Le tue due case,
e in mezzo un fiume,
e sul fiume il ghiaccio;
(noi che corriamo fino al limite del ghiaccio,
dove l’acqua si fa invadente,
solo per dirci il capriccio di un bacio);
la casa a sinistra è quella che adesso,
la casa a destra è quella che prima,
il fiume poco dopo il ghiaccio semplicemente non c’è più;
nella casa che adesso tutti quelli
che sono venuti prima di te, come vivi anche se morti,
prestano molta attenzione al ghiaccio sul fiume;
nella casa che prima tutti quelli
che sono venuti prima di te, come morti anche se vivi,
prestano molta attenzione al fango presso il fiume;
(noi, dicevo, attraversiamo il fiume e
il ghiaccio e
il fango
a volte per dirci il capriccio di un bacio o
scostare le tende da un quadro o
vedere certi prati giallastri e le città che prima);
nella casa che adesso una festa ininterrotta
come un natale, un matrimonio, un ferragosto
tuo zio e tuo padre e quanti altri di conseguenza;
nella casa che prima tuo fratello a sette, nove, forse otto anni
un ritratto di famiglia con un fantasma di pregio
tutti i tuoi libri di quando eri ragazzo;
questo per spiegare come, a un certo punto,
corriamo in cima al ghiaccio,
proprio per quel capriccio di un bacio
e dalla casa di adesso ci urlano di stare attenti,
il ghiaccio risucchiato piano nell’acqua e
possiamo solo passare il fango fino alla casa di prima;
così entriamo nelle stanze alte scrostate verdi o rosse o
tappezzate, passiamo il quadro e i libri come un film
gentile, visto una mattina;
dalle pareti agli stipiti ai vecchi mobili tarlati;
poi tuo padre, tuo fratello (sette, nove, otto anni),
i tuoi figli di pochi anni.
(le case, l’acqua, quelli che sono venuti prima
e ogni cosa. il mio sogno inconcluso languisce
noi ci teniamo ancora per mano.)
(poi dice.
che noi non abbiamo età
se non per essere visti.)






