Alveo

4 aprile 2020 § Lascia un commento

Perché sparire
come un colpo di pistola mai tirato
perché dimorare nella rogna
inconsistente di una verità indissolubile
e impronunciata
perché appartenere
se il nome era disastro, dissoluzione,
amore,
e l’ho già portato.

Cratere d’impatto

2 aprile 2020 § Lascia un commento

invece il mattino ha colore miele di castagno
e si abbandona ai lati delle finestre come
un’adolescente nelle mattine di agosto
spostandosi piano i vestiti del pensiero –
tu sei lontana anni luce, sei in un bosco fitto
dove non c’è vita, sei fintamente dolente e
lacerata nella bocca, con i vestiti nuovi e buoni,
il telefono rotto, i tacchi consumati, sei in una
galassia dove chi ama non è mai stato che
perduto.

Lo strappo

1 aprile 2020 § Lascia un commento

È una conflagrazione
una priorità
un lupo
qualcosa di cui prendersi cura
un angelo osceno
esiliato dagli affari del corpo

La protezione che non serve l’esistenza

Cerchiamo la quiete nel caos:
E tutto crollò verso il cielo.

cratere d’impatto

31 marzo 2020 § Lascia un commento

musica suonata al contrario
muri dove l’umidità fiorisce sotto il legno
tu sterrata
come gli inverni indecisi
che durano e perdurano senza chiamarsi inverni –

nel mentre dolori inesumati.
il nutrirsi automatico
con troppi vestiti addosso.

Lo strappo

25 marzo 2020 § Lascia un commento

Come a dire che
un commiato è amare, e io, che non volevo
salutare nessuno,
chiusa nel ventre opaco del drago, attendevo
una notizia nervosa e diretta
un aggiornamento instabile
nella cautela delle attese.

cratere d’impatto

25 marzo 2020 § 2 commenti

come i vetri che ho mangiato
le cento, mille piogge severe
talvolta solo indecise
la costanza dell’imprecisione
il grilletto del cibo
(ecce panis angelorum)
le mie viscere percosse
e tu, tu eri una voce.

cratere d’impatto

24 marzo 2020 § Lascia un commento

perché, tesoro mio, da quindici anni non sono più in grado
di ascoltare musica che non sia classica o già nota
pena tornare all’indecisione, alla derisione romanzesca
che era lo stare spennata e accovacciata su una sedia
scandagliando archivi e greche decorative
dove una voce faceva ramo, una chitarra acustica piuma
ma il nido era sfatto come i letti, non sapevo cacciare o riposare,
ero piuttosto casuale, nel pensiero di te lontana che, ora riconosco,
non esisteva, non era affatto pensato.