una lunga camicia da notte a fiori.
una corda.
le venature delle mani.
nessuno saprebbe stabilire quando ho iniziato.
nessuno potrebbe stabilire se mai ho finito.

ora dovresti portarmi un libro.
poi un altro.
poi ancora uno.
portare libri ininterrottamente.
fino a murarmi fra due pagine ugualmente usurate.

e io troppo a lungo ho pensato.
sottratto tempo al tempo degli oggetti
il letto mi è andato in frantumi sotto al sogno più lungo.

ma io non mi amo.
io mi arrangio con quello che posso.
nel gas denso delle 8 di mattina scaldo il latte.
preparo una colazione che puntualmente dimentico di consumare.
poi succede questa cosa.
una mattina mi dimentico di preparare la colazione.
quando me ne accorgo è troppo tardi.
dove ho sbagliato, qualcuno me lo sa dire?

lui risponde non posso farci niente.
gli dice bravo continua pure per la tua strada tanto non importa dove andremo a parare.
lui risponde vedi che urlo come un cane e sono condannato per tutta la vita.
gli dice smettiamola almeno di lavarci se le cose stanno così.
ecco lui risponde.






