l’uso era quello di spillare nuovi elementi verbali da ogni vecchio edificio.
così s’inoltravano, palpitanti, incauti, negli stomaci disadattati delle costruzioni,
ne palpavano le funzioni, ne accarezzavano il disuso, ringraziavano
quegli uomini che dimenticano case, piccole colonie, fabbriche
come portachiavi posseduti in un solo pomeriggio d’estate, anni fa.







29 Aprile 2008 a 7:01 am
…che i geni poi hanno lasciato pali della luce senza fili
sulla montagna.
tonino
6 Maggio 2008 a 11:42 am
che bella.
10 Maggio 2008 a 7:41 pm
(sempre) sì ma non (solo) a questo (e ciao)
7 Febbraio 2009 a 6:01 pm
Questa non mi è chiarissima, ma accarezzare il disuso delle cose, mi ha emozionato. Si sente la luce fioca, la polvere, la storia.