un pezzo d’amore

8 agosto 2021 § 1 Commento

tu sei il corvo del mio cuore
la pentola che sobbolle
il maglione rosso scuro
che serve all’inverno
sei l’inverno, il suono del respiro
l’oscuro blocco del mio desiderio
la pirateria benedetta
che non mi fa solcare mari.

Malina

5 Maggio 2021 § Lascia un commento

1
Sfregi alle pareti
tetti di città ampie
scagliate.
 
2
C’è una confusione
staccata dalle persiane
una mollezza di infissi
l’intonaco
giallo
di nicotina.
 
3
Sguardi così limpidi
chi ne ha più.
Chi ha più un domani
una corrispondenza da sbrigare
uno scrutare votato al sospetto
alla malia.
 
4
Qui e ora.
 
5
i cortili sono un’esagerazione
di voci ombre e vasi in cemento
con rami secchi vuoti di magnolie.
 
6
A volte l’amore
è urtare i marciapiedi
la mano inattesa che ti accompagna
una lingua che non si sa utilizzare
né a parole
né a baci
niente da spiegare
semplicemente
non è affare di altri.
 
7
Le ascelle
frutti di pulsatilla
portati all’arsura cittadina.
La fioritura inattesa del pube.
 
8
Ma sono giochi di ruolo
che seguono regole teatrali
spaziature note
manichini bronzei.
L’urgenza non passa.
 
9
Il cuore resta fuori
da molti affari da cinematografo
dissidente e liquido.
Il pulsare non passa di quanto
si urla.
 
10
La scrittura automatica che
scopa nei palazzi ottocenteschi
piscia sul parquet
salva dell’armatura degli allori.
 
11
Io
per la prossima volta
mi accontento di un pavimento stabile
una caldaia funzionante
un osservatorio astronomico.
 
12
Ti posso dare tutto di me
tranne quello che non ho
e che non posso darti.
 
13
Due gatti in fiamme
un ristorante brutto
l’attacco frontale che la vita impone
imprevedibile
al di fuori degli accordi
contrattuali.
Una tosse che non passa.
La follia che non sa più come prenderci.
 
14
(Come vorrei che tu
fossi il mio manoscritto
con la buona pelle che ti riveste
e ti veste scura
il manoscritto che voglio leggere
e portare per mano
una mappa morsa dai ratti
salva dagli elenchi telefonici)
 
15
Io che non ho mai ottenuto
la radica solenne
degli assi ereditari
né le trapunte.
 
16
La copula straordinaria
nei pressi dei giardini imperiali
un’impellente bisogno
di attraversare senza guardare.
 
17
Lei riaggancia il telefono
con una forza non necessaria
vicina alle mummie
disfatta dalle parole
troppo testuali
prossime all’osso primordiale.
 
18
Sono stanca
sfinita
satura del cinismo satinato dell’amore rotto.
Ho avuto troppi padri morti.
Qua è tutto un concime
senza bulbi.
Ho disdetto svariate camere
strafatto letti.
 
19
(Tu:
agghindata come un prato
tormentata luce di maggio
come sfavilli nelle stanze vuote
come non balbetti il mio nome
come bene sai chiedermi
come
e quando
e cosa
così perbene e spudorata
così assente dai trofei
piena di treni come un bambino
tu, coi tuoi sguardi
pieni di cassettini
e telegrammi da aprire)
 
20
Prende un libro indifferente
sulla caccia
al passo
d’uomo.
 
21
La disperazione è uno sfarzo esagerato
che distoglie
dal respiro
così a lungo
l’abbiamo stretta
sui cuscini
senza chiederle il permesso.
La disperazione
resta nelle camere quiete
finché non abbracciamo
i bambini che siamo stati e che abbiamo fatto.
lasciando respirare le corde vocali
e diamo il primo accenno di danza.
 
22
Passerà,
diciamo, prendendo le protesi
che ci sostituiscono l’agire.
 
23
Quello che resta dell’amore
non si rompe non si corrompe non si arrende
nonostante le sceneggiature
i lutti
le assenze definitive
e le botte solenni del caso.
 
24
La vita è un macellaio esperto di guerre
un postino distratto
una missiva persa, polvere sotto i piedi
una cantilena inintelligibile
un bouquet infuocato
una cicatrice sfocata
un muro imbrattato
un telefono a gettoni
un incendio doloso
un cedimento strutturale
un regno acceso
un accesso inferiore
un eccesso di specchi
un andarsene
senza fine.

Lo strappo

8 aprile 2021 § 1 Commento

Sono nel mezzo.
Sono nel mezzo di una cosa chiamata
vita, abbottonata stretta, pettinata
tirando i capelli e lasciata superare
gli schemi.
Sono nel mezzo di una cosa chiamata vita, sono
non conveniente, sono un peso insostenibile,
sono virulenta e ammaccata, acciaccata, nel mezzo
della vita e dalla vita attaccata.
Sono così abbottonata che ho freddo,
il sangue scorre seguendo vie alternative e non
effettive, sono una poetessa che non può essere poetessa,
sono la cosa che scarta gli agi, le scorciatoie, i concimi.
Sono incolta e invasa da sterpaglie.
Sono abbottonata e scartata nel mezzo della vita e cresco storta
forte ma storta
mentre cresco la figlia dritta e sono ancora più storta
e amorevolmente ripiegata su di lei, la figlia, per la quale
predispongo cose non abbottonate, percorsi non obbligati.
Sono nel mezzo della vita e sovrana di una stagione apolide
regolata da regole in costante divenire
interfacciata a sistemi sperimentali e quasi obsoleti
slacciata e abbottonata, sono nel mezzo, sono prossima e
trapassata, sono nel mezzo, nonostante la
vita.

smarcatura in tre punti

20 marzo 2021 § 1 Commento

1
cos’è il pensiero?
cos’è il destino?
hai avuto figli?
sei troppo vecchia, avrà pensato
coi cappotti appesi in ordine
la convulsione dei dispositivi elettronici
in quella strada così dissestata fra lo specchio e la vulva.
 
2
si corica senza spostare il corpo
fra il dì e la notte
passa i giorni a secco come fossero
condonabili minuti di pausa
noi lo avevamo, lo avevamo negli occhi.
in seguito abbiamo ordinato i cassetti
le messe a fuoco
i sussulti corali.
c’è chi amputa per noia.
io stavo contro i muri.
tutti noi stavamo contro i muri.
3
nel mutismo eccellente che è l’evitare accuratamente di.
quelle aspettative che mutano anche solo in coerenza.
quei passi in fallo così esaltanti adesso dopo la.
quei vestitini ora che.
questa cura appresa dai calcinacci.
solitudine costruita a fatica e catalogata.
(il ritorno numerato e archiviato.)

recessi

1 marzo 2021 § Lascia un commento

c’è questa distorsione nell’aria
via vai incessante di elicotteri.
 
quante domande ti farei
cosa portano
dove vanno
chissà se ti annoi
e quei due, cosa mai hanno avuto a spartire.
 
qua le cose muovono avanti
aggrappandosi al ghiaccio
non scivolano affatto
sembrano un’ombra.

recessi

17 dicembre 2020 § Lascia un commento

gli scaffali le misure le visure
un quarto di bue poggiato sul pavimento
i tessuti il broccato la spina appuntita
conficcata in quelle parti molli del corpo
che non si danno pace
il pube che spinge perfora la terra
e lui che di notte la prende
come una preghiera sottesa
alle tende alle piastrelle all’intimo piegato e
riposto.
 
il corteo che si fa breve e precede.
i tragitti meccanici impossibili a sfaldarsi.
loro, in procinto di qualcosa che è tutto e nulla.

recessi

23 novembre 2020 § Lascia un commento

l’amore è una megalopoli
un quark
una pietra
così nitida da non toccare terra

neppure quando la terra la ricopre

un pezzo d’amore

7 ottobre 2020 § Lascia un commento

tu, mio cuore nero
preziosissimo sacrilegio
senza cappotto né scarpe né impiccio
mentre ti tocco attraverso gli oceani
e l’isola galleggia, alla deriva
nella mia bocca.

Jack&Jack

7 ottobre 2020 § Lascia un commento

la prendono i cori, i legni, le gonne al ginocchio
o lui che le dice
ho la barba lunga, la devo tagliare
il prezzo del radicchio
il fatto che l’età prenda sopravvento
ma con gentilezza, o invadendole piano le cosce
come qualcosa di così familiare, ecco,
che precede l’incanto
che disperde l’affettazione di quei momenti in cui
la domanda non corrisponde all’intento e l’intento
non chiede
così la prendono i cori
anche senza giungere a quel rapimento cinematografico
che ragionevolmente
si attenderebbe
da un coro.

cortometraggio

28 settembre 2020 § Lascia un commento

casta diva cantano i sottotitoli
e lei si attiene a un copione di disappunto
coi veli
e i seni interi
 
dove lui la raggiunge su un piano
parallelo, appena intravisto
 
senza scarpe
 
quasi fosse un aeroporto, un luogo
casuale dove l’amore si spezza
particolato
e lei lo attraversa
non indenne

ridondanze

25 settembre 2020 § 3 commenti

tardi, presto, perché trema il seno
contro la tenda di settembre, mobile,
regolamentato e trasgredente, il
suo nome come quantità di foglie
che il selciato sopporta:
nella solidità del legno che sostiene
i polsi ci raccontiamo un tempo
selvatico e senza malattie
dove curarci il puro fatto di
esistere.

ridondanze

11 settembre 2020 § Lascia un commento

difformi, ignari, uno specchio conforme
e piuttosto elementare, mentre corrono
corrono verso gli specchi modulati delle
fontane, dei pianti, dei quadri desolati
coi quali abbiamo apparecchiato questi
anni, questi rapporti alterni, colonnati,
stilita io e la mia razza affamata, quattrini,
ancora specchi, l’assenza che insulta e
incede, la variabile assunta, crescere,
modulare, riquadri, servire, la cucina
affrescata e ignara, un natale appassito,
settembre.
 
postumi.

ridondanze

9 settembre 2020 § 1 Commento

c’è un fiordo che non ci si stacca
di dosso, e il veleggiare da tempo esaurito –
il vulcano esausto, le glaciazioni prossime, 
i petali di neve. dove poggio il piede 
voragini e crepacci. il mondo uccide.
stanno morendo le cose, i sassi, i baci.
i figli sono cose immense che ci esplodono
fra le mani, davanti, lontanissimi dai nostri 
corpi. cosa stiamo facendo. abbeverandoci 
ma senza sete. e la malattia nei caratteri
incerti, puramente rappresentativi.
ma di cosa. quando tira un vento forte 
e noi non conosciamo il significato di
affondare. ma vivi. clinicamente 
vivi.

alveo

23 agosto 2020 § Lascia un commento

ah, pëtr, bicchieri,
come transitano per le sale sovraffollate
spostando minima aria,
le pietre levigate dello sgomento,
gridare verso il lastrico,
prendersi per mano di nascosto
e nei momenti di maggior affluenza,
salutarsi per nome e per nome
richiamare l’attenzione,
pacatamente, una mano sul seno,
fissamente negli occhi,
lo slabbramento del cuore promulgato
e rispettato pedissequamente,
e infine sentirsi dire
ti porto a bere una birra
è l’unica vita che ho

un pezzo d’amore

9 agosto 2020 § Lascia un commento

con la musica che sale e scende gli inverni
portandoci su strade incompatibili
i violini che tagliano la carne delle mani:
tu riaffiori da un antro pulitissimo
dove il suono spazza e rade
e insieme seguiamo un corridoio che ci conduce
alla fine del tempo, dove siamo, dove
esistere è un dettaglio trascurabile,
dove la polvere si deposita
sui seni così roventi dell’amore,
ridisegnandoli di una parola nuova,
piccolissima, mai detta.

un pezzo d’amore

17 luglio 2020 § Lascia un commento

è una camera fedele
lei che si spoglia come un muro
e lui che le ama l’intonaco come se il freddo
non esistesse.

sinan

15 luglio 2020 § Lascia un commento

si incontrano sovente
nei pressi della gestazione
lui le prende la mano con decisione
mettendosela in bocca
come il pane che accresce i corpi e li intreccia e li fermenta

con quei buchi nel collo dove ordinare
successivamente
i cuori insperati

dove gli amanti alloggiano supini
pallidi e masticati dall’estate
arati e vangati e gonfi di frutti

come i bambini increati e puri che parlano loro
dalle screpolature dei muri
e lui le dice, dopo un lungo silenzio:
non dire niente, siamo la quinta stagione.

sinàn

27 giugno 2020 § 1 Commento

io credo che sinàn verrà.

sento un rumore sulle scale
dev’essere lui
forse non sa accendere la luce
non sa a che piano abito
e non riesce ad aprire la porta.

se qualcuno bussa
dev’essere sinàn
andrò io ad aprirgli
lo saluterò
lo farò entrare in casa
gli dirò
che bello
dopo tutto questo tempo
sei venuto da me.

14 giugno 2020 § Lascia un commento

assalgono, le veroniche, come l’umidità
in una domenica pomeriggio
deste sul levare di una musica eccellente
pronte a spiccare il volo
dalle balaustre
dei corpi massacrati dall’amore
e cianciano, cianciano come ventenni integre
svolazzando nel colmo
di un giugno incondonabile.

alveo

7 giugno 2020 § Lascia un commento

se senti è qualcosa che accade
un fischio smagato eppure giunto
a destinazione
la fermata successiva, la pensilina
i bagagli in accumulo perenne e mai
smossi dal transito, dove si appartano,
nei sottopassaggi dormienti, a comporre
gli stadi evolutivi del cuore.

un pezzo d’amore

7 giugno 2020 § 2 commenti

questa rapidità
questo inedito esistere non sceneggiabile
questo stare su scale buie
fra colonne rossastre che reggono piani giustapposti
questo giacere dal centro fin oltre i confini
dove le mani giungono, attraversando
i piani giustapposti
questa antologia dagli ineccepibili frantumi
che componiamo
nel precipitare degli aerei
questo amore predetto e risolto.

alveo

26 Maggio 2020 § Lascia un commento

qualcosa ti schiarisce le palpebre e non è
un aeroplano, una mulattiera, un disk jockey
quanto piuttosto un fraseggiare tenue
che ti apre da dentro, un quadro dipinto
senza scopo alcuno, una qualche cornice
applicante luce a quella finestra sbarrata,
così incondivisibile, così piena di trasmettitori,
così impavida e recintata, che è l’occhio.

alveo

25 Maggio 2020 § Lascia un commento

molti occhi attenti, lo scrutare,
blocchi di arenaria come un allarme
quieto, disperatissimo. ci sono
ghiacci così incongrui da formare un
universo che non visto non si scioglie,
mentre l’allarme cessa: e cessiamo
di udire il tempo.

sinan

23 Maggio 2020 § Lascia un commento

siamo due perdenti che tutto hanno
ottenuto, col vociare che assale le finestre
impolverate e l’ansia di saperlo, mentre piove
piove sulle braccia degli alberi che ci piantano
strada nella disparità dei minuti, e qualcosa
ci ammala che nessuno ci ha dato.

Jack&Jack

22 Maggio 2020 § 2 commenti

un giorno ti porterò al mare in riviera adriatica
sulla spiaggia attrezzata, ti spoglierò viva
pensandoti sugli scogli artificiali che
ostacolano la corrente, ti farò un divano
sugli scalini delle cattedrali mai ristrutturate
di tutte quelle poche città che ho amato
alla follia e riamerei ogni giorno, ti leggerò
le storielle di rodari con la gatta che mi fa le
fusa sui piedi, ti farò le conserve, i dipinti
riprodotti coi numerini, le riserve di caccia
delle donne che escono con le amiche
il sabato sera, ti racconterò di quante volte
ogni sera mi innamoro per cinque secondi
mentre lavoro, e mi si scioglie il cuore di
tenerezza mentre tengo le gambe molto strette
passando da una sala a una cantina, e lì
mi fermo un istante, a immaginare queste vite
che ho e che non sono la mia, mentre ti porto
al mare, in città, in questo versificare sempre
uguale che scriviamo diversi e specchiati,
mentre ci litighiamo un giorno.

Lo strappo

14 Maggio 2020 § 5 commenti

Io sono dodici
la bambina senza prodigio
il combattimento muto.
Fammi luce nel libro,
piccola lanterna degli anni:
fammi luce pulita.
-Chi ti manda?-
Il prodigio.
Nelle scatole allineate
che non contengono nulla.

Jack&Jack

13 Maggio 2020 § Lascia un commento

Eppure piaci di più in disordine.
Quando vai a comprare le armi.
Non ti sei pettinata né hai ravviato i capelli con le mani.
Poi c’è un libro che parla di un drago e io lo installerò in un’isola.
La sporta, il denaro, un’indifferente rumore nell’aria.
Prende gli occhiali, legge con calma.
Ma la testa è altrove e in disordine.
Così si avviano le estati, sull’orlo di una primavera inesaudita.
Quartetti d’archi.
Nel freddo docile e miagolante dei pomeriggi.
Prendiamo un treno, scenderemo in una stazione a caso.
La tazza di tè bollente.
Faccende da sbrigare in ogni camera.
È un delitto continuo ma chi lo sa senza cadaveri.
Perché piaci di più in disordine.

alveo

11 Maggio 2020 § Lascia un commento

se avesse senso correre
una ferita sulla fronte, un ufo, un
setacciare farina
il restare strade parallele
avere in mano una frusta rotta

fumare una sigaretta, un’altra, un’altra
ancora, considerare gli uomini folli
il narcisismo un’altra volta

se esistere fosse
un contratto scritto male
senza benefici
a parte il contratto in sé.

Jack&Jack

10 Maggio 2020 § Lascia un commento

Sussurrava non copiarmi, se questa strada che io
ho corso, se questa strada l’ho tracciata e messa
sugli atlanti dove ha nome altrove, se non ho
alternativa e ancora la percorro, quando vado a lavorare,
quando si toccano le mani che non sai così
insieme, mentre loro leggono gli stessi libri,
vedono gli stessi film, senza accedere ai piani
superiori, dove piove e noi dormiamo in un letto
senza precedenti, molto collaudato.

un pezzo d’amore

6 Maggio 2020 § Lascia un commento

la sparizione delle pagine di cronaca
e tu, mio piccolo terreno in pendenza,
seminato con molto amore senza badare
ai calendari, dove germogliano case
impossibili, nell’intervista dei giorni a
dichiarare: era mattina presto, udimmo
tutti un suono acuto, un allarme
pretestuoso.