musica da un’altra stanza

10 Maggio 2022 § Lascia un commento

Uno spiraglio nell’ampiezza
qualcosa di insperato.
 
Intanto il corpo si affama di fosforo.
 
Le fratture del sentiero si sono riempite
di aghi di pino e polvere di oro
c’è un processo nell’aria che non avrà fine
e noi saremo colpevoli di aver amato a tempo determinato 
di aver costruito Parigi, le carceri, gli autogrill
svegli all’alba con un impeto irrisolto
fra le cime e le valigie stracolme
di aver calpestato la piantaggine con intenzione di dolo. 
Nelle fratture del sentiero 
c’è la storia che sussurra per non farsi udire. 
 
Dalle vacanze in Francia Jenny aveva portato a Casale
la danza raj, portava avanti il bacino e le pelvi ondeggiando
sorniona e calda come un agosto infestante
noi la seguivamo come potevamo, o credevamo di potere. 
Dovrebbe essere sempre o ora o mai più. 
Il selciato ci portava avanti e indietro 
privi di direzione e assertivi ai soli cambi di temperatura 
ci lasciavamo gestire dalle zanzare e dalla birra a buon mercato
perquisiti sotto le giacche dalle piazze uguali
in successione e senza secessione. 
Cucinavamo curry imperdonabili pallidi padani
appena ombreggiati di qualcosa che non si spingeva oltre le frontiere 
nazionali o comunali
ci raccontavamo che andare ad Arenzano di notte e tornare all’alba
ci avrebbe tratti di prigione 
mentre Jenny era stata a Cuba in Thailandia e sa il cazzo dove altro 
io scherzavo dicendo che ero stata in Svizzera 
e che la Svizzera non era in Europa.
In realtà erano i miei anni di fame invidia e gelosia dei
mezzi dei luoghi dei cappelli e perfino delle lasagne. 
Baravo tacendo. Costruivo recinzioni. Disdicevo approcci. 
 
Il prato è pieno di merda 
vacche cani e ungolati
mi piace così, cercarmi 60 cmq dove sedermi
bere tè scrivere leggere 
il sipario di sempreverdi
e il tepore eccezionale che mi massaggia il corpo
mentre loro ai propri posti
guidano caricano scaricano sentono musica
spazzano il cortile spargono oro chiamano i gatti
corrono ridono e crescono stringendo mani e mollandole.
 
Sentiero ti amo ma lasciami andare.
Devo vivere ovunque. 

musica da un’altra stanza

29 aprile 2022 § Lascia un commento

Una storia d’amore nelle corsie di un supermercato.
Nel mio immaginario ho sempre avuto capelli cortissimi.
La mattina è una cornucopia silente,
non altrettanto silente la mia bambina
che cerca il beige per i capelli e il rosa giusto
della pelle, senza trovare soddisfazione.
Musica anni quaranta.
L’espressione sfrontatamente felice
perché la felicità è un gioco a levare.
 
Fontane.

jeccardo

25 aprile 2022 § Lascia un commento

Il vino ha un odore che conosco
una cosa, una persona, un ricordo
di luogo o situazione
o una serata al limite dell’esistenza
qualcosa di estremamente definito
pachidermico, inafferrabile
come quando vieni
e non sai come sia successo
che in quell’istante
così tanto corpo e anima
siano scoppiati in un’apertura segretissima
che si palesa in impulsi elettrici
come quel niente di odore che è
stare al mondo, volersi bene.

chomolungma

19 aprile 2022 § Lascia un commento

L’eterna sete di amore delle donne,
una che in tailleur raccoglie tutta la sua roba,
lui indifferente: lo schermo rimanda.
In me è sempre stata sete di bellezza
fosse questa un quadro generale o dettagli.
Simona che si mette un poco di crema sul dorso della mano
per poi spalmarla, in un atto fluido e privo di sonoro.
Viale Bistolfi in primavera, il ponte sul Po inghiottito dalla nebbia.
E poi, ultima: la camicia appoggiata come una cosa preziosa
sullo schienale della sedia –
la sete di amore che non ho, perché non ho sete, perché
l’amore è tanto labile e stratosferico, perché
ce n’è sempre abbastanza da non desiderare altro.

chomolungma

19 aprile 2022 § 2 commenti

Sogno di disseppellirti
confusamente
 
il seno nudo
il bosco di larici
gli occhiali da sole e la scoperta
del colore
 
un bramito acceso lontano
 
il caffè che sale
la nebbia spartana dell’immaginazione
 
nei prati macchiati
di un’estate acerba
coi frutti incolti e gelosi del cielo
 
veniamo a un tempo
che non porta nome alcuno
tempo di essere esili
tempo di ceramica
 
non prendiamoci per mano
non facciamolo mai, quasi mai
 
legno.

musica da un’altra stanza

12 aprile 2022 § Lascia un commento

Sull’asfalto le mie gambe sono rigide.
Per questo, per lunghissimi anni,
ho desiderato solo asfalto sotto i miei piedi.
Non ero pronta alla fluidità, a fare il morto a galla,
ad amare.
Credevo fortemente nel cemento
nel suo sguardo preciso e privo di pietà
nello scorcio unicamente urbano.
 
Per disinnescare una bomba
è necessario che vi sia una bomba
così come per accendere una miccia
bisogna che la miccia esista.
Presta attenzione alla paglia e agli inneschi.
Forse il mio riflettere farebbe sì che il fuoco si appicchi.
 
Una valle che si apre è un passaggio ampio
per un sorgere di pensieri di antica provenienza.
Credo che un tetto serva a chiunque
e talvolta quel tetto può semplicemente essere
l’ascoltare un richiamo e riconoscerlo.
Oppure: fermarsi sul sentiero, sedersi,
attendere che un altro viandante passi oltre
restare nel silenzio e nell’assenza di persone.
 
E poi
ho incontrato una cerva.
Ci siamo guardate.
Eravamo uguali.
 
Ho trovato strade che il mio corpo riconosce
disinnescato ordigni. Ora posso solo
aggiungere vita un pezzettino alla volta.

musica da un’altra stanza

4 aprile 2022 § Lascia un commento

Ho ripreso, la sera, a lavare i piatti della cena
non appena Irene dorme, e a preparare,
già riempita e sul fuoco, la caffettiera per la mattina.
Nessuno mi porta il caffè a letto, né me lo fa trovare
a tavola, ma nel mio spazio e nel mio tempo
questa è una carezza che faccio a me stessa.
Così come i jeans attillati, il mascara che ammicca
quando sto solo aspettando fuori dall’asilo;
le poesie che meccanicamente mi salvano
come tutti quei piccoli dispositivi
collegati al mio motore, connessi, materiali,
che mi preservano dallo sbandare
entrando in funzione ben prima delle collisioni e
sovente evitandomele.
Così quella caffettiera (da sei, ma come si potrebbe
pensare che produca più delle due generose tazze
che mi permettono di attaccare il giorno?) pronta
sul fuoco che accendo la mattina entrando in cucina
con quella luce ampia che sfonda le finestre e strazia
bellezze, banalmente, in tinte decise,
come Wes Anderson che baciasse Michel Gondry
e io a guardarli, bevendo un caffè fatto senza fatica
e senza sacrificio, che mi tiene per mano, mi dice
buongiorno Greta, porgendomi la tazza, il giorno.

musica da un’altra stanza

3 aprile 2022 § Lascia un commento

A venti metri un ceppo è
una piccola volpe tranquilla.
In piena luce non è tutto chiaro.
Pensa ai miraggi, per esempio.
Anna parla della sindrome del prato fiorito,
io la vedo rappresentata così.
A un certo punto la neve (nel seno)
mi ha dato il punto di riferimento che mi mancava
ogni altra volta.
Ascolta le tue parole, Greta.
Perché quando le dici senza ascoltarle sono paturnie.
 
Nel bosco giganti delicatissimi spezzano rami
dalle piante è il loro naso che sgocciola
la neve (nel seno) non è un monito
ma una sottolineatura assai lucida.
 
La neve sul sentiero per casina alta
è più profonda, bagnata e pesante, le mie scarpe
inadatte. Mi arrangio posando i piedi
nella traccia lasciata da un altro
adeguandomi al suo passo e al suo tempo.
Questo c’è da annotare: chi ha lasciato le orme
ha il mio stesso numero di piede, ma suola differente.
Che io stanotte le abbia lasciate in sogno
perché oggi mi guidassero: una fiaba buona.
Ieri sera vi ho chiesto un segno. Vi ho chiesto un segno
e me l’avete mandato. L’unico segno buono,
quello che mi costringesse a seguirlo.
Quante volte, tutte: ho chiesto segni
e non aspettavo di ascoltare la risposta.
Non stavolta.
 
Sono quasi arrivata alla fonte quando mi rendo conto
di non aver considerato la discesa.
Arrivo in pochi minuti, sgombero dalla neve una porzione
di tavolo, lo asciugo come posso e mi ci siedo.
Mi chiedo se mi serva il cibo. Ho dimenticato a casa
il tè caldo. Da lontanissimo giunge una voce di sermone o di radiocronaca.
Una gara di sci forse. L’aria è calda e temporeggio.
Scie di aerei. La neve che crolla stancamente
e senza troppe cerimonie. I ceci e le arance
estratti dal mio zaino.
 
Per la discesa mi sono servita di due
rami solidi, lunghezza perfetta, trovati poggiati paralleli
al tavolo da picnic. Li ho usati per il tratto peggiore
per poi lasciarli, posati contro un albero, alla ricongiunzione
col tratto più ampio e godibile della pedemontana.
 
Mancano venti minuti per essere di nuovo a casa.
ho le scarpe intrise, i piedi freddi e caldi, desidero fumare.
Il bosco non tace e l’aria mi accarezza i capelli
senza aspettare parole né proferirne.
Il mondo è una tavola bianca che si riempie se la guardo:
 
e la guardo.

musica da un’altra stanza

2 aprile 2022 § Lascia un commento

Davide uccide Golia e diventa un giovane re.
Arriva Sara con una bottiglia di rosso.
Mettetemi in una bottiglia e perderò acidità
Trovandomi con un corpo migliore.
Ma che io mi lasci evaporare, questo no,
non lo prendo in considerazione.
Intanto la maggior parte delle persone viaggia nei suv
non benedice le mani che preparano il cibo
non apre gli occhi e lascia la bocca ineducata.
Il futuro non significa niente e non è
tutto ciò che abbiamo. La fatica dei vizi,
delle ossessioni, della dipendenza.
Qualcuno dorme o non dorme, gatto di Schrödinger.
Nei mattoncini impensati. Dentro di me
c’è la massa grassa che racconta una favola.
La favola è interrotta e comunque ero distratta.
Ho guidato per cinque ore viaggiando in cerchio.
Ora, dice la cartomante, sono stanca di ascoltarti.
Quindi ti farà male tutto. Perché il peso c’é.
Capiremo cosa proviamo. Nella stessa zona.
Ma in luoghi diversi. 24 ore al giorno con l’ossigeno.
Scriverò un libro nuovo, un giorno, dove
non essere più la somma di muri.

effetto di mera esposizione

30 marzo 2022 § Lascia un commento

Luigi
neopatentato
ammalato quando sarà grande
si spegnerà presto
fra i frantoi e i mattatoi
si piega sui volantini
lavanderie automatiche e baretti
i bacetti accantonati
Luigi è enorme
un sussurro che incalza
un dottore, presto
con i cori che sottolineano
il ritornello:
Luigi
brucia
nel sogno.

effetto di mera esposizione

29 marzo 2022 § Lascia un commento

Quello che mi manca è l’edera
la forza della cote
una moglie da mangiare di notte
con le cicale che frastuonano
le trecce delle bambine timorose
il materasso di lana:
adesso ti devi decidere, dicono
devi decidere da che parte stare
io, proprio io che sto solo dalla mia
e tutto sommato da quella di tutti.
Parla un po’ con questo con quest’altro
con la camiciola fresca
e le assi che cigolano.
Adesso ti devi decidere.
Cadi, rialzati, sbùcciati le ginocchia.
È quasi giorno. Il sole non finisce.
Le tegole sono ricontate.
Il cielo non mi dà ampiezza né profondità.
Ma ora arriva, vedrai, ora arriva la guerra.
E ancora tu non hai deciso alcunché.
Quando il mondo sta per finire e tu ancora
non hai imparato a stare al mondo.
Nel bombardamento assordante dell’informazione.
Ma io non decido.
Mi manca l’edera, verde di pioggia e di sole,
e il pezzo di scisto necessario per giungere
a tagliarla.

il sale

27 marzo 2022 § Lascia un commento

tu, giardino francese, maglia glutinica,
manica ampia che dà alloggio, tu
muro da portare e lasciare dove sta,
animale da prato e da sentiero, tu che
arrivi dove sei e non porti via nulla
nel montare dei giorni e delle notti
col rantolo felice di chi non tiene conto.

effetto di mera esposizione

15 marzo 2022 § Lascia un commento

È arrivato il giorno giallo, giallo come la guerra
con l’umidità a palla per le strade
gli esami del sangue digiuna da sigarette
camminare con un’amica e dirle sono cotta a puntino
mentre parliamo di sheila e tim
poi ho preso un taxi giallo
attraversato un fiume giallo
“Ehi, hai da accendere?”
mentre compravo vongole al mercato del pesce.
Fuori dai palazzi una linea immaginaria che divideva
il mondo esatto e il mondo che vedo.
Persone in fila per il mio prossimo debutto
(ma si debutta una volta sola)
(e così a lungo).
La prossima volta che esci, mi dico,
ricordati di prendere la macchina fotografica.
Potresti sparare in alto il giallo del giorno
forzarne la saturazione.
Conservarlo come un atto notarile che dichiara:
io non ho guerre, non combatterò più.

effetto di mera esposizione

14 marzo 2022 § 2 commenti

Il mio nome è comunque, non ho scritto nulla,
la mia vita termina in un locale jazz.
L’iter è appassionato, stravolto,
come i cocktail che non ci hanno servito
e a nulla ci sono serviti.
Ho le braccia grosse?
I capelli folti?
Un tatuaggio sbiadito?
La sceneggiatura su questo tace.
Il mio nome è comunque, non ho scritto nulla,
e marzo è un rendiconto preciso.

effetto di mera esposizione

10 marzo 2022 § Lascia un commento

Per prima cosa sono gli zigomi ad andare in frantumi.
Come un’avaria al motore, ma programmata.
Quegli zigomi frantumati alle estremità delle carreggiate
dove ho atteso numerose volte, in pace.
Con gli zigomi intatti.
Ma ne ho conosciuti diversi in frantumi,
ammaccati, separati, staccati dal resto delle ossa,
ammucchiati ai margini delle carreggiate.
Dove si attende un autobus sospeso
con le borse della spesa stracolme e pesanti.
Dove gli zigomi sono quella sola cosa integra dalla quale
ripartire, come se non ne avessi mai conosciuto alcuno,
come se la vita fosse una confezione di racconti
da collezionare nell’insofferenza generale.

effetto di mera esposizione

6 marzo 2022 § Lascia un commento

Ero la bambina
chiusa nella valigia
rannicchiata in posizione fetale
aspettavo di nascere ma ero piuttosto terminata
nel mio essere bambina
nella valigia
chiusa, impolverata, depositata.
La valigia è ora una prova di reato
nessuno sa bene quale reato
tanto più che dentro non c’è bambina alcuna.

chomolungma

2 marzo 2022 § Lascia un commento

La luna percorre un arco cedevole
c’è una folla ai piedi del giorno
che scalpita per arraffare e dare spettacolo.
In qualche modo due persone restano al margine
parcheggiate sui palmi che si sovrappongono
incorniciando nella più impietosa maniera un tempo
che non si può discutere che sottovento
nelle sere illuminate dalle lampadine alogene
in uno spazio che sia un alloggio o un piccolo rifugio.
Dove sei tu sono io
anche se la geografia dichiara distanze impercorribili.
Questo è un cifrario terribile, bambina mia.
Traduce benissimo ma in un idioma
parlato solo da due persone che non riferiranno.
Questa è la maledizione, questa la fortuna.
Ci sono appartenenze che si vedono solo in certi istanti
come un riflesso negli schermi spenti: e loro vanno,
paralleli, senza destinazione.

effetto di mera esposizione

28 febbraio 2022 § Lascia un commento

Penso all’acqua, al calore, al chiarore, alle serate
che si tuffano nelle tazze da tè e lasciano perdere
il conto delle ore, ai ponti e all’asfalto, penso a quanto
è da ottenere e quindi spargere, penso al sale, al sole,
penso che non ci sono anni statici ma solo statistiche
improprie, penso che la neve sia qualcosa che ci deve
accompagnare, che il venerdì sia un giorno gentile
che non chiude bensì apre, penso che stamattina
non ho concluso nulla e questa può anche andare
bene, penso all’acqua, al cammino, alla bicicletta da
sistemare, al mare al quale andare, penso che in ogni
caso, d’ora in poi, e da un po’, va tutto bene, e così sia.

effetto di mera esposizione

23 febbraio 2022 § Lascia un commento

Di notte sogno i cervi, come corpi, poi
sogno allevamenti di vacche.
I loro occhi mi tormentano.
Sono gli occhi degli animali domestici.
Allora spazzo il pavimento e lo lavo.
Scorgo il sorgere del sole in un gioco di riflessi fra vetri.
Afferro la tazzina di caffè.
Sento rumori spaventosi di macelli,
sirene, tonfi, squarci.
Il cielo aperto come un’arancia.
Indosso una gonna che non fa primavera
e soprattutto non fa rima.
Rimane il guinzaglio col quale non tengo
i giorni, i bambini affrettati, le piastrelle lucide.
Quella è mia moglie, dicono di me. Ma sbagliano:
io sono sposata con una parola che non ricordo.
Come quando di notte sogno i cervi e
il risveglio è un gesto sprecato.

effetto di mera esposizione

22 febbraio 2022 § Lascia un commento

Una volta ero la piccola fiammiferaia
vendevo fiammiferi dalla capocchia blu
che conservavo nei cassetti blu della cucina
e lasciavo che tutti nella mia cittadina
tirassero sul prezzo.
Facevo colazione coi cereali e la radio accesa,
bevevo l’acqua dai bicchieri.
Avevo un vialetto d’ingresso
dove i fiori sarebbero cresciuti molto bene,
ma non mi andava di piantarne.
Talvolta guidavo un piccolo autobus.
Avevo un fidanzato molto carino.
Tutte le mattine mi preparava i cereali nella ciotola.
Poi ho venduto il fidanzato, il vialetto e il piccolo autobus.
Non vendo più i fiammiferi, preferisco guardare i tramonti.

musica da un’altra stanza

19 febbraio 2022 § Lascia un commento

“Vedi, Doan, sono una persona
che trova un amore e lo occupa
perlopiù illegalmente
e senza un tempo che sia mai determinato
coi miei passaporti irregolari
straripanti dai cassetti
non sarò mai la straniera
quanto la stanziale priva di stanze
se non quelle nelle quali sono invitata.”
 
Lui la chiama moglie perfetta, rimane in ascolto
le accarezza la vita come se fosse l’altro significato
anche quando c’è una risata estesa che la scuote
qualcosa che risale dalle tasche
pigiata nel ballo, clandestina,
lui insiste nel chiamarla moglie perfetta
nel buio che avanza rigurgitando albe
e vorrebbe portare doni ai cartomanti
per farsela destinare sua e legittima
le cuoce una torta leggera
lei ricambia facendogli una dozzina di figli
piccoli come unghie e durevoli assai.
 
La mattina le tende sono aperte alla luce.
Lei va, porta via i figli, gli lascia un paio di calzini.

chomolungma

13 febbraio 2022 § Lascia un commento

È a febbraio che noti l’olio rancido
prestando il fianco al sapore salino
dell’amare, quando tutta la materia cerebrale si arresta e tu
svicolata dalle vie cittadine
ti svesti di un vestito vecchio
che non avresti dovuto mai
mangiare.

chomolungma

10 febbraio 2022 § Lascia un commento

La primavera numera i cinghiali
illumina i concepimenti, li inoltra
in un bosco fitto di ombre.
Non c’è seta perché non scalda
alberga in questa mano una spezia educata
che genera amori
per poi emanciparli.

musica da un’altra stanza

9 febbraio 2022 § Lascia un commento

La lezione degli anni ottanta, gli dice,
la lezione degli anni ottanta
è un trito finissimo di leziosità
e voci incredibili che vi si inserivano
talvolta inservibili, più spesso asservite
un compendio di usi e soprusi
e sto parlando di musica, continua,
questo è ovvio, ma ora mi riallaccio
a questi giorni perduti fra il freddo e il fuoco
fra il sole e le tasche, dove noi ci installiamo
in un qualche punto del percorso del giorno
così, inservibili e asserviti,
finché fra le nostre private mura, corpi vivi
e senzienti, finché fra quelle mura di cui sopra
non deponiamo le lezioni
andiamo verso un oceano
che ancora straripa di stormi.

chomolungma

7 febbraio 2022 § Lascia un commento

Se questa sia archeologia,
e se sia sommaria.
Ma i corpi non subito distinguono
potano le siepi di alloro come da istruzioni
e ne sentono la fragranza
perché così dev’essere.
La necessità arriva dopo,
dopo arriva la scelta.
Nel momento in cui
ci si aggrappa al capo e si trattiene,
lasciando andare,
tutta la filmografia che ha arruffato il pube
e i fitti nastri incisi dalla convinzione
che le cose debbano essere per esistere.
 
Bastano un fuoco, una bufera, e la dispersione del suono.

musica da un’altra stanza

6 febbraio 2022 § Lascia un commento

Il basilico, per esempio, è intoccato da mesi.
Profuma quando sfiorato.
La forza, le prescrizioni assimilate e quindi escluse.
Nel basilico che cresce intoccato
prendendo direzioni sfrontate e solitarie.
Sta diventando una camelia
una bestia felice
non c’è nulla di intensivo nel nostro avanzare
ci guardiamo (mentre la luce alla finestra)
in direzioni differenti
sfrontate e solitarie
senza proclami.
Stiamo diventando camelie
bestie felici.

musica da un’altra stanza

1 febbraio 2022 § Lascia un commento

Lui è al cinema,
Solo lui è al cinema.
La sala vuota, sola, una buia raccolta distesa
di poltroncine
disseminate con ordine e dedizione.
Il riscaldamento è inadeguato, è gennaio,
l’Everest si scala in estate o in inverno?
È irrilevante, stiamo parlando di un uomo e un cinema.
Lui è al cinema da solo, nessun altro nella sala.
Non vi dirò che film danno.
Nemmeno lui ve lo dirà.
In realtà:
è una cosa che non vi riguarda minimamente.
Del perché un uomo si debba trovare da solo
in una sala cinematografica
dove si proietta un lungometraggio
o non si proietta alcunché.
In fondo deve essere magnifico,
e lo è,
andare al cinema da soli.
Senza che diventi una questione da prima pagina.
Comunque, era un film bellissimo.
Da non divulgare.

musica da un’altra stanza

28 gennaio 2022 § Lascia un commento

Se lo dichiari non vale.
Un cancello antico ma d’oro.
L’ho visualizzato, il cancello antico.
Glen Miller e quelle fumate lunghe, in cucina,
la finestra spalancata.
Ma se lo dichiari non vale.
Allora dico, ti dico:
io l’ho vissuto.
Davanti alla finestra spalancata
in febbraio
con quell’aria estremamente pungente e trasognata dell’inverno
nella bellezza
di stare sdraiata sul piano lavoro della cucina
con la finestra spalancata
in pieno inverno
occhi al cielo
con Glen Miller
oppure Dream a little dream of me
e lui c’era
vedendomi
in quei momenti come in nessun altro momento
non essendo ancora allora
un incubo prima di natale, ma:
se lo dichiari non vale.
perché il cancello era antico, ma d’oro.
Ti regalo un’immagine che non ti apparterrà mai
ma la potrai guardare, potrai guardarmi
sempre:
sul piano lavoro
davanti alla finestra spalancata della cucina
pieno inverno
la sigaretta accesa
il cancello da qualche parte
e
se lo dichiariamo,
vale?

Les parapluies de Cherbourg

27 gennaio 2022 § Lascia un commento

1
Avercelo
un bell’operaio in tuta blu
con le dita sporche di grasso di giunto omocinetico
e i riccioli agghindati quanto basta
per controllarmi l’avviamento.
2
Dirsi ti amo
in una qualche banalissima maniera
sotto una pensilina o nei pressi di una pasticceria
sarebbe così perfetto da sconfinare
nel vuoto della noia
eppure darei il dito mignolo
per una cosuccia così adorabile.
3
Forse la felicità mi rende triste
per quanto stupido sia.
4
Un dancing assai sgargiante
dove comunicare ad alta voce, con serenità,
alle amiche
che serve qualcosa alla gioia
la qual cosa è un corpo caldo
e una voce che resista.
5
(Non dovrei ricordarlo
che su queste fondamenta pure solide
nessuno ha mai parlato di futuro
nemmeno un pochino)
6
Quell’abisso imperscrutabile
fra coloro che combattono per ciò che non hanno
e coloro che non combattono per ciò che hanno.
7
Scivolano via
come l’olio
nei piatti
che nessuno ha potuto terminare.
8
Fuori
profili accecanti sulle mura
ascoltano le promesse
fluorescenti come un peccato mai commesso.
9
Quanti strappi si possono tollerare?
10
Ah, il silenzio, il silenzio criminale
maliardo e ingannevole
che ci svena di un gelo senza fuochi
e si estende, si estende come un cancro
con i suoi effetti morali e ormonali e tutti così fisici
da spennarci
da ingravidarci di disastri
soprattutto quando lo impartiamo
soprattutto quando lo subiamo.
11
Fino alla fine del mondo
per non dimenticare.
12
Alla guerra
dove lui è
mentre quell’altra sua parte le lievita
in grembo.
Sull’orlo dell’errore
stazioniamo sempre
specialmente ci depone lì
con leggerezza
la felicità quando esplode.
13
Come fare.
Come, come fare.
Ché la fuori impazza il carnevale
e nessuno risorgerà
sufficientemente presto.
14
(Quindi
dovresti domandarti
cerchi un uomo
o un ombrello?)
15
Perché l’assenza è così dura da sopportare
un pasto povero
che lascia la fame intatta
sale sulle scale e le fa tremare
attraversa i confini solo per rimbalzare indietro
smonta le maniglie
non lascia scampo
taglia col filo di ruggine
e infine ci sbeffeggia, ogni giorno,
spaccando l’ora più vuota.
16
Quindi potrebbero esservi risposte
che è meglio non dare
che dare male.
Quelle risposte
date da un dolore che urla
e che si preferisce zittire
strozzare piano nell’ingombranza del non detto
del non risposto o del mal riposto.
17
Ci sono assenze irrisolte
che determinano le nostre assenze
in un modo o nell’altro
la ripetizione non giova
ma sussiste.
18
Se restassimo presenti
a noi stessi.
Se restassimo presenti.
oh, se:
È bastato
deciderlo.

Diario per i miei amori

11 gennaio 2022 § Lascia un commento

1.
Quante volte per me
l’integrità è stata
andarmene.
Molte meno volte che
restare.
 
2.
In quella guerra così politica che sono
le relazioni
con tutti quei dittatori che scriviamo
nelle cornici abrase
dei profumi indimenticati.
 
3.
Non a tutti lasciamo 
le nostre parole più dure
se non a figli e amanti
cioè quelli
che vengono dalla nostra carne
o della nostra carne vengono.
 
4.
Sentire non basta, dobbiamo sapere.
 
5.
Bicchieri di vino dai delatori.
Un’ostentazione che sa di veleno
che è veleno.
 
6.
L’ostinazione ci salva solo quando
la bellezza non funziona
ma salva solo noi
intorno terra bruciata.
 
7.
Toglimi gli stivali per favore
che abbiamo risalito le mura di ogni potere
per appendervi una manciata di teste fracassate.
 
8.
Non badano alle inclinazioni, ai desideri, al cancro
loro sono sempre gli stessi e uguali da millenni
non odono suppliche
spargono supplizi.
 
9.
Io in cima alla cava di marmo
chiamo
mi si sente
non mi si vede
nessuno giunge.
 
10.
(Bloccherò la mano che mi schiaffeggia
quando sarà la mia?)
 
11.
Se ti deporto
verso l’appiattimento
prima della germinazione,
cosa accadrà?
 
12.
Saloni spogli che sono opere d’arte drammatica
con ossature da balene sventrate
dormitori magrissimi eppure gonfi
come guance
allenate.
 
13.
Ti alienano le vetrate
portandoti un tè caldo
io aggiungo il vino
mentre mangi parole
che nutrono
come suole esperte.
 
14.
Libertà.
Un insulto
sollevando la polvere.
 
15.
La vita dovrebbe essere questo
qualcosa cui non puoi resistere
così tutti i suoi affari
e atti gesti cambi di direzione
qualcosa cui non puoi resistere
non un burattinaio indifferente.
 
16.
Una bestemmia ora
sarebbe entrare in un maestoso giardino d’inverno
con statue scimmie e lanternine
dove il tuo amante non ti ha mai aspettato e mai ti aspetterà
perché non hai amanti
solo amori e dichiarazioni di indipendenza.
 
17.
La depravazione deturpata
del non chiedere e non negare.
 
18.
Quante febbri non scacciano il demonio
di aver perduto o aver subito.
Non c’è lavoro che sistemi o ripaghi
se non girare un film nuovo
dove esiste tutto
anche l’assenza.
 
19.
(Senza parlare dei tempismi
quelle imboscate assassine
che ci inchiodano in momenti completamente errati
fosse anche lo scarto di un giorno)
 
20.
Io
non muoio
in nome di nessuno.