 § Lascia un commento

Ave capra piena di grazia
il Signore è con te e a ben vedere
quando chiami la mano guidandola
su quella testolina dura e luminosa
al cospetto della quale i dittatori
dovrebbero cospargersi il capo di cenere.
Capra, io dovrei nascondermi
perché per quanto possa impegnarmi
non valgo la metà delle tue orecchie
così calde mobili e vive.
Quindi ti accarezzo, ricevendo
la meraviglia di toccarti e guardarti negli occhi
e dovrei dare fuoco
a tutte quelle mie poesie
non abbastanza caprigne.

effetto di mera esposizione

21 agosto 2022 § Lascia un commento

Sono andato dal barbiere per la prima volta
a trent’anni
e non sapevo neanche cosa dirgli.
Fra una veglia e l’altra, nei tunnel predestinati,
nei luoghi dove abbiamo vissuto o non abbiamo vissuto
fra le pagine e le lenzuola e ai banconi dei bar
negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie
negli incontri fortuiti o meno
con le borse della spesa, le valigie,
o solo lo spazzolino infilato in una borsa e poi lasciato
dove non avremmo mai più dormito
nei boschi, sulle sterrate, nelle autostrade
interrotte dagli autogrill
nelle abitazioni altrui, nei musei disorganizzati
durante quelle vacanze nate bene e finite male
o viceversa
durante i temporali che di notte in pochi sentono
nell’afa, nel cordoglio, nella felicità improvvisa
trovata in un vicolo umido e buio
dal barbiere, dal medico della mutua, dagli amanti
avremmo sempre dovuto dire
quello che ci passava per la testa
e che finora non abbiamo detto mai,
fosse anche stato solo:
non so neanche cosa dire.

musica da un’altra stanza

16 agosto 2022 § Lascia un commento

Stanotte quattro ore sveglia
semplicemente lucida e privata della facoltà di riaddormentarmi
ho girovagato per casa
acceso e spento luci
mangiato una pesca, bevuto acqua
c’era qualcosa di sognato che non ricordavo e tuttora non ricordo
fatto salvo il protagonista
che era, diciamolo chiaramente, tutto
fuorché inaspettato.

Quando poi ho ritrovato il sonno
abbracciando Irene, tenendo le mie mani
aggrappate alle sue, e lei che solitamente scansa questi abbracci mentre dorme,
come sapendo che mi era necessario, ha tenuto
le mie mani a sua volta, il suo busto caldo,
le gambe fresche e mobili, quando poi, dicevo,
ho ritrovato il sonno, mi sono vista in un crocicchio
di vie a Torino, una serie di incroci particolare, diverso da come
ci si attende ragionevolmente considerata la pianta regolare della città,
ma piuttosto sfasato, diramato e appena complesso,
come le composizioni urbane nelle quali non mi confondo e mi oriento
senza errore, e dovevo recuperare qualcuno alla stazione,
dicevo a Jenny, conosco la strada, vado da sola,
e su questo incrocio specifico c’erano due stanze
attigue, una camera da letto e un salotto, aperte su un lato che affacciava
direttamente su un binario di passaggio per treni
ad alta velocità, e dicevo a Irene veloce, nini, vieni
a vestirti, e Davide che le raccomandava di prestare
grandissima attenzione a mantenersi lontana
da quel binario così pericoloso e mortale.

Stacco. Dormiveglia. Altro sogno. Messa a fuoco sul binario e una
banchina priva di tettoie, ampia, due gambe di donna riprese da dietro,
molto muscolose e nude fino al ginocchio, scarpe robuste,
le code di una giacca legata in vita, una busta di plastica del supermercato,
e il titolo in grassetto di un quotidiano sognato e realissimo
(come in tutti quei sogni appena precedenti il risveglio)
a didascalia della scena che recitava:
Ha acquistato due bottiglie di birra da 66 cl
Ha poggiato la sporta sulla linea gialla
Sì è gettata sotto il treno in transito
Ha lasciato un biglietto di scuse e di addio.

effetto di mera esposizione

9 agosto 2022 § Lascia un commento

Il giallo è il colore preferito di Irene
a me piace leggere i gialli
se mescoli il giallo al rosso esce l’arancione
(che è il colore di molti frutti deliziosi) 
il giallo è, dicono, il colore della pazzia
di certo è il colore delle malattie epatiche
gialli sono i tramonti con le nubi cariche di sabbia
per me i giorni gialli sono il paradosso
di chi non riesce a stare al mondo
e ci resta, come tutto il contrario di tutto
giallo è l’urlo dell’urto del limone contro i denti
nelle giornate estive che accarezzano tanto da graffiare
e le ore calde maledicono il colore giallo del sole
così come disegnato dai bambini:
gialla è la lampadina che benedice due teste
che si guardano sotto di essa 
avendo esaurito il da dirsi.

effetto di mera esposizione

7 agosto 2022 § Lascia un commento

Nella toilette al piano interrato,
dove sto urinando, c’è
una mosca sul pavimento.
Ubriaca, incattivita, affamata di luce e 
affamata e basta.
Potrebbe uscire
non trova la strada 
non sa che deve passare l’antibagno
risalire le scale 
girare l’angolo
dirigersi verso la porta automatica
o forse lo sa
e non ha voglia, o forze, per farlo.
Esco
mi lavo le mani
mi guardo le spalle e lo sterno
così sottili nell’estate che mi macina
e che non sa che io sto macinando lei.
Potrei portarla fuori, quella mosca.
Ma non lo farò.

musica da un’altra stanza

2 agosto 2022 § Lascia un commento

C’è un odore violento e quasi acre
di prati da giardino tosati la mattina
dopo una notte di temporali.
Il naso raccoglie storcendosi
in un sussulto di fastidio.
Le gambe imperano
troneggiano e marciano
il mio sentiero mi attende
con i suoi profumi che
conosco, che sono i miei interni.

Un tetto frondoso che si allunga
a ombreggiare le anse del mio moto
mi conferma che non avevo dismesso
il mio romanticismo, ma piuttosto
lo lasciavo libro di vagare
privo di forma e costrizioni
attraverso i nugoli di insetti
sotto i piloni dell’elettricità
fra lenzuola stropicciate e sempre
molto accoglienti.

Non ingoio bocconi amari
l’amarezza non oltrepassa il mio palato
se non per presentarsi
come un sapore gradevole, che spezza e risalta.

Ciao Tresero
ti guardo senza soffermarmi, come in
un incrocio fra familiari in corridoio.
Mi sussurri che certi amori sono traghetti
ti alzano e ti portano più in là
lasciandoti sulla riva dove ti si attendeva,
una riva dalla quale partire ancora.

Oggi rilevo una qualità balsamica dell’aria
che non avevo ancora sentito così forte
saranno i cespugli gli alberi sferzati
prima dalla pioggia e poi dal sole
o la mia sensibilità esasperata dagli ormoni
e dalla stanchezza sentimentale
a portarmi queste fragranze ferine e pungenti
mentre attendo bacche e piccoli insetti.
Forse: un fiore nuovo.

Il tuo viso, Caronte, impassibile e dai lineamenti
conclusi, il tuo viso stanco grave e
ondoso, il tuo viso calcolato come area
dalle mie mani tanto prensili, non consumabile
e non tracciabile, il tuo viso a confine dei giorni a venire.

Quella di oggi non è una camminata, bensì una marcia
coi bastoni branditi e armeggiando coi rami
fa rima con commiato e con svolta
sempre più scagliata verso galassie e vie lattee inedite.
Mi inerpico frettolosa, fuggo
braccata dal vocìo e dalla presenza scenica
dei villeggianti, volendo solo quiete e sottobosco
cerco un posto che non sia posto.

(A distanza tale
da cogliere le forme, la disposizione, i dettagli
più evidenti
di una composizione
che è andata restringendosi:
fino all’epilogo.)

chomolungma

26 luglio 2022 § Lascia un commento

Elogio dell’impermanenza
e della noia
della disco funky, dei bicchieri spaiati
della mia ombra a mezzogiorno
degli occhiali di rappresentanza
dei vetri da buttare in allegro accumulo
delle cucine disordinate dopo i pasti
della moretti da sessantasei
dei seni liberi sotto il vestito.

effetto di mera esposizione

22 luglio 2022 § Lascia un commento

Le cose che desideriamo,
le cose che desideriamo
le abbiamo già.
Prendi tutti bar della tua vita
tutti i banconi della tua vita
il furgone dei gelati col suo jingle riconoscibilissimo
quando rovistavo sui ripiani, in fondo ai cassetti
per quelle millecinquecento lire
che sapevo che avrei trovato
per il gelato meno costoso
che poi non era nemmeno un granché
ma era fresco e fatto espressamente
su mia richiesta, davanti a casa mia.
Prendi Irene che corre
e grida e vuole
vuole cose che ha già
che fanno parte della sua vita.
Prendi la mia birra leggerissima
prendi queste gambe che camminano
che avevo già e già camminavano
prendi tutte le persone che conosco
e conoscono me
e mi hanno già
perché sono di tutti e di nessuno
in particolar modo sono mia
quando interrompo una chiamata
Annare’, devo scrivere, ti richiamo
e sono sulla mia sedia, sedia che mi ha
e mi ha vista e accompagnata negli ultimi 11 anni
desiderandomi perché già mi aveva
con l’osmosi di questo sentimento per il mondo
che ho e che sarebbe riduttivo chiamare amore
l’amore lasciamolo ai mercatini seconda mano
a me nell’anno del signore 2022 e spero da qui in poi
interessa solo il desiderio
di quello che ho già.

musica da un’altra stanza

19 luglio 2022 § Lascia un commento

Primavera 1998, Your woman di White town risuona in strada.
Sono in un vicolo, suono a un campanello.
Una volta alla settimana, vivo in collegio a Casale,
vado a casa di questa donna
che mi tiene a pranzo, faccio i compiti.
Oggi non ricordo come si chiamasse.
Vive da sola con la figlia piccola nel pieno
centro storico, un bilocale nei pressi del ghetto ebraico.
Sono accaldata e confusa.
Sono nel pieno degli anni delle difficoltà
comunicative, so leggere ma non so farmi leggere,
non so parlare con le persone, quale che sia la loro età,
per quanti sforzi facciano. Sono nel pieno del lutto
e divoro me stessa. Lei prepara da mangiare cose buonissime,
diverse, ora posso dire etniche. Si preoccupa
perché la mia timidezza mi fa mangiare poco.
Così un giorno finisco, mentre lei addormenta la bambina,
una padella di carne speziata e yogurt greco con
almeno tre porzioni. Il mio imbarazzo e il senso di
non saper stare al mondo impazzano e accrescono
di dismisura. Nell’appartamentino, piccolo ma accogliente
e pulito, ci sono opere d’arte che lei ha fatto
molte musicassette di Caetano Veloso.
Me ne dona alcune. Io non capisco e davvero
non so vivere. Non so accettare doni da un anno.
Da un anno vivo riversa sullo sfinimento
psichico e sociale, non allaccio rapporti, non so
durare nell’ingombro dell’ossigeno, voglio solo
sparire nei libri che leggo, essere assente nella classe,
nella mezz’ora di rosario prima di cena, nella camera
di quattro letti del collegio dove le coperte delle altre
ragazze cambiano ma la mia è sempre uguale, triste,
mai giusta. Nel vicolo risuona Your woman di White town
e io credo che non sarò mai una donna, una persona
senziente, in grado di stare al mondo, in grado di
desiderare e avere. Oggi riascolto quella canzone.
La tenerezza è lancinante. Accendo un’altra sigaretta.
Ho lavato i pavimenti, i piatti, riordinato un poco,
mi sono cucinata un pasto buono, bilanciato,
di quantità adeguata. Un’ora e andrò a prendere
la mia bambina, in questa estate gonfia di un caldo
che mi riposta ci continuo agli anni di Casale.
Sto riassettando la mia vita.
È finalmente un incedere, un condurre
volontario e voluttuoso.
Un meraviglioso smentirmi.

chomolungma

18 luglio 2022 § Lascia un commento

Il bisogno di frutta
– mia tangente –
nelle temperature impestate
nel sangue che impazzisce
e mi dice
piano, vai piano, ma corri,
corri nel tempo e nello spazio
nelle maniche deposte
in quello che non basta
e in quello che eccede
distilla, non acquistare
hai molto più di quanto necessiti
hai una vita intera.

effetto di mera esposizione

13 luglio 2022 § Lascia un commento

Era il 91 o il 92, credo.
Mio padre venne a trovarmi col camper
con lui due amici
ricordo i nomi
ricordo i jeans, le braghe e i giubbotti,
i capelli corti e i volti sbarbati di fresco e
gli occhiali da sole (degli amici, mai il padre).
Per qualche motivo portò il camper presso il lago delle scale.
Era primavera, pertanto neve ancora e ovunque ma anche verde
ovviamente non era caldo
preparò, come sempre, sapendo così di viziarmi
e un tantino circuirmi,
frittate di patate e di cipolle
in quel cucinino da bambola del camper.
E io che con tre uomini attorno morivo all’idea di utilizzare la toilette
mi spostai all’esterno, molto molto distante dal camper,
così che nessuno mi sentisse urinare.
Come sempre ero pronta a inviperimi a ogni sorso di alcool di mio padre
che lo facessi ora per tanto così, dove vivo,
passerei le ventiquattro ore del giorno a sbraitare e incazzarmi.
Quanto terrore da prepubere e adolescente.
Come vorrei redimerlo, tornare indietro a scalfirlo.

musica da un’altra stanza

12 luglio 2022 § Lascia un commento

Due rocce lontane supine
sono due ventenni che amoreggiano.
Oggi la musica parla di neve e destino,
il mio passo incontra solo il destino
e il sole che fa spessore, non osceno.

Il sentiero è asciuttissimo, sabbioso,
polveroso. Già si vendica la Reit
perché mi manca l’umidità, il sottobosco,
la rugiada che prendo sulle gambe
passando fra cespugli e erbe alte.
Manca il versante che leva luce e dona luce.

Questa è la storia del mio passaggio
da una corsia preferenziale
a quella perfettamente opposta.
Le spine che prima osservavo confitte
ben oltre gli strati superficiali della pelle
perforano ora e trivellano
una materia che è gassosa
che segue e prende pieghe niente affatto dimostrative
è una traccia fresca e scura
da osservare o seguire,
poco importa.

Ecco rocce di mia altezza
il plastico, la riproduzione fedele e in scala
degli accadimenti e dei depositi
delle cadute libere e/o rovinose
dello strisciare testarda per giungere.
Osservo l’album fotografico,
rileggo i diari.
Accolgo ringrazio e proseguo.

Questi rami resti radici di cembro
come anse di mostro di Lockness
spuntano dal tappeto gentile del sottobosco.
Ancora ci stupiamo che le favole
prolifichino nella densità di alberi?

Quello di oggi
non è un viaggio interiore
è un viaggio esteriore
molto molto esposto
quasi erniato.
Ogni passo è un rogo di strega
la strega che sono io
che polvere sono e sto tornando e via dicendo.

Le dighe
ai miei occhi eterni feticci degli anni cinquanta
sarà il colore spinto delle acqua che contengono
o il vento impetuoso che le penetra senza sosta-
Questa estate somiglia a un cane che sogna di ululare
le sue zampe tremano e non riescono ad arrestarsi.
Quel cane mi somiglia
eppure, eppure: sono desta e non mi so arrestare.

Una trota calma costeggia la riva.
Finirà in un piatto, maestosa, saporitissima
lambita da burri di malga
da palati educati
da denti aggressivi e innamorati.
Come tutti i denti del mondo,
che sono pietre, che scaliamo.

Siamo serpi talentuose
per come strisciamo fra ombra e luce
facendoci notare solo se lo desideriamo
prendendo distanze da ogni diktat.
Siamo scoscesi e frananti
assolutamente coerenti.

musica da un’altra stanza

10 luglio 2022 § Lascia un commento

Il collegamento fra me e il mio corpo
è sempre stato interrotto, fallace,
cieco e nevrotico, come un’adolescenza
di troppo prolungata.
Fino a qualche anno fa.
Fino a qualche mese fa, quando è ricominciato
tutto.

Ogni cosa si riallaccia
ha senso
trova le sue corrispondenze
tracciate e automatiche.
Come uscire una mattina
salutando con tenerezza e rispetto
una schiena che riposa
un ventre da accarezzare in silenzio.
Quanta polvere d’oro si sprigiona
da sola
senza muovere un dito
solo usando lo sguardo,
il cuore.

Il gattino sulla ciclopedonale
mi è corso incontro
pochi mesi di vita
salti e fusa
lo sguardo vorace
ci stiamo mangiando il mondo gli ho detto
ha miagolato
sono ripartita con passo più deciso
perché non mi seguisse.
E il fragore del fiume ha lasciato che il resto scorresse
fra gli alberi i muschi e le pietre immobili
ma immobili solo allo sguardo.

Lo stupore
non mi lascia
è mio, intaccabile
non ha termine.

Come non hanno termine le cose
che non detengono nome
che sono cominciate da sempre e
sempre cominciano.

Buona domenica, dovremmo lasciarcelo scritto
su qualcosa che sia un vuoto a perdere
essere permanenti
nell’impermanenza.

musica da un’altra stanza

5 luglio 2022 § Lascia un commento

Abbi cura di te, mi scrisse,
e del rumore che fa il tuo sguardo quando scrive
Anni dopo: un giorno avrai una figlia
quando accadrà dimmelo.
La storia della mia vita è un turbinìo di oracoli
di dichiarazioni perentorie e assolute.
Io che ho origliato per anni alla mia stessa porta
senza voler entrarci davvero
corso i quattrocento metri in un loop
lungo decenni
ora cammino e salgo, in una maniera quasi estatica
che unisce forza e calma.
Sarebbe bello. Sarebbe bello raccontarlo ogni giorno

Ieri giornata di pianti programmatici e terapeutici
debolezza imposta dalla bassa pressione atmosferica e
qualche fastidio ormonale.
Inaspettatamente oggi le mie gambe e il mio fiato
reagiscono con forza e costanza
impedendomi stanchezza e stacchi di aria.
L’estate oggi è onesta nel suo lavorìo di formica
il cielo striato
quanto verde da mettere via.
Vedo tronchi che raccontano palchi che raccontano
un giallo della Vargas letto oltre un decennio fa.

Sto leggendo musica e boschi e rocce.
La carta, lasciamola decantare ancora un po’.

Le farfalle sono attrici temprate, un elogio
al breve divenire.
La frescura oggi è psicotropa
acuisce i sensi e li rimescola.
I rami indicano come andare fuori strada
se li seguissi farei la spola da un versante all’altro
ininterrottamente
senza più curarmi del tempo.

Un’estate, avevo dieci undici anni, accompagnai
la vicina di casa, la milanese villeggiante, nonna
del compagno di giochi d’infanzia,
a raccogliere lamponi per la marmellata.
Mi aveva promesso che me ne avrebbe data un po’.
Ne raccogliemmo un grosso catino da bucato, di quelli ovali
in plastica azzurra.
Il pomeriggio passai a riscuotere il premio
che consisteva in una tazzina da caffè espresso
riempita di marmellata per metà.
Sbigottita ringraziai comunque.
Da allora raccolgo solo per chi amo
per dono non richiesto, o per me.
Come quello che vedo, come quello che scrivo.

Profilo di bambina che attende un bacio
sulle labbra, come quegli ultimi saluti mattutini
poi ognuno centrifugo, rivolto al suo, talora riverso,
talora slanciato.
I sassi sono il frantoio che mi estrae l’olio, l’essenza,
il carburante sempre rigenerato
anche sulle gambe cedevoli, sensibili agli ormoni impazziti,
anche col vento che si spande attorno
come solo il vento sa fare
e quella carezza fra le cosce
che è un matrimonio di luglio, privo di sabbia, rivolto ai piedi.

chomolungma

3 luglio 2022 § Lascia un commento

Pesto l’ocra il deserto l’epistassi
la violazione delle norme dell’
infanzia nella misura in cui questa infanzia
me la sto riprendendo con te, Irene, con
i ghiaccioli i balli i fiori da raccogliere
o da toccare come fossero corpi
consegnati alla terra e alla terra sola
appartenenti, mentre lasciamo che le gambe
facciano il loro lavoro con impeto e
passione, e la notte ci addormentiamo
sfinite e straripanti di sogni che balbettano,
che fanno il caldo e il freddo finendo col
tempestare, mi tengo stretta la narice
sinistra, ancora sangue, era ora
che quello vecchio se ne andasse.

musica da un’altra stanza

30 giugno 2022 § Lascia un commento

In questi giorni di caldo e umidità inconsueti
l’aria appena fresca del bosco
punge le narici come una granita bevuta troppo rapidamente.

Il sentiero
conosciuto, familiare
smette di essere innocuo
sono madida di sudore
che è una rugiada ingannevole.

Poche nuvole
stratificate e scomposte
si dirigono senza fretta verso l’uscita di sicurezza.
Il sole è una dittatura alla quale non riusciamo a sfuggire
neppure la notte, neppure clandestinamente.

Un tronco d’albero caduto e appoggiato
incastrato nei rami degli alberi adiacenti
è il relitto di un aereo di linea
in un racconto nevoso e post apocalittico.
Immagino le provviste da raccogliere
l’incertezza e la paura, la forza brutale
dell’istinto di conservazione.
(Non devo invece immaginare:
la guerra, la siccità, la spada di Damocle
alla quale assomiglia questo albero caduto
ma non ancora atterrato)

Senza tralasciare la meraviglia un po’ banale
di trovare fragoline di bosco
tra l’altro tutto fuorché inaspettate
avendone seguito l’evolversi fin dal germoglio.
Sono la didascalia obbligata
al mio ritorno
perché fin da bambina più che Greta
sono stata Gretel, Cappuccetto Rosso, Pollicino, una cosa
presa in prestito alle cortecce e ai dirupi.
Ora sfrondata e recuperata e pertanto:
in piena espansione.

Compiacente e ricettiva
mi avventuro su un sentiero poco battuto.
Dopotutto questa è la mia casa.
Devo sapere cosa c’è nei cassetti.
La traccia è lieve e non persistente
il profumo di resina è pazzesco.

Scendendo, rientrando, di ritorno
vedo sull’autostrada del bosco, a una ventina di metri dal mio sentiero
una carovana di una quindicina di turisti accessoriati.
Non ho visto nessun altro
nessun incontro diretto:
grazie sentiero, tu taci e ascolti le mie silenziose richieste.

E poi, verso la fine del sentiero, una farfalla bianca
mi ha baciato il collo, con leggerezza,
quasi il bacio di una bambina, la mia.

effetto di mera esposizione

27 giugno 2022 § Lascia un commento

C’è una pulsantiera abnorme
hai scelte infinite dicono
poi un tasto non funziona,
uno ha effetti sordidi o sordi,
un altro ancora è disponibile per pochi.
Fuori il sole inonda le strade ed esonda
nelle finestre, in fondo ai corridoi, sotto
ai mobili. C’è un’immobilità
ammorbata dal caldo, dominante,
padrona, e noi che non ci appoggiamo
a nulla per non aver bisogno di un sostegno
che potrebbe venire a mancare,
e comunque cadiamo, e allora:
tanto valeva appoggiarci.

La pulsantiera un giorno sparisce.
Resta il cartello esplicito FUORI USO.
Raccoglieremo fiori nei prati.
Raccoglieremo un esordio più semplice.

chomolungma

23 giugno 2022 § Lascia un commento

Dopo le granate, le canne degli organi, le
cavallette (sparite) e i giochi contrastati,
i gelati sgraziati e dai colori abbozzati,
le natività mal rappresentate, i dardi infuocati,
la mani tese ad allontanare altre mani,
le prigioni impolverate, le mosche al fresco,
il vuoto nello stomaco, la vana resistenza,
l’affastellarsi di gesti che non scalano ma
scavano, liberarsi di, liberarsi da, la libertà
che ci inchioda al materasso: e la forza:
tanto inutile da porre freno, e dare stasi.

chomolungma

21 giugno 2022 § Lascia un commento

Il respiro dei miei passi
il respiro del mio volto
quanto toglie il non sapersi arrestare entro lo stop.
Sentire la vettura
è una cosa di questo momento
udire il rumore di sottofondo, la sua modulazione
che non è un silenzio
che va ascoltato.
E le piaghe che non sono piaghe ma corrugazioni.

I punti sul viso per unire i lembi
la bambina da proteggere.
Quale bambina?
Quella che parla o quella che ho generato?

Il temporale bagna cresce e pulisce.
Ascolta il temporale Greta, non le canzoni.

musica da un’altra stanza

17 giugno 2022 § Lascia un commento

Passavo il piumino sintetico
sui libri
alcuni dei quali erano
confezionati con la pellicola
e nel farlo udivo un rumore
un ronzio
mi dicevo
c’è un insetto Greta, un’ape, una vespa
infilata da qualche parte
e devo trovarla, stanarla, non lasciare che
resti o punga me, o qualcun altro
non subito collegai il rumore specifico
al mio specifico passare il piumino usa e getta
sui libri confezionati.

Da sempre la mia attenzione ai dettagli
è micidiale e completamente imperfetta
mi giungono in forma di collisione
uno scorrere di parole
e noto talvolta piccoli frammenti non necessari
e ai più dimenticabili
mentre collido con gli iceberg
che procurano falle irreparabili
mentre io, concentrata ma non centrata,
ancora penso a dove sia l’insetto
l’ape, la vespa
che ronza e assolutamente
non è mai esistito.

effetto di mera esposizione

17 giugno 2022 § Lascia un commento

Crescimi una bicicletta color ciclamino
una discarica disumana
un set di percussioni mobili
radici salde alle quali aggrapparmi per risalire
un concertino, una frenata sicura
una scarpa da tennis per la mia bambina
un balcone per i gatti e il basilico
un mondo ridotto dove andarsene in giro
a costi elevatissimi
nell’orda di gente
che sta per assalirci l’estate.

Chomolungma

16 giugno 2022 § Lascia un commento

Ancora un’ora, un’ora soltanto
poi invecchieremo
pallidi curvi infantili
nel girotondo che è stare al mondo
finiremo tutti giù per terra
ci terremo per mano anche lì
senza giravolte o cortili
ancora un’ora, un’ora soltanto
per svanire dalle luci
venire alla notte.
Come impiccati
ma più contenti e indifferenti.

chomolungma

15 giugno 2022 § Lascia un commento

Una serpentina di tuoni costeggia la mia cucina
che era la nostra cucina, che ora è mia e
poco di lei, dove mi riparo col vino più o meno
buono, e le sigarette, e le parole da partorire
rapidamente, quasi un accesso di tosse, un
recesso di voce. Una serpentina di tuoni e
null’altro da dire, nell’aria calda che scioglie
l’estate e i suoi atteggiamenti diretti, colmi
di fronzoli e verdure, nell’aria calda che ci spoglia
distanti e appagati e inappagati, e il lampo
giunge a tapparci le bocche e mandarci a dormire.

musica da un’altra stanza

14 giugno 2022 § Lascia un commento

Ormai passo attraverso le ragnatele senza più
quasi farci caso.
Degli scatti cardiaci che mi facevano passare le mani
freneticamente lungo il corpo e sul capo 
per levare i fili sottili 
non rimane nulla. 
Ora rilevo la sensazione tattile e proseguo senza arrestarmi.

Una farfalla gialla, maculata di nero, una guerriera
grande ed elegante, mi è passata di fianco già diverse volte
dispiegando le ali quasi pensasse di essere un gabbiano.
Non voglio voltare la schiena alla persona che sono
voglio tenere le ali dispiegate
anche io.
Le ho chiesto di farmi vedere la direzione, il sentiero
non era poi così chiaro, diverse volte ho perso la traccia.
Trenta minuti dopo la ritrovo, vieni con me? Le chiedo sorridendo.
Lei prende il sentiero
senza tentennare. Io la seguo.

Che poi
ci sono ragnatele fittissime sui bassi cespugli di ginepro
i ragni allacciano culle convenienti.
Ciò che prima terrorizzava ora mi porta una carezza
che non devo levare, che non è una macchia.

Questa camminata
sconsiderata, imprecisa, sfacciata
insegna che l’amore è un terreno impervio
ma se lo si percorre soli, con attenzione e rispetto
ripeto: Soli, Attenzione, Rispetto
lascia graffi ma non uccide.
Mi posso e devo permettere
lievi ferite superficiali e scivoloni
per questo scenario ampissimo che mi accarezza 
senza chiedere nulla in cambio
(e, a ben vedere, senza offrire nulla,
solo lasciandosi prendere).

Imprecando
sono quasi giunta dove desideravo giungere
passando su rocce che sono formate da tanti grossi denti
molari di pietra
e annoto che sono mesi
che noi ci teniamo fra i denti
stringendo fino a lasciare il segno, masticando e
togliendo detriti e purificando e ancora accumulando
nuovi detriti.
Ma questo ci porta nutrimento, dico.
Quando si smetterà, noi, di pensare al mezzo 
e si tornerà al fine? 
Mangiare con appetito e finché appetito c’è
lavarsi i denti a distanza ragionevole dai pasti
lasciare che la strada si costruisca da sé.
Senza che la vetta conti così tanto
e proprio per questo: finendo col raggiungerla.

chomolungma

13 giugno 2022 § Lascia un commento

È un conto che ha fatto notte
spezzato la paglia
annotato il coricarsi sul letto
fatto e strafatto
accanto alla bambina
le giornate a elencare il da farsi
volendo ferocemente sfuggirvi
il carico che stracarica il mio ponte
la mobilità inesperta e provata
dove poi finisco attardandomi
sul conto, facendo notte
senza mai giungere a una rimanenza.

effetto di mera esposizione

11 giugno 2022 § Lascia un commento

La mia musa
dorme forte
dorme come dormono i bambini
col ventre pieno e completamente indifeso
pieno
si sveglia forte.
La mia musa
non è la mia musa
è la musa di sé
e a sé resta
lo sguardo acceso come il mio
e come il mio solo e luminoso
che se fosse meno solo
non farebbe tutta quella luce.

effetto di mera esposizione

9 giugno 2022 § Lascia un commento

La mia buona stella
il mio buen retiro
tu, ciottolo, tu viandante,
tu e i piedi sempre ìmpari
sulla piastrella che ti comanda
e tu non obbedisci
tu, operaia imperfetta e precisissima
quando entri nella discoteca che fanno
i prati di notte quando non li guarda nessuno
e balli, balli in un’orario devastato e magnifico
con le stelle che sfarinano
e le spezie che fanno giorno d’improvviso
mia buona stella
buen retiro.
Andrò a farmi un bagno.

effetto di mera esposizione

6 giugno 2022 § Lascia un commento

Lei infesta i miei sogni.
Nessuno deve saperlo.
Nessuno deve sapere che di notte
mi tira i piedi
apre i pacchi della mia dispensa
mi dispiega le camicie
sussurra ai quadri.
Io aspetto di vederla, un giorno
perché è una sensazione fallace
quella che mi porta a chiamarla
lei
come se il suo sesso potesse portare sogni gentili
che però non ha chiaramente voglia di portare.
Quindi fa dentro e fuori dalle officine
trasloca di continuo la mia posta
mi smonta gli occhiali e il televisore
e di notte
mi tira i piedi.